Share |

Cittadini smemorati e puniti: così il risparmio "dimenticato" finisce nelle casse dello Stato

Al Fondo rapporti dormienti affluiscono le somme non riscattate dai proprietari che serviranno a risarcire le vittime di truffe finanziarie. Ma è un provvedimento che contrasta con l’articolo 47 della Costituzione che tutela il risparmio. Un vero e proprio abuso


24/09/2018

di Giambattista Pepi


Le vie dell’autoritarismo sono infinite, ma l’approdo è sempre lo stesso: la fine dello Stato liberale e, con esso, dei diritti di libertà. Nessuno crediamo dubiti che l’Italia non sia uno Stato di diritto, ma non si può negare che alcuni diritti di libertà abbiano subìto, in tempi recenti, violazioni e limitazioni gravi. La carcerazione preventiva e la denegata giustizia per i tempi lunghi di definizione dei processi penali, civili e amministrativi; il contributo di solidarietà sui redditi elevati e i prelievi sulle cosiddette “pensioni d’oro”; l’abolizione del segreto bancario e la possibilità per il Fisco di poter accedere ai dati “sensibili” dei titolari di conti correnti, conti di deposito e dossier titoli dei privati cittadini nelle banche sono i primi esempi che ci vengono a mente. 
Ma ce ne sono molti altri. Come la “pretesa” dello Stato di appropriarsi del risparmio che i cittadini hanno dimenticato e non impiegato, in violazione del dovere dell’Italia di promuovere e tutelare il risparmio previsto dall’articolo 47 della Costituzione repubblicana (“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”). 
Ora, scorrendo la legislazione prodotta dal Parlamento dopo l’entrata in vigore della Carta costituzionale (1° gennaio 1948) sembra che la direzione seguita dal legislatore vada in senso esattamente contrario e sia indirizzata cioè verso una decisa disincentivazione del risparmio (che, è bene ricordarlo, rappresenta una risorsa fondamentale per lo sviluppo della collettività). A ben vedere, il risparmio non è né incoraggiato, né tutelato. 
Il primo e il più semplice provvedimento che ci si potrebbe attendere in tal senso sarebbe l’emanazione non di titoli pubblici abbandonati agli umori del mercato - sia come quotazione del capitale, sia come livello degli interessi - bensì di Buoni del Tesoro a valore fisso, indicizzati all’inflazione e a rendimento stabilito dallo stesso Stato emittente, anziché dagli acquirenti nelle aste. Inoltre, anche per quanto riguarda la protezione del risparmio, l’attenzione del legislatore è piuttosto scarsa e deludente, tanto che sono stati possibile raggiri e truffe colossali ai danni dei risparmiatori (la vicenda dei Bond dell’Argentina e delle Obbligazioni Cirio-Parmalat e, più di recente, quanto è avvenuto ai danni dei risparmiatori delle quattro banche dell’Italia centrale: Etruria, Marche, Chieti, e Ferrara. In quest’ultimo caso con un decreto del Governo Renzi sul finire del 2015 che ha poi fatto rinascere le banche separando la parte sana, da quella malata) che hanno caratterizzato la storia del Paese negli ultimi anni. 
Turlupinature molto gravi che hanno coinvolto direttamente le banche, il comparto delle emissioni obbligazionarie e azionarie, i titoli “derivati” e le borse valori. E questo andazzo è continuato sinora. Emblematico, in questo senso, il “caso” dei Rapporti dormienti. Cosa sono? Sono il denaro e i titoli di credito di privati (persone fisiche e società) accantonati in un cassetto a casa, in banca o in ufficio, dimenticati o tesaurizzati. Il risparmiatore in buona fede non immaginava certo che lo Stato un giorno potesse, inopinatamente, ma legittimamente, in forza di leggi approvate dal Parlamento, appropriarsene. 
Possibile? Certamente. La legge n. 266 del 23 dicembre 2005 e il Regolamento di attuazione dell’art. 1 comma 345 della stessa Legge ha istituito dal 2006 nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze il Fondo rapporti dormienti per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, sono rimaste vittime di frodi finanziarie e che hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito. 
Peccato, però, che questo Fondo speciale è alimentato con gli importi provenienti dai conti correnti e dai rapporti definiti “dormienti” all’interno del sistema bancario, assicurativo e finanziario: dagli assegni, ai buoni fruttiferi, fino alle polizze assicurative emessi o stipulati dopo il 14 aprile 2001 e non reclamati entro il termine di prescrizione che scatta a partire dal prossimo mese di novembre. 
I dati complessivi di questa “manovra” nella loro globalità non è dato conoscerli, ma è stato possibile, non senza resistenze e reticenze, sapere almeno quelli sul risparmio prima maltolto e poi restituito ai legittimi proprietari, previa presentazione ed istruzione delle domande di rimborso.  
Dal 2011 a oggi, secondo dati forniti dalla Consap SpA (società concessionaria del ministero dell’Economia e delle Finanze, che gestisce il Fondo rapporti dormienti) sono state presentate 44.600 domande di rimborso: 43.750 sono state istruite, 30.432 sono state accolte e 27.100 sono state rimborsate agli aventi diritto per un importo complessivo che sfiora 140,5 milioni di euro. Le cifre si riferiscono ad assegni, conti correnti, libretti di risparmio e buoni fruttiferi emessi dopo il 2001. A queste cifre vanno aggiunte quelle delle polizze di assicurazioni stipulate e “dimenticate” dai sottoscrittori. 
L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) ha comunicato che sono state finora “risvegliate” 187.493 polizze, per un totale di 3,5 miliardi di euro in corso di pagamento ai beneficiari. L’attività è stata resa possibile grazie alle verifiche effettuate dalle imprese e inviate all’Ivass e al successivo incrocio dei codici fiscali con l’Anagrafe Tributaria. Restano da indagare altri 900mila contratti, relativi per la maggior parte a polizze temporanee caso morte. Ma questi “numeri” niente dicono della frustrazione, dell’ansia e dei costi sostenuti dai risparmiatori per riavere indietro i propri soldi dallo Stato arruffone e predatore. 
Lo scopo potrebbe anche essere condivisibile, ma le obiezioni non mancherebbero. Infatti ci si potrebbe chiedere perché mai lo Stato ritiene di dovere risarcire le vittime di truffe finanziarie con il risparmio “sequestrato” perché caduto nell’oblio, ma comunque pur sempre nella sfera della libertà individuale del cittadino? Perché non lasciare alla libera scelta discrezionale delle vittime di truffe finanziarie se rivolgersi alla magistratura e ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e morale da chi risultasse effettivamente responsabile di averli ingannati? 
Insomma sembra che lo Stato voglia, per cosi dire, rimediare a un’ingiustizia (di altri) commettendone un’altra solo che quest’ultima ha il crisma della legalità. Questo sistema illiberale di spoliazione del risparmio “dimenticato” continua ad esistere ed a produrre i suoi risultati. Certo, ma si tratta un rimedio per recuperare questo denaro comunque è previsto. Ma lo Stato, Carta costituzionale alla mano, ha questo diritto? Il risparmio accantonato dai cittadini e dalle imprese è forse a tempo? Ha, forse, impresso, come nelle confezioni di alimenti e farmaci, una data di scadenza? La risposta ai sacri custodi del pensiero liberale…

(riproduzione riservata)