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Carige, l'ultima di una lunga serie

Ombre sull’istituto di credito genovese, che riesce a far approvare l’aumento di capitale scongiurando un fallimento ormai annunciato


20/11/2017

di Damiano Pignalosa


Ci risiamo. Dopo qualche mese di pseudo tranquillità arriva l’ennesimo scandalo bancario che fa tremare investitori e correntisti. Questa volta tocca a banca Carige cercare di evitare il fallimento. Un film già visto che forse non fa neanche più notizia, ma che attesta lo stato pietoso in cui si trova tutto il sistema bancario italiano. Torna l’incubo dei fallimenti che sembrava quasi irreversibile dopo l’annuncio, nei giorni scorsi, che non sarebbe partito l'aumento di capitale di 560 milioni perché il consorzio bancario (Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays) si è rifiutato di dare la garanzia. A Genova è stato immediatamente convocato il consiglio d' amministrazione che ha lavorato incessantemente per cercare di rimediare ad un crollo perentorio che avrebbe visto lo sgretolamento di tutto il gruppo.
Sono state ore e giorni incandescenti, fino all’annuncio dell'atteso aumento di capitale da 560 milioni di euro (558,1 per l'esattezza), rendendo noto anche di essere entrata in una trattativa esclusiva con Credito Fondiario per la cessione di un portafoglio di crediti in sofferenza pari a 1,2 miliardi di valore lordo e della piattaforma di servicing. I protagonisti della vicenda, oltre alle banche di garanzia, sono stati i grandi azionisti del gruppo cioè Malacalza Investimenti, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli che a quanto risulta, sono riusciti a strappare l'impegno di 3 o 4 controparti qualificate (italiane ed estere) e a sottoscrivere l'aumento per una cifra intorno ai 30 milioni ciascuna. Prevedibile anche il supporto all'operazione di Unipol, Generali e Intesa Sanpaolo. Lo stesso copione di Mps che però non piace a nessuno. Carige è l'ottava banca a rischio fallimento da dicembre 2015.
È davvero incredibile, non accenna ad arrestarsi l’onda che colpisce tutto il mondo bancario italiano che, in tantissime occasioni, ha dimostrato di essere marcio fino al midollo. Ma questo non è un fenomeno che riguarda solo il Belpaese. Basti pensare che la Deutsche Bank, ha in seno derivati tossici pari a 12 volte il Pil tedesco e 5 volte quello europeo. Se solo saltasse come altri, porterebbe con se tutta l’industria manifatturiera tedesca oltre ai risparmi dei contribuenti. Certo, essendo la banca principale della nazione che governa l’Europa intera, sarà sempre protetta dalla politica e dalle malefatte. Ma tutto questo non giustifica un comportamento scellerato di tutti gli istituti di credito che giocano, come se non fosse nulla, con la vita delle persone e delle strutture aziendali. Non è un caso la comparsa e la presa di forza da parte delle monete virtuali che, essendo decentralizzate, stanno prendendo sempre più forza dando una nuova speranza di investimento ai risparmiatori e una nuova visone del mercato globale che è stanco di affrontare i soliti mezzucci fatti di sotterfugi. I più grossi istituti di credito mondiali hanno cercato in tutti i modi di sminuire l’ascesa delle criptovalute, invocando una ipotetica bolla che avrebbe fatto crollare il mercato. La verità è che loro sono stati i primi ad acquistare moneta virtuale approfittando di ogni piccola svalutazione che c’è stata dopo aver trasmesso incertezza con grosse campagne comunicative.
Il futuro di tutto il sistema bancario è più nero che mai. Dopo aver controllato il credito e l’andamento del mondo intero per secoli, siamo arrivati alla piena sfiducia da parte di una fetta sempre più grande della popolazione che chiede trasparenza e certezze di sopravvivenza. Alla luce di tutto questo, ci auguriamo che il prossimo capo del governo obblighi tutti gli istituti di credito a “tornare a scuola”, per imparare una volta per tutte come bisognerebbe prestare il credito all’economia reale, unico vero bene che una nazione possiede. Come affermava Lorenzo de' Medici, detto "il Magnifico": “Ciascun apra ben gli orecchi, di doman nessun si paschi; oggi siam giovani e vecchi, lieti ognun, femmine e maschi, ogni tristo pensier caschi; facciam festa tuttavia: Chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza”.

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