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C’è una terza via, oltre a quelle liberale e politica, per il capitalismo?

La ipotizza l’economista Branko Milanovic, il quale ritiene sia possibile realizzare un nuovo modello più equo e giusto


25/01/2021

di Giambattista Pepi


Il capitalismo ha trionfato seguendo due modelli: in Occidente come “capitalismo liberale”, in Oriente come “capitalismo politico”. Il primo vacilla sotto il peso dell’iniquità, il secondo sotto quello della corruzione. Quale dei due riuscirà a conquistare la leadership mondiale? Inoltre, è realizzabile un terzo modello più equo e più giusto? Se lo chiede Branko Milanovic, uno dei più innovativi e autorevoli economisti mondiali, nel libro Capitalismo contro capitalismo (Laterza, pagg. 336, euro 24,00 traduzione di Daria Cavallini). 
Oggi siamo tutti capitalisti. Infatti, per la prima volta nella storia umana, il mondo è dominato da un unico sistema economico e si muove ovunque seguendo lo stesso spartito. 
Per arrivare a questo, il sistema capitalistico e l’economia di mercato hanno dovuto sconfiggere prima il feudalesimo, con le sue diverse declinazioni, e poi il comunismo, l’ultimo grande avversario. Se questo è potuto accadere è perché il capitalismo funziona: produce prosperità e gratifica l’aspirazione umana all’autonomia. Ma tutto ciò ha un costo: ci spinge a perseguire il successo materiale come unico obiettivo. E non offre garanzie di stabilità. In Occidente il capitalismo liberale produce crescenti disuguaglianze che minano la convivenza democratica. D’altro canto il capitalismo politico, esemplificato dal modello cinese, è più esposto alla corruzione perché non è arginato dai vincoli di un sistema democratico e si espone al rischio di disordini sociali. 
“La pandemia ha portato allo scoperto, forse per la prima volta in modo così evidente, il conflitto ideologico fra i due sistemi” scrive nella prefazione all’edizione italiana l’autore, professore alla City University di New York ed ex capo economista nel dipartimento di ricerca della Banca Mondiale. 
“Benché gli Stati Uniti e la Cina siano rappresentanti emblematici di due tipi di capitalismo, sarebbe sbagliato concludere che questi due paesi, nel caso del Covid-19, siano gli unici a illustrare in modo veritiero la differenza di reazione tra democrazia e sistemi autoritari. In Asia, hanno funzionato entrambi piuttosto bene: Taiwan, Giappone e Corea del Sud da un lato, Vietnam e Singapore dall’altro. Analogamente, in Europa, alcune democrazie hanno ottenuto buoni risultati (Germania, Danimarca, Repubblica Ceca, Grecia), altre molto meno (Svezia, Regno Unito, Italia)”. 
L’autore indaga nel libro proprio le ragioni di questo sviluppo storico del capitalismo e pone sul terreno una domanda non più eludibile: ora che il capitalismo è l’unico sistema che ci governa, quali sono le prospettive concrete che garantiscono all’umanità più equità e una crescita sostenibile per il pianeta? 
Le sue risposte sono sorprendenti e niente affatto fataliste. Ancora una volta il futuro è rimesso nelle nostre mani: il capitalismo è un sistema umano, perciò dovranno essere le nostre scelte a orientarlo in una direzione o in un’altra e a determinare cosa dovrà offrirci.

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