Share |

Cosa ci fa un filobus fantasma sulla circonvallazione di Milano?

Uno strano delitto all’ombra della Madonnina raccontato con il consueto brio da Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone


18/04/2017

di Massimo Mistero


Tre scrittori con il gusto della provocazione, capaci di incuriosire, intrigare, far sorridere; che in ogni caso, per risultare credibili, amano documentarsi al meglio; che per dare voce al decennio che li ha visti nascere si confrontano, discutendo e ridiscutendo, presso il bar Jocker di via Colonna a Milano e l’Osteria del Biliardo di Affori. Incontri che sono serviti e servono - ne abbiamo già parlato - per mettere a punto i canovacci preventivi dei loro romanzi, oltre che per immaginare dialoghi, situazioni e contesti, nonché per spartirsi i rispettivi compiti. «Poi ognuno a lavorare per proprio conto, ma comunque in sintonia. Evitando in questo modo disomogeneità o errori ai danni del lettore».
Stiamo parlando di Riccardo Besola (classe 1974), Andrea Ferrari (1977) e Francesco Gallone (1978), tre penne milanesi al cento per cento, forti di una consolidata esperienza, che si sono conosciuti - diventando amici - presso la casa editrice Eclissi, per la quale hanno pubblicato i loro primi lavori. Più in particolare: Besola, che si dà da fare nel mondo pubblicitario, è autore della serie incentrata sull'ex poliziotto Mauro Dragani (Piombo e Mala Femmina) mentre con Novecento ha pubblicato Disco Inferno; Ferrari (laureato in lingue, alla guida di un Centro per anziani) ha dato voce alle avventure del detective più scalcagnato della narrativa di settore (Milano A. Brandelli, Bravo Brandelli, Milano Muta e Divorzio alla milanese), ma anche Sangue nero per Novecento; Gallone a sua volta, venditore di fiori finti al mercato, ha scritto Milano è un’arma, La Metropoli stanca e Lapidi d’asfalto, mentre con MilanoNera ha pubblicato Milano corri o muori.  
Insomma, variegate esperienze - a fronte di diversificate personalità - che strada facendo sono finite per convergere, “accettando” una casuale provocazione di Luca Crovi. Risultato? La scrittura, per i tipi della Fratelli Frilli di Genova, di quattro noir vincenti (oltre ad altre due indagini affidate al commissario Santambrogio, ma delegate a un altro editore), raccontati all’insegna di storie fuori dal mondo condite di personaggi azzeccati, sempre frutto di una seria ricerca (attingendo cioè dai ricordi di parenti e amici, ma anche leggendo quotidiani e riviste dell'epoca, guardando documentari e via dicendo).
Così, dopo aver rubato la Madonnina ai milanesi nel 1973, nel 1974 hanno deciso di puntare sul grande sogno del Rischiatutto, il mitico programma condotto da Mike Bongiorno. A seguire, incentrata sul 1975, sarebbe invece sbocciata la storia de Il Colosso di corso Lodi. Mala & Fernet: in questo caso non un racconto strampalato, ma una storia noir più tradizionale. «Non per questo meno intrigante e meno leggibile. Perché saper scrivere è un atout che non tutti si possono permettere», e il nostro terzetto invece sì. Ovviamente il quarto appuntamento con gli anni Settanta, e più precisamente con il 1976, si rapporta con il loro ultimo lavoro, Milano fa paura la 90. Il delitto di via Botticelli (pagg. 192, euro 10,90), dove quel 90 sta per il numero della circolare sinistra, che a quei tempi era di colore verde e percorreva una circonvallazione cittadina.
Sì, perché la ricostruzione di quel periodo (con le sue strade, i suoi quartieri, i suoi intrighi, le sue malefatte, le aspettative della gente) è ben orchestrata, all’insegna del sorriso e di tre graditi ritorni: quello del commissario Benito Malaspina, detto il Mala, del suo attendente Venditti (che da romano gioca a fare il milanese e gli piacerebbe diventare attore) nonché di Dino Lazzati, detto Fernet, giornalista di nera del quotidiano del pomeriggio La Notte (con il quale, detto per inciso, il sottoscritto ha collaborato), ma anche amico e confidente del commissario.
Tutto succede martedì 2 marzo, il primo giorno di Carnevale, quando la ragazza madre Guendalina Falci, che lavorava come bidella presso l’istituto tecnico Rizzoli, viene trovata uccisa, in un lago di sangue, in viale Molise. Inginocchiato accanto a lei (che lascia orfano un figlioletto di pochi mesi trovato nascosto in uno sgabuzzino, forse per proteggerlo) un uomo mascherato, con mantello e canini da Dracula. Saranno stati questi denti a lasciare sul collo della donna due strani segni? Succede inoltre che Armanda Floris, una arzilla vedova di 85 anni che stava tornando a casa con Lothar, il suo minuscolo cane, svenga alla vista della morta. E quando rinviene racconti al Mala di aver visto un filobus a luci spente e senza conduttore passare come un fantasma per i viali della circonvallazione esterna e…
Ma il Mala, da poliziotto concreto qual è, non può credere che il delitto sia opera di un vampiro e men che meno dell’amico Fernet, reduce da una festa in costume, mascherato appunto da vampiro. E allora via a indagare ripercorrendo le strade e i luoghi della periferia, «lungo una scia di vittime uccise in modi bizzarri», per non parlare della scomparsa e del successivo ritrovamento di un professore del Rizzoli. Sta di fatto che Carnevale diventa «una specie di danza macabra, tra licantropi e cariche della Celere, misteriose sparizioni e vedove visionarie, feste e mummie, mostri e maschere, miserie e malaffari. E c’è pure qualcuno, alla Notte, che manipola gli articoli di Lazzati...». In questo contesto Mala & Fernet dovranno dare fondo a tutte le loro doti di investigatori per capirci qualcosa, indecisi se facciano più paura i mostri, gli uomini, i cambiamenti sociali o la stupidità umana. Quella, ad esempio, che si rifà al commissario capo Puglisi, che pretende tutto e subito. Persino l’impossibile.
Per farla breve, una storia che - pur nella sua esasperata follia - scorre via liscia che è un piacere all’insegna di una buona dose di ben gestita paranoia. Ferma restando una leggerezza narrativa che finisce per rapportarsi con una piacevolissima lettura.

(riproduzione riservata)