Share |

Disoccupazione, precarietà, fallimenti: è questo il futuro proposto da Giuseppe Conte?

Viene da pensare che il nostro maestro di piroette - che oggi dice nero e domani bianco - stia mandando in malora la già disastrata economia italiana


16/11/2020

di Sandro Vacchi


Corriamo a fare provviste, nelle poche ore in cui è possibile e chi ne ha la possibilità, perché presto vivremo come i nordcoreani. E' stato traumatico, la mattina di domenica 15 novembre, acquistare la solita mazzetta di giornali, dopo la solita fila con mascherina d'ordinanza, ed entrare nel solito bar lì a fianco per fare colazione e farmela andare di traverso con le notizie del nostro fantasmagorico governo. Ho pensato che fossero tutti morti: nemmeno un avventore, neanche l'ombra di un tavolino, e inquietanti strisce di plastica gialle e nere a tenere a distanza gli avventori, in un posto dove nei giorni festivi bisognava fere a botte per entrare. 
«Buongiorno, ragazzi. Caffè e cornetto, per favore!», ho chiesto. Mi hanno messo il caffè in un bicchierino di plastica col tappo e il cornetto in un sacchetto di carta: non potevo consumare né all'interno del locale e nemmeno nelle vicinanze. Ho fatto colazione in macchina, pochi metri davanti a me un altro disperato. «Finirà, 'sta roba?», mi ha domandato. «E' appena cominciata. Finiremo prima noi. E le conseguenze vere le pagheranno i nostri figli». «Mia figlia lavora all'estero». «Brava! La consideri perduta, ma per la ragazza è solamente un guadagno». 
Ci siamo stretti la mano come due reduci. O, meglio, compagni di sventura. Il signore ha aggiunto, con una faccia da funerale. «Sa per chi ho votato l'ultima volta? Per i grillini. Non mi sputi in faccia: lo faccio io ogni mattina davanti allo specchio». 
Olè, caro Avvocato del Popolo, alias Giuseppe Conte! Il premier più maledetto nella storia della repubblica fondata sul lavoro che è stato sfondato. Aveva promesso un Natale di festa: proprio vero! Lui fa festa, in sella sul cavallo più prestigioso da ormai due anni, pur non avendo mai incassato un voto, nemmeno uno, dai suoi governati, vale a dire noi. 
L'uomo col ciuffo e la pochette è un maestro di piroette migliore di Roberto Bolle. Oggi dice bianco, domani nero, tanto c'è sempre un Dpcm, che significherebbe Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma che in realtà vuol dire Dio, Pietà per i Comuni Mortali. La serrata indiscriminata ci libererà dal Coronavirus? Certo! Io mi chiudo in casa e i creditori non mi trovano più. Il virus è spietato, signori: non fa fuori soltanto vecchi e malati gravissimi che, spesso, entrano nella statistica della Peste del secolo, ma sta distruggendo tutta l'economia italiana. Tutta. La grande industria ha ormai tagliato la corda, ma le piccole imprese, lo scheletro portante del Paese, è ormai davvero ridotta come uno scheletro: all'osso. Se il miliardo di euro sbandierato dal governo per i “ristori” verrà mai distribuito fra oltre duecentomila imprese, a ciascuna toccheranno cinquemila euro: esatto, un terzo di quanto incassa ogni mese qualsiasi parlamentare. Aziende salve davvero... 
Lo dici e sei un negazionista, ultimo insulto di moda fra le menti elette dopo sovranista, razzista, maschilista, fascista, mentre comunista è da sempre un mezzo complimento. Disoccupazione, fallimenti, precarietà: il futuro è questo, sciocco illudersi. Ha perciò fatto benissimo la figlia del signore di cui dicevo all'inizio, e con lei tutti i giovani che si vergognerebbero di campicchiare con il reddito di cittadinanza in uno Stato che è già la sentina d'Europa e si avvia a lunghi passi a diventarne anche l'opificio a buon mercato: perde professionalità, idee, spinta, valori. E anche la dignità. 
Che dignità può avere chi si sente dire che potrà passare almeno il Natale non in compagnia di amici e parenti, per poi scoprire che ni parenti sarebbero solo quelli di primo grado, vale a dire i genitori? Parola del sottosegretario Sandra Zampa. L'Italia è piena di vecchi, immaginiamo che lo sappia. Quanti sono vedovi e senza figli? Bene: per questi disgraziati buon Natale da soli. 
In compenso, se vivono a Bologna, potranno distrarsi con le “primarie” del Partito Democratico, “una festa della democrazia”, secondo l'ineffabile Zampa. La festa piddina sì, la festa sotto l'albero no. Si comincia così e si finisce con il Sabato fascista. Una speranza c'è, secondo me. L'onorevole sottosegretaria alla Salute, finita l'esperienza giornalistica alla Dire, agenzia non di prima fascia, si accasò con la famiglia Prodi. Chapeau! Chi la riteneva una qualsiasi, si dovette ricredere. Il gesto di più cieca fedeltà verso il Professore coincise con l'ultima elezione del presidente della Repubblica. Per Prodi sembrava già fatta, anzi “fattissima”, tanto che salì baldanzoso su un aereo in Africa: decollò presidente e atterrò com'era prima. La bellezza non di dieci o venti parlamentari della sinistra, ma addirittura di 101, come i cagnetti dalmata del film, non votarono per Prodi, si disse da più parti su suggerimento di Matteo Renzi, allora primo ministro e segretario del PD, al quale non importava un bel niente del suo predecessore a Palazzo Chigi, preferendo qualcuno di più malleabile. Tanto per dire il personaggio, l'ex presidente della sua fondazione Open, Alberto Bianchi, aveva riportato in agenda una elegante frase del capo fiorentino su Maria Elena Boschi: «E' una donna, quindi troia». Domanda d'obbligo: se, per ipotesi, autore di tale raffinatezza fosse stato Silvio Berlusconi, lo avrebbero appeso per il collo oppure per i piedi? 
Comunque, l'anatema lanciato da Sandra Zampa, allora portavoce del Professore, fece più scalpore della scomunica che il patriarca di Costantinopoli, Michele Cerulario, nel 1051 lanciò nientemeno che contro il papa Leone IX. La bellicosa Zampa giurò che non avrebbe avuto pace finché non avesse scovato i traditori. Da ben cinque anni, dunque, vivrà una vita dannata, in quanto i 101, tutti, dal primo all'ultimo, ancora stanno ridendo. 
E' dunque possibile, visti i precedenti, che le minacce “natalizie” si trasformino in più morbidi accomodamenti zampiani. Nella speranza che la signora si ravveda, semmai, consultando i dati e le origini dei contagi. Enrico Mentana, che come giornalista vanta qualcosa di più della Zampa, ha detto con determinazione che il 99 per cento delle persone non sono andate in discoteca, eppure le discoteche sono state chiuse neanche fossero delle case di appuntamenti. Forse perché la discoteca viene accostata al Billionaire di Flavio Briatore, che con il governo è ai ferri cortissimi. 
Poche illusioni, però. Possiamo salvare un mezzo Natale, ma centomila piscine sono a rischio, e duecentomila palestre altrettanto. Non so il numero dei bar e dei ristoranti, dei negozi di abbigliamento e delle librerie... Gli allarmi di industriali e commercianti si susseguono giorno per giorno. Chi potrebbe nutrire fiducia in uno Stato che ogni mezzora litiga furiosamente con le Regioni? E in Regioni commissariate da fenomeni paranormali ignari di che cosa dovrebbero fare seduti su quella poltrona. 
Può andarci bene una volta, forse anche due. Ma ormai la strada è tracciata. I prossimi anni saranno peggiori degli ultimi che abbiamo vissuto, ed è tutto dire. Gli ultimi colpi di coda di Donald Trump sono coraggiosi, ma alquanto patetici. Sostiene che gli hanno fregato la Casa Bianca a causa di uno spoglio di voti “taroccato” da una compagnia privata di sinistra, la Dominion. Vero, non vero? La “democrazia” americana lo zittisce e lo sbeffeggia perfino, pochi presidenti hanno risollevato l'economia come lui e sono stati più detestati di lui. Era il pilastro più grosso e importante del cosiddetto sovranismo, vale a dire dello schieramento opposto al globalismo uniformatore che pialla i ribelli, i corpi estranei, gli oppositori della marmellata pseudobuonista. 
Un mondo sovrappopolato, dunque sempre più povero, richiede manodopera a buon mercato: in Italia quella importata clandestinamente dall'Africa col beneplacito (per non dire altro) dell'Unione Europea. E gli italiani? Crepino! E per punizione, Natale da soli chiusi in casa. Così imparano a votare gli “scappati da casa”, a credere che il PD sia un partito di sinistra che difende il proletariato e la piccola borghesia, a fare per venticinque anni la guerra a Berlusconi, che ha 999 difetti, ma non il millesimo: è stato l'ultimo presidente del consiglio eletto da qualcuno che non fossero i Poteri Forti. Lor Signori hanno vinto. Per ora.

(riproduzione riservata)