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Caro Draghi, torna in pista e salvaci da Ursula e Christine

Semmai ce ne fosse stato bisogno, dopo la Merkel anche Von der Leyen e Lagarde hanno dimostrato pochezza di intenti, egoismo e scarsa lungimiranza


30/03/2020

di Sandro Vacchi


Da anni e anni verso a mio figlio mille euro al mese. Al ragazzo sono serviti, eccome !, per comprarsi l'appartamento e per respirare mentre faceva carriera, quindi soldi: prima pochini, oggi molti. Giorni fa mi è quasi crollato in testa il tetto di casa, un imprevisto da 50 mila euro, perciò ho informato il pargoletto che d'ora in avanti può scordarsi la “paghetta” mensile, perché serve a me, altrimenti mi piove in casa, ci rimetto gli arredi, entrano i ladri, rischio di ammalarmi... Insomma, sono guai serissimi. 
Di rimando, lui si è rivoltato come una biscia: dice che quei soldi gli servono, che fanno ormai parte integrante del suo bilancio, che avrei dovuto pensare prima al tetto, e mettere da parte altri soldi. Non solo, ma se mi azzarderò a tagliargli i fondi verrà a spulciarmi i conti e mi denuncerà. Poi mi ha sbattuto il telefono in faccia. Ho la seria tentazione di mandarlo a quel paese: bella riconoscenza, vero? 
In scala miliardi di volte più grande è precisamente quello che sta avvenendo in questi giorni in Europa. E mio figlio, buono come il pane e generoso come Robin Hood, non c'entra un bel niente. I seguenti sono invece i veri personaggi in scena. 
Giuseppe Conte, primo ministro italiano, l'Ambizioso. Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiano, il Nonno. Matteo Salvini, segretario della Lega ed ex ministro italiano dell'Interno, il Duro. Giorgia Meloni, segretaria di Fratelli d'Italia, la Fata Turchina (ma non troppo). Angela Merkel, primo ministro tedesco, il Fantasma. Thomas Schafer, ministro delle finanze dell'Assia, il Pentito. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, la Strega cattiva. Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, aiutante della Strega. Wopke Hoekstra, ministro olandese delle finanze, il Boia. Mark Rutte, primo ministro olandese, aiutante del Boia. Antonio Costa, primo ministro portoghese, Clint Eastwood, l'uomo senza macchia. Mario Draghi, eterna riserva della Repubblica, il Deus ex machina. 
La vicenda si svolge nel mondo intero, ma particolarmente in Europa, ai giorni nostri. E' in corso da circa tre mesi la terza guerra mondiale, esplosa in Cina, che ha fatto finora trentamila vittime, un terzo delle quali in Italia, e molte altre in Spagna, Francia e Stati Uniti. Il conflitto si espande rapidamente in Germania, nell'Est europeo, in Sudamerica. Unico angolo della Terra indenne è l'Antartide. 
Conte, in conferenza stampa serale da Roma, come d'abitudine, annuncia che l'Italia stanzierà 400 milioni di euro per le famiglie povere che non riescono a comprarsi pane e companatico. In più, quattro miliardi ai Comuni per affrontare la guerra più difficile dal 1945 in qua. Salvini commenta sprezzante che si tratta di un'elemosina, che a ogni povero andranno appena sei euro, e i giornali a lui vicini rivelano che l'Italia i soldi li ha, tanto che ha appena regalato 50 milioni alle imprese tunisine. 
Il Duro aggiunge, tuttavia, che finalmente il governo che tanto detesta – contraccambiato – ne ha fatta una buona, battendo i piedi sul pavimento e i pugni sul tavolo con Bruxelles, sede della roccaforte dei nemici. La Fata Turchina Meloni gli dà ragione su tutto, ma non risparmia la frecciata a Conte: «A quelli che hanno il reddito di cittadinanza mettono i soldi in tasca, a chi fino a ieri lavorava ogni giorno per guadagnarsi da vivere e oggi si trova senza soldi spetta invece l'umiliazione dei buoni spesa». Non è un caso se la Fatina con le palle è ormai la più amata dagli italiani, dicono i sondaggi. 
Sere prima il Nonno, con i capelli candidi leggermente scomposti per assenza di barbieri, aveva preso il coraggio a due braccia per lanciare un virile appello agli italiani: «Restiamo uniti. L'Unione Europea superi i vecchi schemi». E' vero, non sembrava per niente Churchill che prometteva lacrime e sangue, ma è stato il massimo di bellicosità mattarelliana. 
E la guerra è ormai senza quartiere, con vittime, bombardamenti di virus e di fake news (bufale), feriti anche nell'aristocrazia, scambi di accuse e controaccuse, spionaggio all'opera, previsioni disperate, incertezza totale. 
In questo contesto il vecchio mondo scompare. I soli che sembrano non rendersene conto, e che non intendono prenderne atto, sono i tedeschi. Per l'elementare ragione che il vecchio mondo è il loro. E poiché ci si sono sempre trovati benissimo, da padroni, nonostante per ben due volte (1914 e 1939) abbiano tentato di distruggerlo, fanno di tutto per tenerselo stretto. I cinesi, gli americani? Vadano al diavolo. Soprattutto, però, ci dovrebbero andare anche francesi, spagnoli, portoghesi e italiani, volete mai che noi manchiamo alla festa? Costoro fanno parte della grande Mamma Europa? Vadano al diavolo lo stesso, e soprattutto non si azzardino a fare di testa loro, non pensino di affrancarsi, di tagliare la corda e di rimettersi a stampare moneta ciascuno per conto suo. 
STAMPARE MONETA - Sì, perché è questo che ha in mente il Duro. Lo ha dichiarato papale papale al “Corriere della Sera”, giornale tutto fuorché sovranista: «Mi aspetto che si emettano titoli con tassi più alti di oggi, ma l'Europa non ce lo permette». Gli eurobond, o meglio Coronabond? «L'Europa ci lascia soli e la Germania ci mette le dita negli occhi». Perciò? «Mi aspetto anche che si stampi di nuovo moneta. La Svizzera, stampando un foglio, mette a disposizione fino a 500 mila euro. La Gran Bretagna stanzia fino all'80 per cento dello stipendio, gli Stati Uniti danno duemila euro a famiglia». E noi cinque euro a testa... «I soldi annunciati dal governo erano già nei bilanci del Comuni. I sindaci mi scrivono che non hanno più una lira». 
Il Duro, però, nemico giurato dell'Ambizioso che in Parlamento a metà agosto lo trattò a pesci in faccia, ha detto anche qualcosa di incredibile: «Ho molto apprezzato che Conte abbia dichiarato all'Europa che se le cose stanno così, allora facciamo da soli. E ho gradito anche le parole di Mattarella e di Prodi». E' stato come se il papa avesse dichiarato di apprezzare l'antipapa. Si sta cominciando a configurare un patto di non belligeranza che potrebbe portare nessuno sa dove, in nome dell'emergenza nazionale e della carità di patria. 
Sì, perché in appena una settimana la Strega cattiva e la sua aiutante hanno sparato due bordate anti italiane da far inorridire. Lagarde, bancario più importante d'Europa, probabilmente del mondo: «Non spetta a noi occuparci degli spread». Von der Leyen sugli eurobond: «Le emissioni obbligazionarie comuni sono solo uno slogan». 
Le due erinni sono riuscite nell'impossibile: farsi attaccare da Emmanuel Macron e Matteo Salvini, mandare in bestia (si fa per dire) Mattarella e Conte, trasformare in nemici quelli che sembravano amici fedelissimi come Romano Prodi, Roberto Gualtieri, Carlo Calenda, comparse in questa tragedia. 
Fuori dai patri confini e da quelli francesi, le custodi dell'austerità comunitaria non hanno comunque perso colpi: mentre a Parigi moriva stroncato dalla guerra l'ex ministro Devedjiun, in Assia si toglieva la vita il ministro delle finanze in carica Thomas Schafer, il Pentito: «Sono disperato per la sfida del secolo», ha mormorato, ormai senza speranze per il futuro del suo Land. 
I SIMPATICI OLANDESI - Un debole, l'avranno giudicato in Olanda il Boia e il suo aiutante. Quest'ultimo, il premier Mark Rutte, pretendeva che dal summit dell'Unione Europea saltasse fuori un esplicito riferimento alle attuali regole del MES (Meccanismo europeo di sostegno), che consegnerebbero Paesi stremati come Italia e Spagna alla terribile Troika: Commissione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, nomi che al giorno d'oggi suscitano terrore come, ottant'anni fa, Lager, Gestapo e Gulag. 
Finita qui? Nemmeno per idea. Fra i mulini a vento dove circola l'idea di togliere l'ossigeno ai vecchi, c'è una specie di dottor Mengele delle finanze comunitarie, un grande burocrate del terrore conosciuto forse soltanto dai suoi connazionali. Si chiama Wopke Hoekstra e fa il ministro delle finanze. Ha una simpatica ricetta contro i Paesi del Grande Club che non sono d'accordo coi tedeschi e i loro alleati. Ha tuonato: «L'Unione Europea deve indagare sui Paesi che chiedono i coronabond! Va avviata un'indagine sul perché alcuni Paesi dicono di non avere margini di bilancio per fronteggiare l'emergenza, nonostante l'area euro sia in crescita da sette anni!». Il piglio era quello di Torquemada contro gli eretici. 
Tutti allibiti, tutti zitti. Eccetto Clint Eastwood, l'uomo senza macchia. Antonio Costa, primo ministro del Portogallo che comincia solamente in queste ore a conoscere i disastri del conflitto, si è alzato e gli ha detto: «La sua è una posizione ripugnante. Il virus colpisce tutti allo stesso modo. Se ogni Paese pensa di risolvere il problema virus lasciandolo a un altro Paese si sbaglia di grosso. Questa è una meschinità che mina completamente lo spirito dell'Unione Europea. Se l'Unione vuole sopravvivere è inaccettabile che un politico di un Paese membro fornisca una risposta del genere». 
UNIONE EUROPEA CONTAGIATA - Il portoghese ha visto più lontano di tutti, o almeno ha avuto il coraggio di dire ciò che tutti sanno: l'Europa di Bruxelles sarà la vittima più illustre del Coronavirus, e probabilmente la meno rimpianta. Per paradosso, la colpa del decesso imminente è dei tedeschi e dei loro pari, che più di tutti e fino allo stremo si sono battuti per l'europeismo, l'unione continentale, la moneta comune, il predominio della finanza sulle vite umane. Giulio Tremonti, già ministro delle finanze di Berlusconi, ha detto: «La globalizzazione è finita. Siamo come a Sarajevo nel 1914». Proprio così. 
MERKEL IN SILENZIO - E la Merkel? La grande manovratrice, l'indiscussa padrona del vapore? Sparita, come Hitler nel bunker nei giorni della caduta degli dei. La donna più potente del mondo, mentore della Von der Leyen, sacerdotessa senza cedimenti dell'austerità, della lotta all'inflazione, del rigore di bilancio che porta al “rigor mortis” (Grecia), è esattamente come una settimana fa scrivemmo, riportando il giudizio di un altissimo esponente del mondo finanziario italiano: ferma, immobile, refrattaria a ogni cambiamento. Un Fantasma ultraconservatore, idolatra dello “status quo” europeista eppure idolatrata da globalisti, eurofanatici, ex compagni convertiti al calvinismo e all'austerità purché non sia la loro, sostenitori dell'importazione incontrollata di truppe nere per abbattere il costo del lavoro, quindi le pensioni, quindi le speranze di vita. La Merkel e le sue truppe vivono in un mondo che non esiste più, sempre che sia mai esistito. Un mondo di sognatori (nella migliore delle ipotesi) come lo erano un secolo fa i bolscevichi: quello che è accaduto poi lo sappiamo tutti. 
Questa Unione Europea ricorda l'Unione Sovietica: la sacralità dell'ideologia; la sua inattaccabilità, pena l'esilio dal mondo che conta, dalle élite, dai benefici; il predominio del potere centralizzato, cioè il contrario del federalismo e della sovranità dei popoli, delle nazioni. Là vollero mettere insieme russi e baltici, russi e ucraini, russi e kazaki, tutti popoli che detestano cordialmente i russi. In Europa si sono incollati con la coccoina tedeschi e francesi, tedeschi e inglesi, tedeschi e italiani, tutti popoli che per secoli hanno combattuto contro i crucchi, i mangiapatate, la gente forse più seria del mondo intero, ma anche la meno malleabile. 
ASSERVITI PER ANNI - Abbiamo accettato l'asservimento arrivando al punto che il marco si trasformò pari pari in euro, mentre la lira si dimezzava. Abbiamo accettato di condonare alla Germania un debito di guerra di 23 miliardi di dollari del 1945, evitandole il fallimento nonostante avesse scatenato ben due guerre mondiali. Abbiamo pagato la riunificazione di uno Stato che non aspettava altro per riprendersi ciò che da sempre considera suo, l'Europa. Da allora il sogno della Grande Germania è stato spacciato per sogno europeo. 
Quale sogno? Non so voi, ma a me i “tognini”, come li chiamiamo in Romagna, stanno sulle scatole solo un po' meno dei francesi. Gli inglesi? Gente che non usa il bidet, frequenta i pub e non si sforza di imparare nemmeno due parole in un'altra lingua mi dà un certo fastidio. Tutti cugini? Appunto: io i miei cugini nemmeno so chi siano né se stiano al mondo, l'ultima volta ne ho visti due dieci anni fa. Poi ognuno a casa propria. 
I nodi sono venuti al pettine a causa di una epidemia senza precedenti, ma non possono portarli allo scoperto i “grandi temi” di certo europeismo, come le quote-latte o il diametro dei cetrioli. 
DA SERVI A DRAGHI Adesso serve, e alla svelta, qualcuno che metta seriamente le cose a posto. Che sia abbastanza parte del meccanismo europeo da non spaventare il moribondo, ma anche abbastanza indipendente, capace di ascoltare e di cambiare direzione, di condurre la barca in modo saldo ma fantasioso, senza farla schiantare sugli scogli in nome di chissà quale sacralità di una rotta immutabile. Occorre un pilota che non abbia nulla a che spartire con gentucola che ha inventato il reddito di cittadinanza, ha santificato la capitana Carola speronatrice di italiani, ha regalato milioni all'“accoglienza” di cani e porci, onesti e spacciatori, oggi sani e malati. 
Questo rimanendo ai “problemini” italiani, ma se si esporta il concetto in Europa, chi ha dato prove molto superiori a quelle dell'ineffabile Mario Monti? Chi, con spirito laico, ha difeso la saldezza di “quella” moneta, l'euro, eppure oggi non teme affatto di pronunciare la parola “debiti” se occorrono per salvare la pelle? E anche il lavoro, la concorrenza, il merito: tutte cose insabbiate dal sindacalismo gratuito, dal Sessantotto epidemia di mezzo secolo fa, dall'egualitarismo straccione, dall'appiattimento, dall'irreggimentazione, dalla mortificazione dell'individuo in nome della globalità. 
Bene, signori, altro esperimento fallito, l'Europa, dopo il comunismo, il nazionalsocialismo, il potere temporale della Chiesa. Se un uomo riesce a mettere d'accordo Salvini e Zingaretti, Berlusconi e Conte, nominatelo dittatore al più presto. Niente paura, il “dictator” dei romani era un magistrato straordinario che aveva pieni poteri in tempi di eccezionale pericolo. Che cosa sono quelli che stiamo vivendo? 
Solo Mario Draghi potrebbe farlo. E' lui il “deus ex machina”, la divinità che nel teatro greco risolveva la trama della tragedia: tragedia come quella che stiamo vivendo. Con una piccola imposizione anche a lui: ci liberi da Angela, Ursula e Christine, le Tre Sorelle Fatali, le streghe del Macbeth, le norne della mitologia nordica. Peggio per loro, convinte che noi italiani sappiamo soltanto cucinare pizze e suonare il mandolino.

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