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Dieci secoli di birra: una fonte di ispirazione, un ponte fra i popoli

Gli storici finlandesi Mika Rissanen e Juha Tahvanainen si addentrano da intenditori fra le pieghe dei malti speciali, dei luppoli esotici e…


05/11/2018

di Valentina Zirpoli


“Agli europei piace la birra. Piace a tal punto che per secoli le autorità hanno pensato bene non solo di tassarla, ma anche di legiferare sulla sua produzione”. Partendo da questa considerazione due storici finlandesi dalla divulgazione popolare ma non per questo improvvisati, Mika Rissanen e Juha Tahvanainen, hanno deciso di ripercorrerne, con piacevolezza e intrigante malizia, la storia. Ma senza fermarsi in superficie. Semmai attingendo da un lavoro di minuziosa ricerca, proposto all’insegna di una intrigante piacevolezza narrativa. 
Risultato? Storia dell’Europa in 24 pinte. Dieci secoli di birra (Utet, pagg. 234, euro 17,00, traduzione di Irene Sorrentino), un lavoro proposto anche in inglese, tedesco, russo, coreano, polacco, portoghese e cinese. Perché la storia della birra, a dispetto del titolo, si estende ovviamente ben oltre i confini del Vecchio Continente. 
Fermo restando il richiamo alle “24 pinte” che si rapporta agli altrettanti capitoli del testo, a fronte di un indice a uso e costume del lettore che sposa il lungo percorso di questo prodotto di successo. Così si va dalla santa alleanza fra birra e chiesa alla riforma del luppolo, dalla birra a beneficio degli orfani ai “barili sui binari”, dagli studi di Louis Pasteur al comportamento di quei due attaccabrighe dei Medici di Copenaghen, dagli agitatori di piazza alle lezioni commerciali, dal sogno americano all’italiana al magazzino di un birrificio nel castello di Praga, dalla “pancia della birra” della Tigre celtica ai maggiori produttori mondiali. 
In buona sostanza ci troviamo di fronte a “un viaggio spumeggiante, a bassa gradazione alcolica ma ad altissimo tasso storico: perché l’Europa è stata fatta (anche) grazie a qualche sorso di birra”. Già, perché quando gli incontri politici inciampavano sulle diversità di vedute, qualche pinta in più contribuiva a smussare gli umori e i contrasti portando gli interessati a più miti consigli. Il tutto all’insegna di alcune credenze che non hanno ragione d’essere: che cioè spesso si consideri la birra come un prodotto industriale buono solo per ubriacarsi. E che ci sia chi crede nei birrifici artigianali, nei malti speciali e nei luppoli esotici... 
Secondo due intenditori come Mika Rissanen e Juha Tahvanainen, però, la birra è molto di più. È un ingrediente di grande tradizione culinaria, una fonte di ispirazione, un ponte tra i popoli. A dimostrarlo è il fatto che da almeno dieci secoli la birra fa parte della storia e del costume della nostra vecchia Europa. 
Come accennato, ogni capitolo di questo libro “ci racconta un episodio in cui la birra è stata testimone di qualche epocale avvenimento storico, finendo naturalmente per influenzarne in qualche modo gli esiti: da Martin Lutero, che preparò la sua difesa alla Dieta di Worms anche grazie a un barile di birra ricevuto in regalo, fino all’assedio di Sarajevo negli anni Novanta, quando l’unica fonte d’acqua potabile rimasta in città era la fabbrica della lager locale; passando per le birre di re e operai, frati trappisti e soldati, tifosi di calcio, ciclisti disidratati e primi ministri irlandesi alticci, senza dimenticare il putsch di Monaco del 1923, quando l’astemio Adolf  Hitler improvvisò un colpo di Stato, guarda caso, proprio in birreria”. 
Fermo restando il versante italiano di questo lavoro, quando viene ad esempio tirato in ballo un nostro prodotto (Chiamami Peroni, sarò la tua birra era lo slogan proposto da una bella bionda, il sogno di tutti i maschietti, che imperversava negli anni Sessanta). Con la storia ad accasarsi in seguito fra i classici dei film nostrani girati a Roma in un ambito di strati sociali diversificati, ma anche rifacendosi alla ripartenza del Paese messo in ginocchio dal Secondo conflitto mondiale. 
Insomma, un lavoro di qualità da non perdere, che si nutre peraltro dei tipi della più antica casa editrice italiana, la Utet appunto, nata nel 1791 e che, strada facendo e sempre puntando al top, ha pubblicato opere di cultura e di divulgazione, spaziando dalla letteratura al diritto, dalla medicina all’architettura, dalle scienze naturali a quelle tecniche. Un bel biglietto da visita, non c’è che dire.

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