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C'è un uomo pronto a cambiare il destino d'Inghilterra, anche se ancora non lo sa

Dalla penna di Conn Iggulden, apprezzato romanziere storico, il primo lavoro di una nuova serie ambientata nel Medioevo inglese


04/12/2017

di Valentina Zirpoli


Conn Iggulden, il più noto e intrigante autore di romanzi storici del Regno Unito, torna in libreria per i tipi della Piemme, il suo editore italiano di riferimento, con un nuovo lavoro - Il Trono di Sangue (pagg. 532 note storiche comprese, euro 19,90, traduzione di Paola Merla) - che si propone denso di azione (il che porterà il lettore a non mollare la presa sino alle ultime pagine), di avventura (una tematica a lui cara) e di intrighi (inaspettati quanto coinvolgenti), oltre a essere supportato, la qual cosa non stupisce, da una trama ben orchestrata. 
Un libro che fa parte di una nuova serie ambientata nell’oscuro e sanguinoso Medioevo inglese, incentrato sullo scontro fra anarchia e potere assoluto, che non ha nulla da invidiare alla sua ormai lunga sfilza di successi internazionali. Per intenderci il filone legato alla Guerra delle due Rose, ovvero Stormbird, Trinity, Bloodline e La battaglia di Ravenspur, a quello iniziale dedicato alle imprese di Giulio Cesare (Le porte di Roma, Il soldato di Roma, Cesare padrone di Roma e La caduta dell'aquila) oppure a quello incentrato sulla stirpe di Gengis Khan (Il figlio della steppa, Il volo dell'aquila, Il popolo d'argento, La città bianca, Il signore delle pianure). 
Benedetto da numeri del settore come Wilbur Smith e Bernard Cornwell. Iggulden, gratificato da diversi riconoscimenti (come il Premio Alex), è nato a Londra il primo gennaio 1971 da padre inglese e madre irlandese, ha studiato letteratura e lingua inglese alla London University e ha insegnato per sette anni alla Haydon School prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Dedicandosi peraltro anche alla stesura a quattro mani di diversi lavori per ragazzi. Complice il fratello Hal… 
Che altro? Un personaggio fuori dalle righe, che attualmente vive con  la famiglia (una moglie e quattro figli) a Hertfordshire e che nell’agosto di tre anni fa si propose fra i firmatari di una lettera al Guardian con la quale duecento eminenti figure pubbliche si opponevano all’indipendenza scozzese. 
Detto questo, veniamo alla sinossi de Il Trono di Sangue, incentrata su un uomo intenzionato (anche se ancora non lo sa) a cambiare il destino dell’Inghilterra. Un personaggio epico che si muove fra le cupe e inquietanti atmosfere medievali inglesi a fronte di una intelligenza e una forza di volontà che conquista.  
“È l’anno 937 e il re Æthelstan, nipote di Alfred il Grande, si prepara all’attacco delle terre settentrionali. È il momento decisivo: dopo quest’ultima guerra, il suo sogno di un'Inghilterra unita potrà finalmente realizzarsi, oppure sgretolarsi miseramente sotto il peso della sconfitta. Fortunatamente per lui c’è qualcuno che può aiutarlo, uno degli uomini che stanno guadagnando più influenza a corte: il giovane prete Dunstan di Glastonbury. Un uomo diverso dagli altri. Ambizione, talento e intelligenza politica fanno di lui un alleato fondamentale del re, e ovviamente un bersaglio di nemici invidiosi e malevoli”. 
Ma Dunstan non si ferma davanti ad alcuno, “neanche il diavolo in persona. Santo, profeta, politico, accusato di stregoneria, sarà destinato, nella sua vita leggendaria, a lasciare la sua impronta nella storia di una nazione: e il sogno di unire l’Inghilterra diventerà, sotto la sua guida e la sua visione, una possibilità reale”. 
Sta di fatto che “dal piccolo villaggio del Wessex dov’è nato, alla corte di Æthelstan e per finire ai colli di Roma, Dunstan compirà così il suo cammino. Ma l’unità fa paura a chi divide per governare, e nessun trono, neanche spirituale, è mai davvero al sicuro...”.

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