Share |

Da Milano e Torino un "siluro" ai Cinque Stelle sulle chiusure domenicali e la Tav


12/11/2018

di Artemisia


Il Nord sbatte la porta in faccia ai 5Stelle. È sempre più un’Italia spaccata a metà con le regioni più produttive del Nord Italia che contestano la politica di Di Maio e il Mezzogiorno che continua ad essere il serbatoio di consensi per il Movimento. 
Milano e Torino hanno mandato un forte segnale di dissenso ai 5Stelle. In modo plateale. 
Il primo siluro è partito da Beppe Sala. “Le chiusure domenicali? Le facessero ad Avellino (città di origine di Di Maio, ndr) qui a Milano non ci rompano le palle" ha detto il sindaco di Milano senza usare tanta diplomazia. Era evidente che l’esasperazione aveva raggiunto il limite. Così approfittando di un convegno alla Bicocca, ha dato fuoco alle polveri. “Pensassero alle grandi questioni politiche, non a rompere le palle a noi che abbiamo un modello che funziona e 9 milioni di turisti". Lo scroscio di applausi ha sancito che la città è con lui. 
Il tema era quello dell’orario dei centri commerciali alla luce dell’annuncio fatto da Di Maio a settembre di varare una legge per imporre la chiusura nei fine settimana e nei festivi, con delle turnazioni. Uno stop quindi alla liberalizzazione decisa dal governo Monti. Palazzo Marino sta affrontando il piano dell’orario flessibile degli esercizi commerciali proprio per sfruttare la crescita di presenze turistiche che la città ha registrato a partire dall’Expo. 
Di Maio ha risposto via social, usando gli stessi toni, fuori dai convenevoli istituzionali. “Chi lavora ha il diritto a non essere più sfruttato. Questo rompe le palle a un sindaco fighetto del Pd? E chi se ne frega!".
Un “vaffa” più grande è arrivato da Torino dove quarantamila persone, chiamate a raccolta dalle associazioni “Sí, Torino va avanti” e “Sí lavoro” sono affluite in piazza Castello per dire No al piano dei 5Stelle di bloccare la Tav. Il tam tam è partito anche da una petizione online promossa da Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, che ha raggiunto più di 65mila sottoscrizioni. In piazza sono scesi tutti, privati cittadini, le associazioni di categoria come i partiti anche se, come hanno decisioni gli organizzatori, non c’erano simboli o bandiere. Oltre al Pd, ai moderati e a Forza Italia era presente anche la Lega, nonostante sia al governo, ma che non ha mai nascosto di essere critica verso la posizione di Di Maio. I Radicali e Fratelli d’Italia hanno promosso una raccolto firme per due referendum. Fratelli d’Italia punta a un referendum propositivo, i radicali sono invece a sostegno di una delibera per l’indizione di una consultazione cittadina. 
Al termine della manifestazione è arrivato un comunicato del sindaco, Appendino: “Sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c’erano anche molte energie positive". 
Il ministro dell'Agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio, ha ribadito la posizione del Carroccio: “La Tav è una struttura che serve e secondo noi della Lega, si fa". 
La bordata a Di Maio partita dalle due capitali dell’industria italiana, è anche un avvertimento alla Lega a non appoggiare misure che vanno in direzione contraria alla crescita economica. Un avvertimento esplicito a non tradire gli elettori del Nord. Il vento elettorale fa presto a cambiare e per Salvini questa di Milano e Torino potrebbe essere l’ultima chiamata.

(riproduzione riservata)