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Clusone, viaggio alla scoperta della "città dipinta"


11/11/2015

di Valentina Zirpoli

È denominata la “città dipinta” per i suoi numerosi affreschi. Stiamo parlando di Clusone, borgo medioevale nella comunità montana della Val Seriana (650 m.s.l.m.), in provincia di Bergamo, che sorprende il visitatore con il suo nucleo storico, ancora ben conservato, irregolarmente disposto su diversi livelli e caratterizzato da un singolare e labirintico intersecarsi di vicoli e strade.


Clusone è circondata da colline e montagne dove la natura conserva ancora molte delle sue bellezze: una pineta per passeggiare, sentieri per itinerari nei boschi e sui monti, adatti ad ogni età ed esigenza, per scoprire una vegetazione varia ed una flora colorata; colline che spuntano dall’altopiano per farvi godere scorci panoramici cari agli artisti, escursioni più impegnative sulle Prealpi e sulle Alpi Orobiche, lungo sentieri attrezzati. La particolare collocazione del centro, che gli garantisce una costante esposizione al sole e la protezione dalle correnti più fredde, unita alla relativa vicinanza con i maggiori centri lombardi e ad un patrimonio artistico di primaria importanza, fanno oggi di Clusone una primaria meta del turismo.

La storia
L’origine di Clusone è antichissima e risale ad insediamenti di Orobi databili intorno al 1300 a.C., periodo del reperto archeologico più antico rinvenuto nella zona. All’epoca romana, grazie all’industria del ferro molto sviluppata nell’alta Val Seriana e in Val di Scalve, Clusone divenne centro di occupazione e vi fu edificata la “casa d’armamento” per il deposito delle armi. Fu poi residenza del “prefetto dei fabbri” il quale ebbe le funzioni di custode delle armi e di governatore della valle. Ne sono prova numerosi ritrovamenti: monete, armi e lapidi con epigrafi latine, rinvenute nella zona. Il nome Clusone etimologicamente deriverebbe dalla parola “clausus”, luogo chiuso, che starebbe ad indicare uno spiazzo circondato da montagne. Le più antiche notizie sulla rocca di Clusone risalgono a Carlo Magno, che nel 774 la infeudava ai monaci di S. Martino di Tours. Dai tempi più remoti fino al Medioevo, Clusone fu governata con propri statuti, fruendo di ampia libertà e di notevoli autonomie.
Sotto il dominio della Repubblica Veneta, alla quale Clusone si sottopose con tutta la Val Seriana il 2 ottobre 1427, il centro conobbe il suo periodo di maggiore splendore artistico, culturale e commerciale, conseguendo risultati di grande prosperità economica.


La Stele di Clusone

La millenaria e ricchissima storia di Clusone è testimoniata dalle sue artistiche chiese, dagli eleganti palazzi, dalla ricchezza delle decorazioni in affresco, dalle armoniose piazze, da vicoli e cortili. Due arterie pressoché parallele percorrono il centro storico da ovest ad est dividendolo in quattro grandi gradini: il primo è quello dell’antica contrada di Longarete; il secondo si trova dove era situata l’antica contrada di Imvico (Imus vicus) e oggi è l’asse commerciale che va da piazza Uccelli a via Cifrondi; il terzo è situato dove sorge il palazzo del podestà veneto; il quarto è in corrispondenza della basilica e dell’Oratorio dei Disciplini.
Con la caduta della Serenissima ad opera delle truppe francesi, Clusone fu testimone di tutte le vicende storico-politiche della Lombardia. Mantenne comunque intatto il proprio ruolo di capitale dell’intera Val Seriana superiore e il patrimonio di tradizioni culturali e sociali che il 12 novembre 1801 le valsero la proclamazione di “città”, titolo confermato dalle Repubblica Italiana il 15 maggio 1957 nel riconoscimento del glorioso passato.

Gli affreschi
Il visitatore che percorre le strade del centro storico si trova di fronte a continue piacevoli sorprese: oltre ai monumenti più famosi vedrà piccoli palazzi con resti di affreschi e con portali dei secoli XVI e XVII, case con loggiati seicenteschi, decorazioni di facciate del Quattrocento e del Settecento, chiostri di antichi conventi, piazzette caratteristiche. Si tratta di una Clusone spesso sconosciuta e tutta da scoprire, che offre i suoi segreti a chi ha la pazienza di cercarli.
Gli affreschi dipinti nel corso dei secoli sui muri, agli angoli delle vie, all'interno di chiese e palazzi, nelle nicchie delle santelle in tutta l'alta Val Seriana sono talmente tanti che non basterebbe un libro per raccoglierli tutti. Ci fu un tempo in cui le strade dei centri dell'Alta Val Seriana costituivano una sorta di galleria ricca di dipinti. Le facciate degli edifici dei centri storici erano ricchissime di colori: doveva trattarsi di uno spettacolo stupefacente, in parte visibile ancora oggi.


Basilica di Santa Maria Assunta
La città fino al XIX secolo era cinta da mura e vi sono testimonianze documentali che in epoca più lontana fosse anche dotata di una rocca di cui rimane ancora traccia in piazza della Rocca. Sulla sommità del borgo è posta la monumentale basilica di Santa Maria Assunta, di forme settecentesche, il cui alto campanile è visibile da tutta la vallata.
La basilica di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista a Clusone è sorta, secondo la tradizione, sulle rovine di un antico tempio romano dedicato alla dea Diana. La chiesa venne costruita su disegno di Giovan Battista Quadrio, architetto della Fabbrica del Duomo di Milano, tra il 1688 e il 1698. Venne consacrata il 6 luglio 1711 ed elevata al rango di basilica minore da Papa Giovanni XXIII nel 1960. Nel 1887 venne realizzata la nuova pavimentazione in marmo nero. L'esterno dell'edificio di culto è caratterizzato dal portico, posto lungo la fiancata destra della chiesa e preceduto dall'ampio sagrato. Quest'ultimo è rialzato ed è cinto da una balaustra decorata con alte statue marmoree di santi. Il piazzale è raccordato a via Pier Antonio Brasi, che si trova ad una quota inferiore, tramite tre scalinate, due frontali ed una laterale a sinistra, caratterizzata da un andamento curvilineo. Il portico è coperto con volta a crociera e si compone di cinque campate centrali e due avancorpi alle estremità. Questi ultimi e la campata di mezzo sono costituiti da un arco a tutto sesto poggiante su semipilastri ionici e affiancato da due lesene composite; le restanti quattro campate si aprono sull'esterno con una bifora ciascuna sorretta al centro da una colonna ionica liscia. Sotto il portico vi sono tre portali. La facciata della chiesa è leggermente a salienti ed è priva di particolari decorazioni. Al centro, in alto, vi è un finestrone rettangolare mentre in basso si apre il portale.


L'interno della basilica è costituito da un'unica navata lungo la quale si aprono otto cappelle laterali delimitate da archi ribassati poggianti su colonne corinzie alte 8,30 metri ciascuna. La navata termina con una profonda abside semicircolare.


L’Oratorio dei Disciplini
Di fronte alla facciata della basilica sorge l'Oratorio dei Disciplini, un edificio di origine medioevale voluto dalla confraternita dei Disciplini come sede del proprio ordine. L'edificio, dalla struttura semplice, possiede un ciclo di affreschi di grande valore, del 1484-1485, come riportato dai registri della congregazione, dipinti dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis, raffiguranti il “Trionfo della Morte” e la “Danza macabra” nella sua parte esterna, e la “Vita di Gesù” con la “Crocifissione” nella sua parte interna.


Il trionfo della Morte è un tema iconografico a carattere macabro diffuso nel tardo Medioevo a partire dal Trecento, soprattutto in area franco-tedesca e nell'area alpina. Se ne contano quasi 300 esempi comprendendo anche le danze macabre e il tema iconografico dell'"Incontro dei tre morti e dei tre vivi". Sulla facciata esterna dell’oratorio la Morte viene raffigurata come una grande regina che sottomette tutti a sé ed è rappresentata come uno scheletro trionfante avvolto in un mantello e con una corona sul capo. Essa sventola dei cartigli che contengono parte di una lauda cantata dalla confraternita dei Disciplini nei loro incontri. Sotto i cartigli sono raffigurati i potenti della Terra: un doge, un vescovo, un cavaliere e un re che interpella un ebreo per capire come corrompere la Morte. Tutti la implorano offrendole ricchezza e un regno, ma nulla può sovvertire o ritardare, nella sua giustizia che non fa differenze, l'unica cosa vera e certa della vita, se non la morte. Ai piedi della Morte, in un sepolcro di marmo, giacciono i corpi del papa e dell'imperatore, circondati da serpenti, rospi e scorpioni, emblemi di superbia e morte improvvisa.


Nel registro mediano è raffigurata la “Danza macabra”. Un ritmo di personaggi che da sinistra a destra attraversano la scena, raffigurando un valore egalitario della morte. Ogni individuo in vita ha un’espressione impaurita, disperata e incontra il proprio cadavere che, sorridendo, confonde la sua paura. Personaggi di rango inferiore a quelli del registro precedente ma con la medesima apprensione, vengono accompagnati senza doni da offrire e rappresentano la giustizia che è della Morte: le situazioni sociali su questa Terra non possono essere cambiate e tutti in modo equanime vanno verso la morte. Gli otto personaggi qui rappresentati hanno un forte legame con le danze macabre tedesche e francesi.


Gli affreschi dell'interno raccontano invece le storie della vita di Gesù su tre fasce sovrapposte, iniziando dalla parte superiore destra, proseguendo fin sul fondo della parte sinistra; si inizia con l’“Annunciazione”, la “Visitazione della Beata Vergine Maria”, per proseguire con la raffigurazione della “Vita di Gesù” fin dalla sua infanzia, continuando con gli episodi della vita pubblica per terminare con gli eventi della “Passione”, il tutto legato all’ordine liturgico che intercorre tra il Natale e la Pasqua.

L’Orologio planetario Fanzago
Uno degli edifici civili più importanti di Clusone è il Palazzo Comunale con la Torre dell’Orologio planetario Fanzago. Si tratta di una straordinaria opera realizzata nel 1583 da Pietro Fanzago, tuttora funzionante: una costruzione meccanica assai ardita per i tempi in cui è stata realizzata, sotto la quale compare la dicitura "SYDERA VIX ALIJ OBSCURA RATIONE MOVERIFANZAGUS MANIBUS, LUMINIBUSQUE PROBAT. 1583", che significa "Ho messo in opera tutta la conoscenza acquisita dagli astronomi nei loro studi. 1583”. L'orologio segna i movimenti del Sole e della Luna, le ore del giorno e la durata della notte, gli equinozi ed i solstizi, le costellazioni dello zodiaco, le lunazioni, i mesi, le ore, i minuti. L'antico meccanismo viene caricato a mano ininterrottamente tutti i giorni da circa quattrocento anni. Il costruttore, Pietro Fanzago, era membro della nobile famiglia Fanzago, ramo del casato Aliprandi, che sullo scorcio del Trecento si trasferì da Milano a Clusone.


Palazzo Fogaccia
Un altro edificio di particolare importanza è il Palazzo Fogaccia, costruito nel XVII secolo e dotato di grandi saloni in cui sono esposti dipinti di grande valore. La sua costruzione ebbe inizio nel 1693 e terminò nel 1709 da un progetto dell'architetto Giovanni Battista Quadrio, progettista anche della Fabbrica del Duomo di Milano; venne realizzata dai capomastri Giovanni Maria e Antonio Trizzini di Lugano, con la direzione dell'architetto Lorenzo Bettera di Bergamo. L'austerità della facciata esterna in muratura rustica contrasta con la ricercatezza degli interni, un labirinto di sale e corridoi riccamente affrescati e dipinti in stile neoclassico da Mariani da Monza e Francesco Paglia di Brescia che racchiude quadri di Domenico Carpinoni ed Antonio Cifrondi. L’edificio oggi ospita gli eredi della famiglia Fogaccia, il cui motto battagliero NI MATARME NI SPANTARME (né mi ammazzi, né mi spaventi), ricorda la determinazione caratteriale di questa famiglia.


Fonti:
www.comune.clusone.bg.it
www.turismoproclusone.it

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