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Come finirà il sofferto… abbraccio fra i Cinque Stelle e il Partito democratico?

A parole si vorrebbe salvare l’Italia e farla ripartire in un ambito di discontinuità, ma nei fatti la musica pare tutt’altro che scontata. Tanto più che, dopo la spartizione delle poltrone, si dovrà passare dalle parole ai fatti: e allora sarà davvero un’altra storia. Purtroppo, spiace dirlo, la nostra palla al piede è rappresentata da una classe politica inadeguata


09/09/2019

di Mauro Castelli


No so se ci avete fatto caso. In questi giorni di follia politica, segnata dal velenoso abbraccio fra i Cinque Stelle e il Partito democratico, ne sono state dette e fatte di tutti i colori. A partire dalla spartizione delle poltrone (un corpo a corpo che nemmeno su un ring è dato vedere), per non parlare dei proclami ai quali è risultata legata la nuova coalizione di Governo nata, a quanto sostengono gli improbabili protagonisti di questa alleanza, dalla volontà di “salvare l’Italia”, di farla “ripartire in termini di discontinuità”, di rivoltarla come un calzino - come se fosse facile - in campo economico, sociale e chi più ne ha più ne metta. 
E via a sbandierare - all’insegna, come peraltro succede a tutte le nuove forze di Governo, delle esagerazioni. Come se si trattasse di un punto fermo della democrazia - la svolta sui mercati finanziari, evidente espressione delle consorterie europee (ad esempio Christine Lagarde, che prenderà il posto di Mario Draghi alla guida della Bce, prima ancora che fosse stata resa nota la lista dei nuovi ministri, ha inneggiato alla nomina di Roberto Gualtieri al dicastero dell’Economia e delle Finanze). Consorterie che vivevano alla stregua di un mal di pancia il ruolo decisionale di Matteo Salvini, espressione evidente di quel sovranismo (o populismo che dir si voglia) che sta comunque contagiando l’Europa. Vedi ad esempio quel che è successo in Germania nell’ultima tornata regionale di voto. 
Sta di fatto che, per arrivare al secondo appuntamento di Giuseppe Conte sullo scranno di presidente del Consiglio, si è lavorato “a lungo e con fatica” (parole di Delrio). Per dirla in chiaro si è litigato, e di brutto, sulla spartizione delle poltrone, unico modo per cementare (ma quanto durerà?) una specie di unione contro natura. Basta ad esempio rifarsi alle ancora fresche dichiarazioni del segretario del Pd, Zingaretti, che giurava e spergiurava che mai e poi mai si sarebbe alleato con i pentastellati, sino a ieri tacciati come il male supremo. 
Ma allora, se i grillini venivano considerati alla stregua di una malattia contagiosa, come mai si è arrivati a questa strana alleanza su temi ritenuti sino a ieri centrali e inderogabili? Semplice: per far fuori - politicamente parlando - Salvini, al quale basteranno pochi mesi di assenza dalle stanze del potere per vedersi falcidiare le preferenze. Alla faccia delle promesse che lo stesso segretario del Pd aveva fatto telefonicamente al leader leghista, promettendogli elezioni anticipate nel caso avesse rotto con Di Maio. Promesse, come si è visto, mai rispettate, visto che quando in politica si gioca duro tutti i mezzi sembrano essere leciti. 
Purtroppo, in questo scalcagnato guazzabuglio parlamentare, mancano i grandi protagonisti, quelli che una volta si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Berlinguer, Moro, Almirante. Ora abbiamo invece a che fare con cartucce caricate a salve. Come nel caso di Di Maio, una brava persona che vive all’ombra di un comico sulla via del tramonto (Grillo), che sorride troppo e che ne azzecca poche; come Zingaretti, che inizialmente avevamo apprezzato per il suo equilibrio e che invece, una volta che si è messo a blaterare a ruota libera, ci ha fatto ricredere su che tipo di pasta sia fatto; come lo stesso Salvini, certamente il più scafato della combriccola, che nella sua frenesia operativa ha esagerato si è tirato la zappa sui piedi e ora piange sul latte versato.  Per il resto profondo rosso. Ma sia chiaro: non nel senso dei democratici disposti a tutto pur di recuperare voti e consensi (tendenza in ogni caso tutta da verificare). 
E ancora: che dire della Meloni, che blatera-blatera lanciando minacciosi proclami, dimenticandosi che era stata la sua smisurata ambizione a far saltare la conquista di Roma da parte del centrodestra. Oppure di Berlusconi, in caduta libera di consensi e alle prese con lotte interne di potere, che cerca di aggrapparsi a una “opposizione costruttiva” che non darà mai risultati apprezzabili. Per il resto, spiace dirlo e a parte di poche eccezioni, fuffa e poco più. In altre parole dobbiamo accontentarci di quello che c’è su piazza: un sacco di dilettanti allo sbaraglio. 
Ma torniamo al nostro strano abbraccio di potere, gestito da quel brav’uomo di Conte. Una figura popolare, ma di taglia non eccelsa anche se in crescita, che ce la mette tutta per non staccarsi da quel ruolo cui lo avevano relegato Di Maio e Salvini e che, essendosi abituato a strette di mano importanti, è stato a sua volta disposto a tutto pur di non mollare lo scranno. Magari alzando la voce - in altre parole esagerando come lo abbiamo visto fare recentemente in Parlamento - e facendo anche un po’ di rabbia in chi di politica vera qualcosa ne mastica ancora. Insomma anche lui, il professorino tutto ghingheri e pochette da taschino, sembra essersi montato la testa. 
E ora? Lo abbiamo già fatto notare. Sia pure con indifferenza, more solito verrebbe da dire, sono già in molti (giornalisti in testa) ad agganciarsi al carro dei vincitori. A partire da coloro, per dirla alla Salvini, che si sarebbero alleati anche con la Fata Turchina pur di non andare a votare.
Ma sorvoliamo. Vediamo piuttosto - e questo è il tema portante della nostra divagazione - se si passerà dalle parole ai fatti. Fermo restando che le promesse sono state tante, troppe (ma è sempre stato così per chiunque approdi nelle stanze che contano): sarebbe quindi sufficiente che venissero concretizzate anche soltanto in minima in parte. A patto che non si mandi a carte quarantotto - l’aria non è infatti delle migliori, ma speriamo di sbagliarci - quel poco di positivo che sinora è stato fatto.   

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