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Da Bruxelles le raccomandazioni per viaggiare in Europa in modo sicuro: portavoce Ursula von der Leyen


07/09/2020

Stando alla recrudescenza dei casi di Covid-19, viaggiare e andare in vacanza, soprattutto all’estero, non rappresenta una buona idea. Di fatto le poche certezze che si erano fatte strada negli scorsi due mesi sono andate a farsi benedire con la recrudescenza del male, che è tornato prepotentemente ad allarmare il nostro quotidiano. Logico, quindi, che le regole per viaggiare in sicurezza (almeno in Europa) siano cambiate nel giro di pochissimo tempo. 
A tal proposito Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha lanciato nei giorni scorsi delle “raccomandazioni onde evitare che il Vecchio Continente cada di nuovo in pezzi come è successo allo scoppio della pandemia”. 
Che cosa suggerisce allora la prima guida dell’Ue? Evitare la chiusura delle frontiere, in quanto la libertà di viaggiare in Europa è uno dei maggiori benefici dell’Unione. Ma perché questo sia possibile servono chiarezza e prevedibilità delle misure a beneficio dei cittadini. In altre parole: se aumenteranno i contagi in alcune aree, la soluzione più adeguata sarebbe quella di applicare misure come tamponi o quarantene obbligatorie per gli spostamenti all’interno di Schengen piuttosto che arrivare nuovamente ai blocchi dei confini e a lockdown generalizzati. 
In altre parole bisogna intervenire rapidamente sulle aree interessate al fine di salvare la libera circolazione per tutti gli abitanti d’Europa. Per questo ha sollecitato un intervento delle autorità nazionali al fine di coordinarsi per individuare criteri e soglie comuni a tutti gli Stati membri nel decidere se introdurre restrizioni ai viaggi e quali. Limitazioni che non dovrebbero essere imposte se un Paese pratica almeno 250 test ogni 100mila abitanti, fermo restando che il livello di contagi risulti inferiore ai 50 per ogni 100mila abitanti durante un periodo di due settimane. 
E nel caso in cui questa soglia dovesse essere superata, sarebbe opportuno ricorrere a test o periodi di quarantena. In altre parole l’ingresso da un Paese a rischio dovrebbe essere concesso solo se supportati da un tampone negativo. In caso negativo sarà previsto un obbligo di quarantena per due settimane. 
Un’altra proposta è quella di introdurre criteri comuni volti a identificare con tre colori (rosso, arancione, verde) la mappa delle zone in cui l’epidemia è tornata alla ribalta, mettendo in atto un aggiornamento settimanale. Infine, Bruxelles parla anche di maggiori informazioni al pubblico sulle restrizioni con lo scopo di viaggiare nella maggior sicurezza possibile.

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