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Braccio di ferro sui dazi: Donald Trump sfida la Cina

Pronti a tassare altri 325 miliardi di prodotti


06/05/2019

di Damiano Pignalosa


Sembrava in dirittura d’arrivo l’accordo commerciale tra Usa e Cina che avrebbe dovuto creare un equilibrio e soprattutto una linea guida da seguire per i prossimi anni riguardante lo scambio di merci tra le due superpotenze. Ma se del domani non v’è certezza, figuriamoci se si parla con il presidente a stelle e strisce. Infatti, anche stavolta Trump ha deciso di stupire tutti rilanciando con i dazi in un momento in cui, secondo il suo punto di vista, la chiusura dei trattati procedeva troppo lentamente.
The president ha imposto dazi del 25% su un iniziale pacchetto di merci cinesi per 50 miliardi di dollari lo scorso anno e poi del 10% su ulteriori 200 miliardi di dollari di prodotti. Tali dazi erano destinati a salire al 25% il primo marzo, ma il presidente Usa bloccò gli aumenti mentre erano in corso i colloqui. Passati questi due mesi di stallo, Trump ha deciso di spingere il piede sull’acceleratore e rilanciare riaccendendo la partita in un sol colpo. Verranno imposti nuovi dazi del 25% su altri 325 miliardi di prodotti cinesi non tassati finora. L'annuncio di Trump ha sorpreso la Cina che, secondo fonti vicine al governo riportate dal Wall Street Journal, starebbe valutando di uscire dai negoziati e cancellare del tutto le trattative commerciali con gli Stati Uniti.
Come nel poker, il presidente Usa ha deciso di rilanciare sfruttando qualche indecisione del suo avversario, che ora sarà costretto a decidere, in tempi brevi, la prossima mossa per non mandare all’aria l’intera partita. Trump aggiunge che gli attuali dazi già in vigore tra i due Paesi hanno contribuito alla buona crescita degli Stati Uniti registrata negli ultimi mesi e per questo motivo ha deciso di imporne dei nuovi al 25% su 325 miliardi di prodotti cinesi attualmente non tassati, aumentando notevolmente gli introiti della nazione e investendo nel breve periodo in infrastrutture nazionali che serviranno ad ammodernare e far crescere gli Usa. Quello che invece traspare da questa mossa è che da parte di Pechino non sarebbero state fatte aperture su un punto cruciale per gli americani: gli aiuti di stato concessi dal governo alle aziende cinesi. La scorsa settimana in Cina, per il decimo round dei negoziati, Robert Lighthizer (capo negoziatore americano) aveva espresso preoccupazioni per l'utilizzo dei sussidi alle aziende previsto nel piano “Made in China 2025”, al fine di creare leader globali in diversi settori tra cui hi-tech, banche, assicurazioni, energia e trasporti, attraverso aiuti e prestiti agevolati alle aziende cinesi. Una pratica giudicata scorretta dagli Usa, di concorrenza sleale. Sembrerebbe essere questo il vero motivo della diatriba che ha fatto scaturire questa forma di pseudo ricatto da parte degli Stati Uniti nei confronti del Dragone.
In questo contesto e con questi protagonisti non riusciamo ad individuare un vero e proprio aguzzino ed una vittima inerme. Perché se da un lato è palese e sleale il ricatto americano, dall’altro la conquista incontrollata cinese partita su scala globale sta pian paino assoggettando tutte le altre economie alla dura legge del dragone che prima affilia, poi compra e infine sostituisce, tanto da far saltare per aria tutte quelle realtà aziendali ed economiche che cercano di sfruttare vantaggi immediati ma che portano inevitabilmente alla scomparsa in futuro.
Dazi o non dazi, giusto o sbagliato che sia, gli Stati Uniti stanno cercando di riequilibrare quella bilancia che iniziava a pendere troppo verso oriente, cosa che non hanno assolutamente fatto gli stati europei che continuano al contrario a concludere degli accordi unilaterali con la Cina in una gara dove si crede di essere l’uno più furbo dell’altro in una perenne lotta di potere che ha da sempre impedito che si attuino delle manovre comunitarie che facessero crescere questa finta Europa (dis)unita.
La campanella ormai è suonata ed ora di tornare sui banchi di scuola per far si che la lezione non si perda per strada ma sia sfruttata per l’apprendimento di nuove soluzioni utili alla crescita comunitaria.

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