Share |

Castellammare del Golfo: l'antico porto siciliano che si nutre di suggestioni. Fra grotte, castelli, orridi, riserve e il magico teatro greco di Segesta


29/07/2019

di Valentina Zirpoli


Sull’omonimo golfo affacciato sul Mediterraneo sorge l’antica cittadina di Castellammare del Golfo (Trapani), che fonda la propria identità sul mare. Nata come emporio marino per i commerci della vicina Segesta, sul suo mare si riflettono le torri di avvistamento e i baluardi difensivi del castello. Nei dintorni si conservano ancora paesaggi arcaici come il borgo di Scopello, addossato su una rocca che si affaccia sui faraglioni e sulla vecchia tonnara. Nel territorio di Castellammare ricade l’ingresso principale e parte della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro dove, accanto a spiagge incontaminate, si ritrovano rilevanti manifestazioni endemiche di flora e fauna. Imperdibili le grotte di Monte Inici con profondissimi “orridi”, laghi sotterranei e scorci di estrema suggestione.

Storia 

Castellammare nasce come Emporium Segestanorum (porto della vicina Segesta adibito allo scarico, al deposito e alla vendita di merci). Si ipotizza che l'emporio esistesse già a partire almeno dagli inizi del V secolo a.C. Testimonianze in tal senso si ricavano sia dagli scritti di Erodoto sia da quelli di Diodoro Siculo e di Tucidide, che a proposito della spedizione ateniese in Sicilia del 415 a.C., più volte parla di navi che andavano o venivano da Segesta. A fare esplicito riferimento al porto segestano sono però Strabone, nella sua Geografia, e il geografo Tolomeo. In età tardo romana avrebbe assunto il nome di Aquae Perticianenses presente sull'Itinerarium Antonini
Con l'arrivo degli arabi agli inizi dell'800 il paese prense il nome di al-madariğ, "le scale", nome che sembra derivare dalla scalinata che dalla parte più alta del bastione fortificato conduceva al porto. Furono gli arabi a realizzare il primo nucleo del "castello a mare" poi ampliato dai Normanni. L'edificio fortificato venne edificato su di uno sperone di roccia a ridosso del mare e collegato alla terraferma per mezzo di un ponte levatoio ligneo[9]. 
La denominazione castrum ad mare de gulfo, da cui l'attuale nome, risale agli inizi del secondo millennio, quando Castellammare diviene importante fortezza dei Normanni prima, degli Svevi poi e centro di battaglie fra Angioini e Aragonesi.

Il Castello a mare e le torri saracene

Nei pressi del porto di Castellammare del Golfo sorge il cosiddetto Castello a mare, chiamato così perché fino agli anni ottanta era lambito dal mare. Lo specchio di mare antistante la torre era chiamato "vasca della regina" per indicare una vasca naturale delimitata da scogli, che la leggenda vuole fosse in uso alla regina del castello.


Si pensa che il Castello a mare venne costruito dagli arabi nel X secolo. 
Le prime notizie al geografo arabo Idrisi, che nel 1154 scrisse nel Libro di Re Ruggero: “Nessun castello è più forte di sito né meglio per la costruzione che questo qui, cui cinge intorno un fosso tagliato nella montagna. Si entra nel castello per un ponte di legno che si leva e si rimette come si vuole”. 
Secondo lo stesso Idrisi, il Castello a mare fungeva da dependance del più importante maniero di Calathamet ("Castello dei Bagni"), che sorgeva nei pressi delle sorgenti termali presenti nei pressi di Castellammare del Golfo. 
Il Castello fu ampliato da Normanni e successivamente fortificato dagli Svevi tramite l'aggiunta di mura difensive e delle torri. 
Nel 1316, in seguito alle lotte tra Angioini e Aragonesi, fu distrutto da Federico II d'Aragona per poi essere ricostruito. Venne dotato prima di due torri merlate (denominate "Torre di San Giorgio" e "Torre della Campana"), quindi venne aggiunta una prima cinta muraria nel 1521, poi nel 1537 una terza torre (detta "il Baluardo"), una quarta torre nel 1586 (che è l'unica torre che è ancora visibile) e infine una seconda cinta muraria nel 1587. Durante lo stesso periodo il ponte levatoio preesistente venne sostituito con l'odierno ponte in muratura. 
Oggi il Castello è di proprietà pubblica e ospita al suo interno un polo museale che si snoda in un percorso denominato "La Memoria del Mediterraneo” che comprende quattro sezioni: il Museo dell'Acqua e dei Mulini, il Museo delle Attività Produttive, il Museo Archeologico e il Museo delle Attività Marinare. 
Nel territorio di Castellammare del Golfo sorgono inoltre antiche torri di avvistamento saracene, tra cui la torre di avvistamento nella baia di Guidaloca, torre Bennistra, la Torre della tonnara di Scopello e la torre di Scopello.

Scopello 

Dalla sommità di una altura, il piccolo e suggestivo borgo di Scopello domina il paesaggio che spazia sull’intero Golfo di Castellammare. 
Sorto nei pressi della mitica città di Cetaria (la cui prima menzione risale a Tolomeo), cosiddetta per l’abbondanza di tonni, porta nel nome derivante dal greco Skopelòs, scoglio, o dall’arabo Iscubul, la presenza dei maestosi e pittoreschi faraglioni, ricoperti di vegetazione mediterranea. 
Suggestival’ insenatura di Guidaloca, con ghiaia bianca, protetta da una vecchia torre che con le altre due della tonnara, una su di un piccolo promontorio e l’altra arroccata su un’aspra rupe, assicurava il controllo della zona dal pericolo proveniente dal mare. 
Il baglio, tipica costruzione rurale con cortile interno, sorto nel sito di un casale arabo, arricchisce con la piazzetta e l’antico abbeveratoio il paesaggio del piccolo borgo.


Le Terme Segestane e le Grotte

Situate in contrada Ponte Bagni, le Terme Segestane fanno parte del gruppo di sorgenti che sgorgano lungo una faglia alle falde del Monte Inici, confluenti nel Fiume Caldo. 
Note e sfruttate sin dall'antichità, corrispondono alle Aquae Segestanae sive Pincianae riportate nell'Itinerarium Antonini. Nel XII secolo erano conosciute col nome arabo al-hammah ("il bagno termale"). 
Attualmente le Terme Segestane dispongono di uno stabilimento termale realizzato nel 1958 e ampliato nel 1990. L'acqua sulfurea, a una temperatura di circa 44 °C, alimenta due piscine termali e la Grotta Regina, una sauna naturale di epoca romana. 
Nella collina sovrastante l'attuale stabilimento sono situati i resti archeologici e il castello di Calathamet (Qalcat al-hammah, "la rocca dei bagni"), un insediamento che si ipotizza fondato in epoca islamica (fine X o inizio XI secolo). Ai piedi del rilievo di Calathamet (circa 500 m a est), su un territorio esteso più di tre ettari, si trova invece il grande sito archeologico di Ponte Bagni, per il quale, a differenza di Calathamet, sembra certa una lunga continuità di vita attraverso i periodi romano, bizantino e islamico.


A Castellammare, sia sul massiccio del Monte Inici che sulle pareti prospicienti il mare e sotto di esso, sono presenti diverse grotte. 
Grotta di S. Margherita si trova su una parete a strapiombo a 15 metri sul livello del mare. Sulle pareti laterali dell'ampia grotta si scorgono diverse pitture databili tra il XIII e il XIV secolo: una Madonna con Bambino, affiancata da un Santo e da un altro pannello a destra, contenente un personaggio non identificato, che indossa all'apparenza un manto serico decorato e svolazzante; in fondo un grande pesce ed una Santa circondata da Angeli; sul lato opposto, a sinistra dell'ingresso, una Crocifissione ed altre figure. Nelle vicinanze della grotta sono state rinvenute tracce di un impianto per la lavorazione del pesce. 
Grotta della Ficarella è una grotta subacquea nella riserva naturale dello Zingaro. Si accede a 14 metri di profondità attraversando un ampio cunicolo che arriva a una grande stanza sul livello del mare dove è possibile togliersi l'erogatore e ammirare le pareti della grotta. 
Grotta dell'Eremita, anche detta "grotta del cavallo", è ubicata nel complesso montuoso di Monte Inici e si sviluppa per 4.500 metri con un dislivello di 310 metri. 
Infine, Abisso dei Cocci, che vanta uno sviluppo di 2.000 metri e un dislivello complessivo di 420 metri.

Il Teatro di Segesta

Il teatro di Segesta è un teatro greco dell'antica città di Segesta sito nell'area archeologica di Calatafimi Segesta, orientato a nord verso Castellammare del Golfo. 
Sullo scorcio del III sec. a. C., gli abitanti di Segesta costruirono il loro teatro sulla cima più alta del Monte Barbaro, in un sito, alle spalle dell'agorà, che era già sede di un luogo di culto molti secoli prima. 
Il teatro di Segesta sfrutta come scenografia lo splendido panorama del mare e delle colline a perdita d'occhio. Fu costruito alla fine del III sec. a.C. secondo i dettami dell'architettura greco-ellenistica, con blocchi di calcare locale. Si discosta dalla struttura tipica dei teatri greci perché la cavea non poggia direttamente sulla roccia ma è stata appositamente costruita ed è sorretta da muri di contenimento. Consta di due ingressi, leggermente sfalsati rispetto all'asse principale dell'edificio ed è in grado di contenere circa 5000 persone. 
Ogni estate, è possibile rivivere la magia antica del teatro di Segesta grazie alle rappresentazioni che vi vengono svolte. Sul palco si alternano attori affermati ed emergenti, rappresentazioni classiche e moderne, drammi antichi, spettacoli di danza, lirica, operette e musical intercalati da spettacoli di varia natura.


Castello di Calatubo

Non lontano da Castellammare del Golfo, nei dintorni di Alcamo, sorge il suggestivo Castello di Calatubo, un’antica fortezza posta all’interno di un sito che presenta frequentazioni antichissime, con resti di un insediamento elimo e di una necropoli. 
Le origini del castello risalgono a prima del 1093, anno in cui il conte Ruggero definì i confini della diocesi di Mazara del Vallo, includendovi "Calatubo con tutte le sue dipendenze". 
Anticamente, attorno al castello, sorgeva il villaggio di Calatubo, che fondava il proprio commercio sull'esportazione di cereali e di pietra da mulino (ad acqua e a vento, questi ultimi detti "mulini persiani"), estratta dalle cave attorno al torrente Finocchio. 
A partire dal Medioevo, a causa della sua visibilità, il castello di Calatubo ebbe un importante ruolo strategico: infatti esso faceva parte di una linea di torri e forti situati lungo la costa che va da Palermo a Trapani; tale linea difensiva veniva utilizzata per trasmettere segnali luminosi in caso di attacco dei nemici saraceni. In particolare, il castello di Calatubo garantiva il flusso di informazioni che avvenivano tra gli avamposti di Carini, Partinico e Castellammare del Golfo. Nel 1338 fu assegnato a Raimondo Peralta, conte di Caltabellotta. 
Il villaggio di Calatubo fu abbandonato in seguito alla conquista da parte di Federico II e il castello perse la sua funzione originaria di fortezza militare, trasformandosi in un baglio. Durante tale periodo, al castello si aggiunsero magazzini, stalle e altre strutture utilizzate per l'amministrazione agricola del feudo di Calatubo. Alla fine del XIX secolo in corrispondenza del secondo cortile furono poi allestiti magazzini per la produzione del vino "Calatubo". 
Il castello rimase in buone condizioni fino al 1968, anno del terremoto del Belice. A peggiorare l'azione distruttrice del terremoto fu l'utilizzo della struttura come ovile e gli scavi di frodo, che avevano come obiettivo i reperti della necropoli del VII secolo a.C. attinente al castello. 
Inoltre nel luglio 2013 il castello è stato colpito da un incendio che oltre ad annerirne le pareti interne ed esterne ha verosimilmente arrecato ulteriori danni alla struttura. 
Nel 2007 il Comune di Alcamo ha acquistato il castello per 60 mila euro dalla famiglia Papè di Valdina. Nel corso degli ultimi anni è stato segnalato più volte nell'ambito dell'iniziativa "I Luoghi del Cuore" promossa dal Fondo Ambiente Italiano (FAI), che ha come obiettivo la protezione e la valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico italiano.


La rivolta contro i Cutrara

Poco dopo l'unità d'Italia, il 30 giugno 1861, veniva introdotta anche in Sicilia la leva obbligatoria. La norma era odiata dai siciliani poiché da un lato non erano abituati all'arruolamento obbligatorio che sotto i Borbone-Due Sicilie non esisteva, dall'altro costringeva i giovani a stare sette anni lontani dalla loro casa. Molti, non ottemperando all'obbligo, si nascosero sulle montagne che circondano la cittadina. 
Il 2 gennaio del 1862, circa 400 giovani capeggiati da due popolani (Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo), innalzando una bandiera rossa, entrarono in paese e assalirono l'abitazione del Commissario di leva e l'abitazione del Comandante della Guardia Nazionale, trucidando i commissari governativi e bruciando le loro case. 
La reazione dei piemontesi si ebbe il giorno successivo, il 3 gennaio, quando da due navi da guerra sbarcarono alcune centinaia di bersaglieri. Secondo alcune testimonianze, alcuni di questi giovani vennero fucilati. 
Il termine “cutrara” fa riferimento a coloro che si dividono la “coltre” del dominio che i piemontesi chiamarono “mafia”, ma a cui si appoggiarono per mantenere un presunto ordine pubblico.

La Madonna del Soccorso

La leggenda narra che il 13 luglio del 1718 (periodo nel quale la cittadina si trovò coinvolta nel conflitto tra Filippo V Re di Spagna e Vittorio Amedeo II di Savoia per il possesso della Sicilia) un bastimento spagnolo per sfuggire a cinque navi inglesi trovò rifugio nel porto di Castellammare. Dal Castello furono sparati dei colpi di cannone in direzione delle navi inglesi a difesa di quella spagnola scatenando la furente reazione degli inglesi. Fu in questo frangente che i castellammaresi spaventati invocarono l'aiuto della Madonna (a Maronna di l'assuccursu). Essa apparve dal monte prospiciente il porto con una schiera di angeli. Gli inglesi spaventati dalla visione lasciarono il porto e la battaglia. 
Una rievocazione storica ricorda ogni anno tale prodigioso avvenimento.


La Madonna della Scala

La chiesa della Madonna della Scala è una piccola chiesa sulla parete prospiciente il porto. 
La leggenda narra che il 7 settembre 1641, verso sera, si scatenò un temporale.
Maria D'Angelo, una ragazza che pascolava il gregge nella montagna di Castellammare, volendo ripararsi dalla pioggia si rannicchiò nell'antro scavato da un fulmine poco prima. In quella piccola grotta rinvenne una scatola di rame arrugginita, all'interno della quale era una piccola scatola d'argento che riportava il monogramma della Vergine e una croce. Al ritrovamento della scatolina il temporale cessò e la pastorella fu ritrovata dai familiari che disperavano di vederla ancora viva. Quando l'arciprete di Castellammare aprì la scatola, vi trovò una croce d'argento e un reliquario contenente l'immagine della Madonna con in braccio il Bambino Gesù, tutto adorno di gemme e d'oro. Si gridò allora al miracolo e sul luogo del rinvenimento fu edificata una chiesa.


Fonti:
www.comune.castellammare.tp.it

(riproduzione riservata)