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C'è davvero un giorno perfetto per commettere un delitto?

Barbara Sessini si addentra con studiata malizia fra i segreti di una violinista assassinata. Complice il riuscito commissario Diana


26/11/2018

di Valentina Zirpoli


La scrittura, improntata alla semplicità, è di quelle che sanno fare presa sul lettore; la trama, per certi versi nuova (sia pure con qualche peccato veniale al seguito), riesce a giocare vincente, a fronte di una studiata malizia, nel quotidiano di una donna finito purtroppo nel peggiore dei modi; la tematica trattata, in bilico fra realtà e fantasia, trova conforto in alcuni personaggi ben caratterizzati e anche credibili, a cominciare dal commissario Diana, alle prese con una indagine dai risvolti misteriosi che, per certi versi, la riguarda da vicino.  
Insomma un gradito ritorno, quello di Barbara Sessini, dopo il successo incassato con Un posto tranquillo per un delitto, dove a tenere la scena era il neo-commissario Rossini, in servizio presso un piccolo centro del torinese dove non succedeva mai nulla. Almeno sino al suo arrivo quando, per sua sfortuna, viene assassinata la giovane titolare di una fabbrica di carta riciclata. Una gran brutta faccenda per un commissario alle prime armi, tanto è vero che ad affiancarlo verrà chiamato il suo predecessore, Franco Diana. 
Due personaggi che l’autrice rimette ora in scena ne Il giorno perfetto per un delitto (Newton Compton, pagg. 442, euro 9,90), incentrato su un omicidio inspiegabile: quello della violinista Ines Salis - amica di Vera Diana (il cui rapporto con Franco avrebbe dovuto essere subito meglio specificato per chi non ha letto il precedente lavoro) e del suo compagno Oscar Berti - fatta fuori con un proiettile in pieno volto in una strada di Alarcò, un piacevole paesino nella costa sud della Sardegna. Ma cosa ci faceva in quella via deserta la vittima, proprio lei che ad Alarcò conosceva tutti, pettegolezzi compresi? 
Unica testimone del fatto di sangue una novantenne che, sentito lo sparo, si era affacciata alla finestra della cucina, al quinto piano del suo palazzo, e aveva notato un uomo con una pistola in pugno, chino sulla vittima, intento a frugare nella sua borsa per poi andarsene zoppicando. Che attendibilità può avere l’anziana signora, che ha visto pure un’altra ombra appoggiata a un muro, con in mano un quaderno, che a un certo punto era sparita? 
Inoltre questa brutta storia ha forse qualcosa a che vedere con l’incipit del romanzo che si rifà alle ultime parole del diario della violinista? Ovvero: “Ciò che più voglio è anche ciò che più temo. Forse è per questo che scelgo sempre la strada più lunga per arrivare a destinazione. Forse è per questo che raramente mi sento a casa”. 
Secondo logica il caso suscita clamore e dovrà essere risolto in fretta, anche perché la fama di questa località turistica è minata da alcuni altri strani eventi accaduti nelle ultime settimane. “Tra questi l’arresto per traffico di cocaina di Oscar Berti, la cui estraneità ai fatti Ines stava cercando di dimostrare, nonché l’omicidio di un notabile del paese”. 
Sulle vicende indaga la squadra del commissario Diana e a metterci del suo, senza spostarsi da Torino, è anche l’annoiato commissario Rossini, il quale tenta - sia pure in via ufficiosa - di capire se il giovanotto, che era stato suo consulente, non sia stato vittima di ritorsioni per un vecchio caso. Sta di fatto che “quando si tratta di traffici illeciti i muri crollano e le distanze si accorciano, comprese quelle fra Sardegna e Piemonte”. Ma sono davvero la droga e l’arresto di Oscar Berti le cause della brutta fine di Ines Salis, la quale tentava - come già accennato - di provarne l’innocenza?  
Detto del libro, ricordiamo - come da note editoriali - che Barbara Sessini è nata a Iglesias nel 1978; che si è laureata in Filosofia a Cagliari e che da oltre dieci anni vive a Torino; che è giornalista professionista con collaborazioni diversificate e che, attualmente, si occupa di fisco e diritto per un quotidiano specializzato nell’informazione giuridico-economica.

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