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Allarme della Corte dei Conti: tasse troppo alte e burocrazia costosa


08/02/2021

di Artemisia


Tasse troppo alte, burocrazia eccessiva che rappresenta un costo e come conseguenza una propensione all’evasione elevata. E’ la fotografia scattata dalla Corte dei Conti che come l’Ufficio parlamentare di bilancio, mette ai raggi x alcuni problemi atavici del sistema fiscale. 
Ciò che merge in modo macroscopico è l'eccessivo peso dell'Irpef sui redditi medi. "I redditi compresi tra 28 e 55 mila euro sono eccessivamente gravati dall'Irpef, ed è quindi necessario procedere ad una riduzione dell'onere fiscale su tale fascia di reddito", ha detto il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino in audizione alla commissione Finanze della Camera. "Al balzo piuttosto sostenuto dell'aliquota marginale dal 27 al 38%" si associa, ha detto, che "le detrazioni per lavoro dipendente hanno profilo decrescente fino ad azzerarsi". Per "risolvere questa distorsione, sarebbe sufficiente riconsiderare il ruolo delle detrazioni, rimodulandole, recuperando la loro funzione di garantire un'adeguata misurazione della capacità contributiva”. 
L’alta tassazione spinge all’evasione. Carlino ha spiegato che la propensione all’evasione "in ambito Irpef è stata pari, nel 2018 al 2,8% per i redditi da lavoro dipendente (4,4 miliardi di euro) e al 67,6% per i redditi da lavoro autonomo e di impresa (32,7 miliardi di euro)". Questo divario "tra gettito teorico ed effettivo (tax gap) per diverse categorie di reddito, anche se non completamente ascrivibile a evasione, appare più ampio nel caso dei redditi di lavoro autonomo che non in quello dei redditi da lavoro dipendente”. 
Carlino ha quindi sollecitato la semplificazione della burocrazia e ha sottolineato che la complessità dell'attuale normativa fiscale "determina un aumento dei costi sopportati dal contribuente per l'adempimento. Basti pensare che le istruzioni della più semplice delle dichiarazioni, il 730, superano le 130 pagine. Nonostante la versione precompilata, la stragrande maggioranza dei contribuenti, anche di istruzione elevata, è costretta a ricorrere a un professionista”. 
Il presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, ha invece messo in evidenza l’insufficienza delle risorse per la riforma fiscale. "Ad oggi - ha spiegato in Commissione Finanze - le risorse stanziate per la riforma, per il triennio 2021-2023 sono 8 miliardi per il 2022 e 7 miliardi per il 2023, ma una quota di 5/6 miliardi è destinata all'assegno unico per i figli, Quindi di fatto per la riforma vera e propria, sanando le numerose criticità e discriminazioni, ne restano solo 2/3 miliardi per il 2022 e altrettanti per il 2023”. Secondo una simulazione, con la rimodulazione delle detrazioni, delle aliquote e degli scaglioni è possibile un beneficio medio da 365 euro.

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