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Da “liberi tutti” a “tutti contro tutti”: va in scena per Natale un deprecabile... caos politico


07/12/2020

di CATONE ASSORI


Ha detto il premier Giuseppe Conte: “Abbiamo gambe e polmoni per superare questa crisi”. Dimenticandosi di aggiungere che servirebbe soprattutto un po’ di cervello. Cosa che ai nostri politici sembra invece mancare, troppo presi a ponzare a ruota libera, incapaci di frenare la lingua al momento giusto, inebriati come sono dalle luci della ribalta. 
Certo, non vogliamo processare nessuno, in quanto non si possono negare sprazzi di aleatoria notorietà a chi non ha mai beneficiato dei riflettori. Così le interviste, inutili e a volte dannose come la neve ad agosto, piovono a raffica. Sempre uguali, sempre prive di reali contenuti, sempre anonime come gli interessati, convinti invece di essere dei primi della classe. Di certo i grandi parlamentari del passato, se potessero vedere come si muovono quelli di oggi, si rivolterebbero nella tomba. 
Un preambolo, questo, volto unicamente a puntare il dito su una classe politica di modestissimo livello, capace soltanto di battagliare a suon di accuse reciproche per un pugno di voti o al massimo per una poltrona (ad esempio avete visto, fra le tante vergogne, cosa è successo recentemente per la guida della sanità in Calabria?). Magari assaltandosi all’arma bianca su quello che viene deciso o che non viene deciso. In altre parole non battagliando per il bene del Paese, che invece di questi tempi ne avrebbe un gran bisogno. 
Così il presidente del Consiglio, un giorno sì e l’altro pure, si dà da fare con i suoi Dpcm e, nel contempo, finisce per monopolizzare - in cerca di ulteriore gloria e immagine - le telecamere delle più diverse reti televisive. Di fatto, al suo confronto, il Berlusconi dei tempi d’oro era un dilettante allo sbaraglio. E non ci sarebbe nulla da dire o da ridire se, tirando le somme, i suoi fossero interventi mirati, costruttivi, concreti. Per contro, a guardar bene, è la solita solfa ripetitiva, trita e ritrita. 
Con questo non vogliamo dire che il presidente del Consiglio si sia mosso in maniera catastrofica. Scagli la prima pietra chi, al suo posto, avrebbe fatto di meglio. Semmai qualcosa di più, questo sì, avrebbe potuto farlo. 
Magari evitando di scontrarsi con i governatori delle Regioni (e non solo con quelle di destra, viste le mazzate che gli sono arrivate da De Luca in Campania); magari coinvolgendo le imprese, che a conti fatti sono (o dovrebbero essere) il pane quotidiano dei lavoratori; magari cercando collaborazione con gli avversari sull’utilizzo dei contestati fondi europei, per noi la sola e unica àncora di salvezza; magari evitando di sponsorizzare i monopattini a favore di azioni concrete; magari preoccupandosi di cantierizzare grandi opere, a dispetto delle idee farlocche dei grillini (avete visto che Venezia, grazie al Mose - combattuto a spada tratta non solo dai CinqueStelle, ma anche da tutta la sinistra - negli ultimi tempi è stata salvata da disastrose acque alte? Ma tutti zitti, in quanto per anni una certa casta si era dannata l’anima per bloccare l’opera nonostante fosse quasi ultimata). 
Detto questo, cerchiamo anche di metterci nei panni del povero Giuseppi, l’uomo dalla pochette e dalle ambizioni infinite. Non a caso anche lui - che (purtroppo) si ritiene l’uomo della provvidenza - si trova le mani legate, sorretto da una maggioranza che fa acqua da tutte le parti e che si regge sul liscio e busso di un certo Matteo Renzi, in perenne attesa di prendersi una difficile rivincita. 
Un premier, Conte, che non manca di predicare a destra e a manca che non ci saranno rimpasti e che la sua leadership durerà sino alla fine della legislatura. E in questo forse ha ragione. Chi altri potrebbe assumersi l’onere della guida del Paese in questo complesso e delicato momento, sia dal punto di vista politico che economico e sanitario? In altre parole sarebbero le urne la scelta obbligata. Ma, vista la pandemica situazione, qualche dubbio al riguardo lo nutriamo. E non solo noi. 
In effetti anche il centro-destra sta navigando in cattive acque, impegolato in una serie di scissioni e defezioni che sono sotto gli occhi di tutti. Con la Meloni, una pasionaria che dell’arroganza verbale ha fatto bandiera, in crescita di consensi soltanto perché Salvini sta sbagliando tutto o quasi. Il quale Salvini sembra essersi dimenticato di aver creato il suo non tanto piccolo tesoretto di elettori sui migranti, per poi perdersi in logorroiche chiacchiere di quartiere e non puntando, per contro, sulla sponsorizzazione di iniziative di peso. Perché a parole sono tutti bravi, ma è anche vero che gli italiani non sono più gli sprovveduti allocchi di un tempo e a cambiar bandiera gli ci vuole un niente. 
E il Cavaliere? Vista la malaparata sta cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte per restare a galla. Con il solo risultato, se non sta attento, di far saltare il banco di cui fa parte. E allora sarebbero guai per tutta la parrocchia oggi all’opposizione.

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