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Calcio e salute: basta con le pericolose e inutili ammucchiate

In questo maledetto periodo di Coronavirus i giocatori dovrebbero dare il buon esempio


01/02/2021

di Salvina Morina e Tonino Morina


Per la stragrande maggioranza degli italiani, il calcio è lo sport più bello del mondo. Ma la bellezza e l’imprevedibilità di questo sport deve essere accompagnata dai comportamenti diligenti dei giocatori che devono essere un esempio per tutti, giovani e meno giovani. 
Gli amanti del pallone giocato stanno vivendo questi ultimi mesi con grande dispiacere, soprattutto nel vedere gli stadi vuoti, senza la presenza dei tifosi. Diventa però difficile capire come, in questi particolari momenti segnati dalla pandemia da Covid-19, i calciatori mantengano comportamenti irresponsabili, come se il virus non esistesse. Un esempio è negli abbracci, baci e ammucchiate varie che si fanno dopo ogni rete. Ammucchiate che si vedono anche a inizio partita, ad esempio per fare una mini-riunione di preparazione, o a fine gara per festeggiare un pareggio o una vittoria importante. 
Tutti sanno che una persona contagiata, anche se è senza i sintomi della malattia, può trasmettere il virus ad altre persone vicine. Come si vede, nella vita quotidiana di tutti i giorni, è consigliato l’uso della mascherina, la distanza tra le persone di almeno un metro e tanti altri accorgimenti utili per evitare di contagiare o essere contagiati dal maledetto virus invisibile. Ad esempio nelle trasmissioni televisive, di norma, è sempre mantenuta la distanza, e, in diversi casi, si continua a tenere la mascherina anche in occasione dei commenti o delle interviste di fine gara. 
Per questo è difficile capire perché, nonostante la pandemia si faccia ancora sentire, i calciatori proseguano nel non tenerlo presente. Visto il momento, sono cose da evitare anche perché il virus è sempre in agguato e le squadre lo dovrebbero sapere. Insomma, non è tempo di esagerazioni. Dopo ogni rete, basterebbe un cinque con la mano. 
È anche vero che, soprattutto in occasione delle punizioni o calci d’angolo, con l’usanza del cosiddetto “trenino”, sono tanti i calciatori che non mantengono o non possono mantenere la distanza per ovvi motivi. Ma non per questo si deve alimentare la pandemia con comportamenti superficiali e incoscienti. Il mondo del calcio è straordinario e va salvaguardato con più responsabilità e buon senso. 
D’altra parte, la moltiplicazione dei contagiati che si è manifestata negli ultimi mesi è sotto gli occhi di tutti, e alcune squadre hanno avuto più della metà di calciatori positivi al coronavirus. La salute è la cosa più importante della vita e certi comportamenti irresponsabili e superficiali vanno evitati. Per il bene di tutti e per il mondo del calcio. 
Passata la pandemia torneranno anche i tifosi - Per chi, come noi e come tanti italiani, è da molti mesi che non bacia o abbraccia i figli, i nipoti, i parenti e gli amici, diventa difficile rispondere alla domanda di un bambino che ti chiede come mai i calciatori si bacino e si abbraccino dopo ogni rete segnata, mentre in famiglia questi gesti affettuosi sono evitati. Bisogna pertanto avere pazienza e rispetto della salute. Appena sarà passata la pandemia e il coronavirus sarà solo un triste ricordo, ricorderemo con tristezza gli stadi senza tifosi, con le persone che andavano in giro “mascherate” come i banditi, o chiuse in casa a seguito del cosiddetto lockdown, cioè delle misure di emergenza che, per ragioni di sicurezza, hanno impedito di uscire da casa, se non per pochi e giustificati motivi. 
Il calcio ai tempi del Coronavirus - La situazione attuale comporta sacrifici e quelli di evitare baci e abbracci non sono poi tanto grandi. La situazione è così irreale che nessuno avrebbe mai immaginato di viverla, con il calcio senza tifosi allo stadio. Si pensi a una persona che si sveglia miracolosamente dal coma dopo tanti anni e osservi in televisione cosa sta succedendo negli stadi di calcio: giocatori in campo, spettatori assenti. Senza chiedersi il perché, potrebbe facilmente concludere che il calcio, nel passato, ha avuto un notevole successo, che ha comportato la costruzione di impianti capaci di ospitare decine di migliaia di tifosi. Ma poi è andato incontro a una progressiva decadenza, fino a diventare uno sport per pochi intimi. 
Di fatto è quello che è successo con il coronavirus, quando nel mese di maggio del 2020, con le terapie intensive quasi vuote e i numeri del contagio in rapida discesa, la conclusione fu che il virus era clinicamente morto, con conseguenti canti di gioia, balli, festeggiamenti ed estate in libertà. Ma, come si è visto, il virus non era morto. In entrambi i casi, tuttavia, sia per il calcio sia per il coronavirus, la verità è nelle condizioni che hanno generato la situazione illustrata. 
Gli spettatori non ci sono perché il Covid-19 vieta di andare allo stadio, ma non si sono estinti e sono pronti a tornare appena sarà sconfitto questo maledetto virus. Così, anche i calciatori torneranno a esultare con baci, abbracci e ammucchiate varie, finalmente senza rischiare nulla. Più che una speranza è un augurio. Per tutti.

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