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Casalino, il miglior alleato del prossimo premier Salvini

Essendo gli inventori della commedia dell'arte, di cos'altro potremmo chiacchierare con gli amici al bar se non di questo novello genio italico?


24/09/2018

di Sandro Vacchi


Meno male che Rocco c'è. Vorreste mettere un'Italia senza Casalino? 
Come riusciremmo a far sbellicare il mondo dal ridere, noi che non abbiamo ormai più lacrime da piangere? Siamo gli inventori della commedia dell'arte, gli eredi di Petrolini e di Totò, per non dire di Veltroni che si dipingeva non comunista pur da segretario dei giovani del Pci, e di Renzi che tranquillizzava Letta e intanto lo cacciava a calci, e del pacifista D'Alema, primo capo di governo italiano dopo Mussolini a bombardare un Paese straniero. Di cosa potremmo chiacchierare con gli amici al bar? Invecchiando si prova un gran piacere nel trovare qualcuno più scimunito di noi, più trombone, più “pataca”, diciamo dalle mie parti in Romagna. 
Questo Casalino è un genio italico, e mi permetto di consigliare all'avvocato Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, di tenerselo ben stretto, altroché cacciarlo. Infatti lui, Conte, conta e riconta, ma di voti non ne ha neppure mezzo e sta lì per pietà o per grazia ricevuta. Mentre qualche avveduto alto funzionario dello Stato deve essersi accorto del valore di Casalino, attribuendogli una retribuzione di 169 mila euro annui, il 50 per cento più alta di quella del principale che non conta nulla. Finalmente giustizia è fatta. Speriamo che Rocco se ne ricordi quando si arriverà al dunque con le “pensioni d'oro”, perché a quel livello saremmo miglia e miglia oltre i 4500 euro netti mensili, il discrimine fra ricchi e poveri secondo i poveri di spirito e di cultura tributaria. 
Orbene, il genio si palesò il giorno del giuramento nei giardini del Quirinale, presentandosi al ricevimento con il fidanzato cubano. Un bel cazzotto nei denti alla moraleggiante Italia cattolica e romana, a due passi dal Vaticano. Fatti suoi? No, gossip puro, proprio di chi si è formato al Grande Fratello e che oggi fa il Grande Fratello in carne e ossa, con pretese di manovrare le leve più importanti del potere. 
E arriviamo allo scandalo di questi giorni, alle parole in libertà, alle minacce a quei dirigenti infedeli del Ministero dell'Economia e delle Finanze che oserebbero opporsi ai dettati dei Cinque Stelle. 
Eravamo abituati a comunicati in stile Aldo Moro, alle righe paludate di Scalfaro e Napolitano, e poi alle parole sbarazzine di Berlusconi, a quelle immaginifiche di Bersani, ma dove avremmo trovato un politico di rango, e se non lo è il portavoce del primo ministro... parlare di “megavendetta”, di “dieci miliardi del cazzo”, di “sarà una cosa da coltelli”, di “passeremo tutto il 2019 a far fuori questi pezzi di merda del MEF”? E come definisce lui, Casalino, dichiarazioni di questo spessore culturale? «Una cosa che può essere simpatica». 
Abbiate pietà! Di noi, ma anche della lingua italiana, e di simili figuri: ridateci gli uomini impregnati di sapere amministrativo, di senso dello Stato e di educazione oxfordiana. Ecco perché Giuseppe Conte si trovava a San Giovanni Rotondo: a invocare la protezione di Padre Pio. Nemmeno il santo taumaturgo potrà però salvare lui e il suo governo (beh, suo: di Casaleggio, semmai) da chi crede di essere ancora nella casa del Grande Fratello con la guida di Barbara D'Urso o Alessia Marcuzzi, e parla, e si comporta, come gli smandrappati senz'arte né parte di quella trasmissione per deficienti. 
Attenti, però, perché quel mondo finto, di plastica, di vuoto, di neuroni malati, è diventato il mondo di plastica, finto e malato della politica italiana. Chi non lo ha mai voluto capire, come il PD, si è estinto; chi per primo lo aveva prefigurato e vi si era adattato, parlo di Berlusconi, bene o male sopravvive. Ma questo mondo, quello dei premier inventati, dei parlamentari eletti via computer, dei concorrenti di trasmissioni tivù, della dittatura catodica, sarebbe stato assurdo anche per un marziano. Invece è qui, è l'Italia. 
L'insipienza, o l'imbecillità, o l'ipocrisia di Rocco e dei suoi fratelli arriva al punto di fargli definire riservata e personale la dichiarazione passata ai due giornalisti. Ah sì? E la raccomandazione di diffonderla come “di fonte parlamentare”? Allora non era riservata. 
E se parli con due giornalisti di cose del genere, minacciando mezzo mondo, dal ministro in giù, ti aspetti che non le scrivano? Allora invece del portavoce dovresti fare il portabagagli alla stazione Termini. 
Visto che questo Casalino, palesatosi solo ora ai più, è laureato in ingegneria e conosce le lingue, fesso non dev'essere. Vuoi vedere che ha ragione chi sostiene che i Grillini hanno una gran paura di non riuscire a varare il reddito di cittadinanza, quindi si parano le spalle incolpando preventivamente la tecnostruttura ministeriale? 
Furbi, vero? Mentre Conte e Fico, cioè non due vu cumpra', ma il presidente del Consiglio e quello della Camera, sostengono che certe notizie tradiscono la deontologia e la riservatezza e bla bla bla. 
Senti chi parla di deontologia! Questa è una faccenda di straordinaria rilevanza pubblica e hanno fatto benissimo i giornalisti a diffonderla. C'era un altro che definiva i giornalisti iene scrivane, adesso pigia il vino nella sua tenuta. 
I tre altissimi dirigenti del ministero delle Finanze nel mirino di Rocco il Vendicatore dovranno pronunciarsi sui tagli di spesa e sugli aumenti delle tasse finalizzati al varo del reddito di cittadinanza. 
Posto che il cosiddetto contratto di governo prevede una diminuzione, non un aumento delle tasse, la Costituzione obbliga la Pubblica amministrazione a uniformarsi ai criteri di imparzialità e buon andamento della spesa. Quanto alla riservatezza, i Pentastellati sono controllatissimi in ogni istante della loro vita politica e privata, e la Casaleggio & C. farebbe bene a tacere in proposito. 
«L'approccio non può essere: si fa quello che dice il contratto di governo», puntualizza il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, invitando qualcuno a spiegare la legge ai Cinque Stelle, visto che cosa pretendono di fare con il mastodontico decreto perditempo su Genova. Infatti non è stata revocata la convenzione alla società Autostrade, che Grillo e soci, Di Maio in testa, pretendono di escludere dalla ricostruzione del ponte Morandi. 
E qui siamo al nocciolo della questione, la rivalità fra Cinque Stelle e Lega all'interno del governo. Sempre più numerosi sono i sostenitori dei primi che passano nelle fila dei secondi, al punto che oggi Grillo ha il 27 per cento dei consensi e Salvini supera il 31. Alle elezioni del 4 marzo erano rispettivamente al 32,6 e al 17,4 per cento: significa che in sei mesi il Carroccio è aumentato dell'80 per cento. 
Il perché è semplice. Il reddito di cittadinanza, per parità costituzionale e regole europee, dovrebbe andare anche agli stranieri, più o meno comunitari. Salvini ha detto che non deve incassarlo chi se ne sta a poltrire sul divano, figuriamoci i vari migranti, camminanti, sinti e simili: sarebbero decine di migliaia di voti perduti al Nord. 
Così come per le pensioni d'oro, operazione puramente di facciata e di basso assistenzialismo pauperista che non ha certo fautori fra gli elettori del Carroccio. 
In pochi mesi la politica oltranzista della Lega ha quasi bloccato gli sbarchi sulle nostre coste, e Salvini sembra sempre più agli italiani l'uomo che può far sentire la loro voce a Bruxelles. Senza contare la patetica fine della nave Aquarius, monumento dei buonisti da salotto, cancellata dai registri di Panama. La Lega insiste, inoltre, per la flat tax e per ridare fiato alle pensioni, non certo per tagliarle come vorrebbe il descamisado vestito Facis Luigi Di Maio. 
I grillini sono contro il lavoro domenicale, contro le pensioni alte, contro chi sta bene grazie a sé stesso, contro la Tav, contro le vaccinazioni, insomma per la decrescita felice. Felice secondo loro, almeno. Gli imprenditori, stanziati prevalentemente al Nord, con chi stanno? E quando vedono come è amministrata Roma dai Grillini che cosa pensano? Soprattutto se la confrontano con il Veneto e la Lombardia? 
Ha voglia Di Maio di dire che un ministro serio i soldi dovrebbe trovarli; gli italiani sanno bene che il reddito di cittadinanza l'ha promesso lui, Giggino, mica il ministro delle Finanze. 
«E' difficile fare adesso e subito tutto quanto è stato sottoscritto in campagna elettorale», dice ancora Giorgetti. E la Lega passa incredibilmente a far la parte della moderata, vicina alle istituzioni e tutelatrice della Costituzione. Salvini ha già annunciato che alle regionali si presenterà con gli alleati di centro-destra, Berlusconi non vede l'ora di cavalcare la sua onda e di ridare fiato a Forza Italia. 
I Grillini sono buoni per governarci insieme ancora per un po', ma non sarà per tutta la legislatura. «Salvini ha appena cominciato a mangiarsi i Cinque Stelle», ha scritto “Libero” domenica 23 settembre. 
Nel nostro piccolo lo diciamo da almeno due mesi. E Casalino ci sta dando una mano: un sentito grazie a Rocco e ai suoi fratelli.

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