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Benedetto XVI: il Papa, la Chiesa cattolica e il suo tempo

Grazie a nuove ricerche, testimonianze e interviste, Peter Seewald gli ha dedicato una monumentale biografia che ci permette di conoscerlo meglio


23/11/2020

di Giambattista Pepi


“Il mio intento di fondo è sempre stato quello di liberare dalle incrostazioni il vero nocciolo della fede, restituendogli energia e dinamismo. Questo impulso è la vera costante della mia vita”. Così Benedetto XVI, in quelle rare occasioni in cui lui - così pudico e restio a parlare di sé - riassume con semplicità l’alto ministero di Pastore della Chiesa Cattolica, che il conclave, ponendolo sul soglio di Pietro, gli affidò il 19 aprile 2005. 
Otto anni appena di un pontificato a ogni modo intenso e significativo durante i quali Joseph Ratzinger, il Papa tedesco, ha lasciato un’impronta del suo passaggio: dalle riforme della Curia alla modifica delle norme sul conclave e all’ermeneutica della continuità della tradizione in materia di dottrina e di fede da parte della Chiesa. Questo in armonia con le tesi e le conclusioni del Concilio Vaticano II e non in contrapposizione con esso al recupero di aspetti della liturgia e della tradizione (ad esempio la possibilità riconosciuta ad ogni sacerdote, sia pure entro precisi limiti, di poter recitare la Messa secondo il Messale Romano), alla lotta contro la pedofilia (su tutti lo scandalo della pedofilia che colpì la Chiesa irlandese con la pubblicazione dei rapporti Ryan e Murphy, che denunciavano numerosi casi di abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti e religiosi dagli anni Trenta fino agli anni 2000 e il tentativo di insabbiamento da parte della Chiesa locale). 
Ma nello svolgimento del ministero pietrino, ha però incontrato pietre d’inciampo: le controversie e le polemiche suscitate dal suo pensiero. La lezione pronunciata a Ratibona (2006) che ha fatto infuriare i musulmani, la controversia sull’inviato a parlare all’Università La Sapienza di Roma (2008), quella sulla remissione della scomunica al vescovo Richard Williamson (e ad altri tre) della Fraternità San Pio X (2009), accusato di essere negazionista della Shoah, le critiche sulle dichiarazioni in materia di AIDS (2009) e sul relativismo (2005). 
Poi, quando si rese conto che le forze fisiche lo stavano lasciando e non sarebbe più stato in grado di rendere testimonianza alla Verità e guidare la Chiesa Cattolica, il gesto che non ti saresti aspettato: le dimissioni. Improvvise e inattese, sebbene non uniche nella lunga storia della Chiesa (è stato l’ottavo pontefice a rinunciare al ministero petrino se si considerano unicamente i casi dei Papi Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V, e Gregorio XII, di cui si hanno fonti storiche certe o molto attendibili). 
Un atto di coraggio e di umiltà, quello compiuto dal Papa emerito, in un periodo tormentato e difficile caratterizzato da profondi mutamenti nel mondo (dalla secolarizzazione alla globalizzazione) che si ripercuotono inevitabilmente sull’identità e sul ruolo dei cristiani e del Cristianesimo nel mondo contemporaneo. 
Ma chi è Josef Ratzinger? Quale sarà il suo vero lascito nella Chiesa Cattolica? Quale impronta le azioni, il pensiero e la testimonianza di Papa Benedetto XVI lasceranno nell’animo e nel cuore dei cristiani? 
Grazie a nuove ricerche, testimonianze e interviste inedite Peter Seewald, nel libro Benedetto XVI. Una vita (Garzanti, pagg. 1246, euro 40,00 tradotto da Giuliana Mancuso, Monica Manzella e Paola Rumi) offre in una monumentale biografia il ritratto definitivo e mostra l’immagine vivida e autentica dell’uomo che, con il suo pensiero e le sue azioni, ha profondamente mutato il rapporto tra la Chiesa e i suoi fedeli. 
L’autore - scrittore e giornalista tedesco, ha scritto per lo Spiegel, lo Stern e la Süddeutsche Zeitung, che vive e lavora a Monaco di Baviera e ha fera l’’altro scritto Sale della terra, Dio e il mondoLuce dal mondo Ultime conversazioni, tutti dedicati al Papa emerito - ha accompagnato Josef Ratzinger per oltre venticinque anni: come giornalista, scrittore e confidente, stabilendo con lui una relazione speciale. Oggi può così raccontare, avendo avuto accesso a materiali esclusivi, gli anni dell’infanzia e della formazione del futuro pontefice, dell’insegnamento universitario e del Concilio Vaticano II, fino ai momenti decisivi del conclave che lo ha eletto alla cattedra di Pietro e alla scelta senza precedenti delle dimissioni. 
“Benedetto XVI rappresenta la fine di qualcosa di vecchio e l’inizio di qualcosa di nuovo, un costruttore di ponti tra mondi diversi” scrive Seewald nella prefazione. “Ratzinger ha affascinato con i suoi modi nobili, il suo spirito elevato, l’onestà delle sue analisi, la profondità e la bellezza delle sue parole. Ha mostrato che religione e ragione non sono in contrapposizione. Il suo messaggio - aggiunge il saggista - invita ad andare oltre l’esteriorità delle cose, per concedersi la possibilità di guardare più a fondo, all’essenza stessa della vita e della fede”. 
“Un grande Papa” ha detto Papa Francesco, che lo incontrò a Castel Gandolfo il 23 marzo 2013. “Grande per la forza e la penetrazione della sua intelligenza, grande per il suo rilevante contributo alla teologia, grande per il suo amore nei confronti della Chiesa e degli esseri umani. Grande per la sua virtù e la sua religiosità”.

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