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Ansia e tensione, rabbia ed empatia nel complicato rapporto fra due donne

Dalla penna di Jess Ryder un coinvolgente thriller psicologico. Tanto di cappello anche per la prima volta di Antonino Genovese, di professione anestesista e rianimatore


06/04/2020

di Mauro Castelli


L’abbiamo imparata conoscere, l’inglese Jess Ryder, lo scorso anno quando la Newton Compton aveva dato alle stampe La ex moglie, un thriller psicologico dove trovano spazio “due donne vittime di un uomo all’apparenza perfetto, che in realtà è egoista e spietato, opportunista e crudele. E loro, pur essendo acerrime nemiche, alla fine decideranno di coalizzarsi per combatterlo”. Un lavoro cupo quanto misterioso capace di catturare il lettore dalla prima all’ultima pagina. 
Qualità narrative che tengono banco anche, sempre per i tipi della Newton, ne I segreti di Westhill House (pagg. 332, euro 9,90, traduzione di Serena Tardioli), un lavoro a sua volta dedicato a “tutte coloro che sono sopravvissute alle violenze domestiche”. 
Jess Ryder, si diceva, nom de plume della scrittrice e sceneggiatrice Jean Page, con il quale ha firmato diversi libri dedicati ai bambini e agli adolescenti. “Ma quando ho deciso di voltare pagina - tiene a precisare - non mi era sembrato giusto mischiare il sacro con il profano a fronte di una domanda: come potrebbe, ad esempio, chi ha scritto Dog on a Broomstick (storia di una strega e di uno strano cane) essere la stessa persona che tratta il Male che si annida in famiglia?”. 
Una strada nuova che avrebbe percorso alla garibaldina, arrivando sugli scaffali, in rapida successione, prima con Lie to Me e poi con The Good Sister, romanzi seguiti a ruota dai citati La ex moglie e appunto I segreti di Wethill House. “Storie che per me - tiene a precisare questa signora sessantenne o poco più - hanno rappresentato una specie di ripartenza, un voltare pagina verso nuove destinazioni, affondando la penna nelle devianze e nei misteri della mente umana”. 
Risultato? Un poker di lavori psicologici capaci di mettere fuori pista il lettore attraverso un coagulo di falsi indizi e fuorvianti verità, giocando su dettagli soltanto in apparenza insignificanti e che invece nascondo ben altro. 
Ma veniamo al dunque: The Dream House - questo il titolo originale del libro che stiamo proponendo - ha preso ispirazione “dalla ricerca personale di una abitazione e dalla visita di una casa che si trovava proprio di fronte a un rifugio per donne. E visto che da tempo risulto interessata al problema degli abusi domestici, fare due più due e trasformare alcuni pensieri in una storia è stato un niente. Fermo restando che ho voluto affrontare il tema della violenza sulle donne senza cadere nella trappola del brivido gratuito, quindi ho cercato di evitare l’indice puntato sulla violenza fisica. Anche se non ho potuto evitarlo del tutto”. 
A tenere la scena sono due donne, che per certi versi rappresentano l’una il passato prossimo (Kay, una figura forte ma non certo ricca di autostima, intenzionata a cambiare lavoro; lei che era caduta nella trappola di un uomo bellissimo che l’aveva messa incinta quando aveva soltanto quindici anni. Tenendosi peraltro la bambina, ma guadagnandosi i velenosi rimbrotti della madre: “Sei merce avariata, deteriorata”) e l’altra il presente. Ovvero Stella, che nel bel mezzo di un periodo di crisi decide di acquistare una casa vittoriana quasi in rovina. Una casa che però la incanta a prima vista. Vale a dire Westhill House, collocata in una posizione mozzafiato a strapiombo sul mare. 
Così ecco Stella raccontarsi in prima persona: “Ho capito che io e Jack avremmo potuto vivere lì per sempre. Ero certa che con un po’ d’impegno sarei riuscita a riportarla all’antico splendore, e ristrutturandola avrei potuto aggiustare anche le cose tra me e Jack. Lui, però, è troppo preso dal suo lavoro… Se non fosse per Lori sarei già crollata”. 
Ma chi è Lori? Una compagna di viaggio “venuta a casa mia in cerca d’aiuto e di un posto sicuro in cui rifugiarsi, ma adesso sono io ad avere bisogno di lei. Mi dà una mano, mi tiene compagnia e insieme, poco alla volta, stiamo scoprendo i segreti di Westhill House. Come i disegni infantili coperti dalla carta da parati o gli appunti nascosti sotto le assi del pavimento. Ho però il sospetto che Lori sappia molto più di quello che dice… La domanda è: perché?”. 
Risultato? Un thriller che - all’insegna della semplicità narrativa - cattura, intriga e suscita emozioni contrastanti. Così si va dall’ansia alla tensione, dalla rabbia all’empatia. A fronte di personaggi ben tratteggiati, capaci di catturare l’immaginario del lettore. 
Per la cronaca Jess Ryder, o Jan Page che dir si voglia, può contare in quel di Londra - per quel che si sa - su una “meravigliosa famiglia”: il marito David, i suoi genitori e sua suocera, i suoi figli e i loro compagni. E sotto il Big-Bang si è proposta anche come cofondatrice di una società di produzione indipendente specializzata nel settore dei bambini. Lei che si definisce curiosa e ficcanaso, oltre ad assicurare che l’immaginazione è un muscolo che va allenato. “E se mi capita - tiene a precisare - di affondare nel buio narrativo, non mi arrendo. Scrivo comunque qualche riga: il giorno dopo tutto sarà meno scoraggiante”.

Un’altra buona lettura è legata alla penna del trentaseienne siciliano Antonino Genovese, di professione anestesista, rianimatore e algologo, al quale - visti i tempi che corrono - va tutto il nostro sostegno, la nostra stima e la nostra ammirazione. Un autore al suo debutto nella narrativa di settore, ma che si è già fatto onore nel settore dei libri per ragazzi, al quale si era avvicinato nel 2007 pubblicando Il Principe Marrone, seguito da Il Dottor Maus e il settimo piano
Quindi sarebbe stata la volta della serie Il Nonno è un pirata! (Il diadema, la lancia e l’uncino nonché Il Guardiano del tempo), due lavori ispirati dalla figura di suo nonno Turi, il quale, come tutti i vecchi, si portava dietro “la saggezza di chi conosce il mondo”. Che altro? Oltre a proporsi come direttore artistico del Gioiosa Book Festival e a dare voce a numerosi racconti, Genovese si sarebbe guadagnato un certo numero di riconoscimenti, vincendo ad esempio il concorso “Racconti Corsari” presieduto da Bruno Gambarotta, il quarto concorso letterario M. Pietrini, ma anche classificandosi secondo - lo scorso anno - al premio “Tutti i sapori del giallo” organizzato in collaborazione con Il Giallo Mondadori.
E appunto con un noir a sfondo sociale eccolo arrivare sugli scaffali con il maresciallo Gianluca Mariangelo, personaggio che aveva fatto debuttare nel racconto online, scaricabile a titolo gratuito, La promessa del maresciallo. Stiamo parlando di Scirocco e zagara (Fratelli Frilli, pagg. 174, euro 12,90), ambientato in una cittadina in provincia di Messina dove, mentre sta arrivando l’estate, incontriamo il nostro investigatore alle prese con il cadavere di padre Giovanni Rossi, un prete intrallazzone noto per i suoi affari con la malavita locale, l’accoglienza dei migranti e i progetti benefici (ad esempio voleva costruire un ospedale in Guatemala, e per questo stava organizzando una raccolta fondi), trovato a pancia in giù nella piscina della sua lussuosa villa (come avesse fatto ad arrivare a tanto nessuno lo sapeva). E in questa splendida dimora peraltro viveva da solo, salvo contare sul servizio notturno di un metronotte dalla sbornia facile, Bruno Oliva, che aveva assunto come guardiano per far contenta la sorella che lo aveva supplicato di dargli un lavoro visto che era rimasto a spasso.  
Mentre le alte sfere ecclesiastiche chiedono una rapida risoluzione del caso, il maresciallo Mariangelo (da sempre allergico ai cadaveri, che lo portavano a conati di vomito a ripetizione) e il brigadiere capo Fabio Fascia, ferma restando la poco gradita presenza di Rosamaria Sbarbato, “il magistrato più preciso, puntiglioso e arcigno con cui il nostro protagonista avesse avuto modo di lavorare”, si faranno largo tra prostituzione, mafia, traffico di migranti e un progetto di accoglienza per orfani. 
Finiranno così “in una fiaba nera come la notte, un inferno dal quale non vi è uscita e le nefandezze umane sono lame nel costato dei giusti. Un luogo dove nell’oscurità del crepuscolo le acque del lago si increspano. Dove una sirena, catturata nelle reti di un pescatore, è costretta a vivere, mentre un mostro a sei zampe la osserva, pronto a stringerla nella sua morsa”. Ed è proprio questo mostro a stuzzicare la voglia di giustizia di Mariangelo. 
Così, sullo sfondo della città di Barcellona Pozzo di Gotto, tra i sapori di una Sicilia che profuma di zagare e granite, “Gianluca dovrà sfidare la sua angoscia per il mare e salvare quel che resta (le litigate sono all’ordine del giorno) del suo matrimonio con Giuseppina, desiderosa di un figlio e di vivere nella sua città natale, ovvero Lipari”. Ed è proprio nel mare della paura che si potrebbe nascondere la soluzione del mistero legato alla prima indagine del nostro maresciallo. 
In sintesi: un lavoro nato da una buona idea, che si legge che è un piacere, che non manca di intrigare attraverso personaggi che sembrano scolpiti con l’accetta, ma che si insinuano, quasi senza darlo a vedere, nell’immaginario del lettore capace di vedere oltre le apparenze.  

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