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La chiusura della lite pendente "cancella" le spese di giudizio

I costi della controversia estinta con la definizione agevolata restano a carico della parte che li ha anticipati


29/07/2019

di Salvina Morina e Tonino Morina


La chiusura della lite con il Fisco, la cosiddetta “pace fiscale”, definisce ogni aspetto della controversia, compreso quello relativo alle spese di giudizio, ma alcuni uffici non lo sanno o fanno finta di non saperlo. Come stabilito dalla legge, articolo 6, comma 13, del decreto - legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, “le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate”, con la conseguenza che nessuna delle parti, ufficio o contribuente, può chiedere alla parte soccombente il pagamento delle spese di giudizio. 
In questo senso si veda anche l’articolo 46, comma 3, del decreto legislativo 546/1992, il quale dispone che “nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge, le spese del giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate”. 
Di conseguenza:

  • nei casi in cui, per la lite oggetto di definizione agevolata, è stata, in uno o più gradi di giudizio, pronunciata sentenza favorevole al contribuente anche sotto il profilo delle spese, la condanna dell’agenzia delle Entrate a pagare le spese di giudizio esclude che il contribuente possa pretendere il pagamento da parte dell’ufficio, in quanto la chiusura della lite comporta la rinuncia a tutti gli effetti processuali del giudizio, compresa la pronuncia sulle spese;
  • allo stesso modo, nei casi in cui, per la lite oggetto di definizione agevolata, è stata pronunciata sentenza favorevole all’ufficio, anche sotto il profilo delle spese, con condanna del contribuente al pagamento delle spese processuali, quest’ultimo non deve più pagare le spese di giudizio.

Le indicazioni del Fisco per una precedente definizione - La conferma che la chiusura agevolata delle liti “cancella” le spese di giudizio è stata fornita dall’agenzia delle Entrate, con la circolare 48/E del 24 ottobre 2011, che ha per oggetto “chiusura delle liti fiscali minori - articolo 39, comma 12, del decreto-legge 6 luglio 2011 n. 98”. In questa circolare, l’agenzia delle Entrate, al paragrafo 9.1, pronuncia di condanna dell’agenzia alle spese di giudizio, avverte che “ai sensi dell’articolo 46 del decreto legislativo n. 546 del 1992 le spese del giudizio estinto per definizione agevolata restano a carico della parte che le ha anticipate. Più in generale, la chiusura della lite definisce ogni aspetto della controversia, compreso quello relativo alle spese di giudizio. Per effetto della definizione della lite, il contribuente si avvale dei benefici alla stessa connessi, rinunciando agli effetti di una eventuale pronuncia favorevole resa nei suoi confronti, anche qualora la stessa rechi la condanna dell’agenzia delle Entrate al pagamento delle spese di giudizio. Pertanto, a seguito della definizione della lite, si ha rinuncia, da parte del contribuente, alla vittoria delle spese di giudizio. In modo speculare, l’intervenuta definizione impedisce di dare esecuzione a pronunce di condanna del contribuente alle spese, rese nelle controversie oggetto di definizione”. 
Le richieste degli uffici - Il “guaio” è che alcuni uffici, a seguito di sentenze dei giudici tributari a loro favorevoli, hanno emesso le cartelle di pagamento, chiedendo il pagamento delle spese di giudizio, “dimenticandosi” delle norme di legge e delle precedenti indicazioni fornite dalla stessa agenzia delle Entrate. Sono infatti diverse le richieste che stanno arrivando in questi mesi. A questo punto, il contribuente che ha definito la lite, a norma dell’articolo 6, decreto - legge 23 ottobre 2018, n. 119, è costretto a chiedere all’ufficio di annullare in autotutela la richiesta di pagamento perché non dovuta. 
La richiesta di annullamento in autotutela - L’istanza di annullamento in autotutela deve essere presentata all’ufficio dell’agenzia delle Entrate che ha emesso il ruolo. Alcuni uffici, però, non avendo avuto indicazioni specifiche, nemmeno rispondono alle istanze dei contribuenti. 
Considerato che le istanze di annullamento in autotutela non sospendono i termini per il ricorso, i contribuenti potrebbero essere costretti ad aprire una nuova lite, che speravano di avere chiuso definitivamente con la domanda di definizione agevolata presentata entro il 31 maggio 2019, unitamente al primo o unico versamento dovuto. In questo modo, il contenzioso, anziché chiudersi, rischia di moltiplicarsi.

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