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Boccata d'ossigeno per le banche: nel 2017 crediti in sofferenze giù del 26 per cento

Il miglioramento - secondo l’Outlook Abi-Cerved - riguarda tutti i settori economici e proseguirà nel prossimo biennio 


26/02/2018

Le banche sono meno afflitte dai crediti in sofferenza. Nel prossimo biennio, infatti, la percentuale dei crediti alle imprese che nell’anno entrano nello stato di sofferenza continueranno a scendere fino a raggiungere valori prossimi ai livelli precedenti la crisi. Un trend positivo che rafforza la netta inversione di tendenza registrata nel 2017, quando, per la prima volta dall’inizio della crisi, il monte delle sofferenze accumulate dagli istituti di credito è diminuita del 26% in termini netti insieme con il tasso di nuove sofferenze, sceso al 3,2% dal 3,8% del 2016. 
Il calo proseguirà in modo più pronunciato nel 2018, quando si attesterà al 2,5%, e subirà un leggero rallentamento nel 2019, fermandosi al 2,1%, valori prossimi a quelli registrati nel 2008 (1,7%). Un miglioramento che riguarda tutti i settori economici, le aree territoriali e le dimensioni di impresa considerate, ma più contenuto per le microimprese, le aziende del Centro-Sud e quelle delle costruzioni. 
Queste le stime e le previsioni dell’Outlook sulle sofferenze delle imprese realizzato da Cerved Information Solutions SpA (gruppo con sede a San Donato Milanese che opera come Information Provider che valuta la solvibilità e il merito creditizio delle imprese, monitora e gestisce il rischio di credito durante tutte le fasi e definisce strategie di marketing e che nel 2016 ha realizzato ricavi per 377 milioni di euro) e dall’Associazione Bancaria Italiana, aggiornato a febbraio 2018, con un “refresh” dei dati 2016, le stime del 2017 e le previsioni per il biennio 2018-19. 
“Le banche e le imprese stanno progressivamente superando le difficoltà accumulate negli anni peggiori della crisi e prevediamo pertanto che il tasso di nuove sofferenze nel 2019 tornerà a livelli simili a quelli registrati prima della recessione - dice Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved -. Il dato più interessante, e che ci fa ben sperare per il futuro, è che il calo delle nuove sofferenze, che avevamo già evidenziato nel 2016 per le imprese con più di dieci addetti, ora sta investendo tutte le dimensioni aziendali, i settori economici e le aree del Paese. Un segnale che lo stato di salute delle imprese italiane sta migliorando”. 
I dati contenuti nel rapporto, ha aggiunto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, “illustrano gli ottimi risultati, superiori alle attese, che il settore bancario ha realizzato nella riduzione dell’esposizione ai crediti deteriorati. Le previsioni per il prossimo biennio mostrano un ulteriore recupero nella qualità del credito, sia per gli stock, sia per i flussi di nuove sofferenze. Ciò lascia intendere che la questione della gestione dell’elevato ammontare di crediti deteriorati ereditati con la crisi è in via di soluzione e le banche possono tornare a guardare con ottimismo al futuro, concentrandosi sulla crescita delle attività a supporto del settore produttivo”. 
In base ai dati di dicembre 2017 lo stock di sofferenze lorde accumulate dalle banche che si erano quintuplicate tra il 2008 e il 2016 (da 41 a 201 miliardi di euro), si è attestato a 167 miliardi, in calo del 17% rispetto a fine 2016, con una diminuzione di analoga entità nel segmento dei crediti originati dalle imprese (-18%). Il calo è ancora più incoraggiante se si tiene conto delle sofferenze nette, passate da circa 87 miliardi a fine 2016 a 64 miliardi a fine 2017 (-26%). 
Gli andamenti settoriali. L’Outlook Abi-Cerved ha evidenziato nel 2017 un calo generale dei tassi di ingresso in sofferenza in tutti i settori economici, anche se rimangono ancora forti differenze fra i valori registrati nei vari settori. L’industria ha visto un’accelerazione del miglioramento iniziato nel 2014, con il tasso di ingresso in sofferenza sceso al 2,4%, contro il 3% dell’anno precedente. La discesa dei tassi è stata più marcata fra le medie imprese (1,2%), che hanno raggiunto i livelli pre-crisi, e nelle piccole e grandi imprese, che nell’ultimo anno hanno fortemente ridotto il divario con i livelli pre-crisi (+0,1% rispetto al 2008), mentre il gap rimane più ampio per le micro società (+0,7%). 
Dopo otto anni di costante crescita, nel 2017 i tassi di ingresso in sofferenza hanno iniziato a scendere pure nel settore delle costruzioni, dal 6,1% del 2016 al 5,2% del 2017, benché rimangano ancora superiori a quelli degli altri settori e lontani dai livelli del 2008. Le più virtuose sono le grandi imprese (4,1%), seguite dalle piccole (5,5%), le medie (5,4%) e le micro imprese (5,2%). 
Anche nel caso dei servizi, la lunga tendenza negativa durata fino a tutto il 2016 si è invertita negli ultimi dodici mesi. I tassi di ingresso in sofferenza si sono ridotti dal picco del 3,6% al 3%, con miglioramenti su tutte le fasce dimensionali analizzate. Il calo è più pronunciato tra le microimprese (dal 3,9% al 3,2%) e tra le piccole società (dal 2,8% al 2,2%), ma medie (da 2,3% a 1,8%) e grandi società (da 1,8% a 1,3%), continuano a essere quelle con le performance migliori. 
Gli andamenti territoriali. La generale discesa dei tassi di ingresso in sofferenza ha riguardato tutta la penisola, con una tendenza alla riduzione del divario fra le diverse aree italiane. È proseguita, inoltre, la dinamica positiva nel Nord-Est, con un calo dei tassi dal 2,7% al 2,2%, e nel Nord-Ovest, in cui si è passati dal 3,2% al 2,5%. Evidente l’inversione di tendenza nel Centro-Sud, dove le nuove sofferenze erano risultate in crescita per tutto il 2016, e dove si registra una riduzione dei tassi di quasi un punto nel Mezzogiorno e Isole (dal 5,4% al 4,5%) e di oltre mezzo punto nel Centro Italia (dal 4,7% al 4,1%). 
Dall’analisi delle dimensioni aziendali emerge un divario nella solidità delle imprese ancora molto evidente fra il Nord e il Mezzogiorno. Le grandi società del Sud (con tassi in calo dal 3,2% al 2,4%) risultano meno rischiose delle imprese del Centro (scesi dal 3% al 2,5%), ma restano lontane dalle performance delle aziende del Nord-Est e Nord-Ovest (0,9% e 0,8% contro l’1,3% del 2016). Un gap evidente anche se si guarda alle medie imprese, dove le nuove sofferenze al Centro (in calo dal 3,5% al 2,9%) e al Sud (dal 4,2% al 3,5%) sono molto superiori a quelle segnalate nel Nord-Ovest (dall’1,9% all’1,3%) e nel Nord-Est (dall’1,6% all’1,1%). Fra le piccole imprese, quelle del Sud registrano la riduzione più marcata (dal 4,8% al 4%), seguite dalle società del Nord-Ovest (dal 2,5% all’1,8%), del Centro (dal 4% al 3,4%) e dal Nord-Est (dal 2,1% all’1,6%). Nelle microimprese, invece, è più evidente la riduzione dei divari geografici, grazie a miglioramenti più pronunciati nel Mezzogiorno e nel Centro-Italia rispetto al Nord-Ovest e al Nord-Est. (G.P.)

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