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Donald Trump, un "intruso" alla Casa Bianca

Ma la decantata libertà di stampa dei media a stelle e strisce che fine ha fatto? Sarà perché zittire il presidente uscente è una censura democratica?


09/11/2020

di Sandro Vacchi


Le elezioni presidenziali americane hanno insegnato diverse cose a noi provincialotti europei. La legge elettorale della più grande democrazia del mondo, come la definivamo da sempre – ma c'è sempre tempo per ravvedersi - è sicuramente peggiore di quella del Burundi. La litigiosità prima, e soprattutto dopo, lo spoglio delle schede, è pari a quella del Venezuela: sono mancate soltanto le sparatorie, ma per poco. Infine, la decantata libertà di stampa dei giornali americani e delle reti televisive, per favore raccontatela ai dementi del Grande Fratello Vip, che forse se la bevono: è roba da Bielorussia di Lukashenko, altroché, con l'avversario zittito e spernacchiato in diretta mentre espone le proprie ragioni, giuste o sbagliate che siano. E' successo a Donald Trump, lo sconfitto (per ora), cosicché è stato impedito al pubblico, agli elettori, al tanto decantato popolo, di farsi un'opinione compiuta. Ma è ovvio: zittire Trump è censura democratica, come “Ammazzare un fascista non è reato”, parola dei politicamente corretti. Domandiamoci un momento cosa sarebbe successo nel caso opposto. 
Se questa è la stampa libera, io sono il fidanzato della prossima settimana di Elisabetta Gregoraci. O meglio, l'aspirante alla mano di Melania Trump, visto che immediatamente i paludati e autorevoli media democratici sono saltati addosso alla preda per sbranarla, arrivando a ipotizzare che l'ex first lady stia per piantare il consorte sconfitto: puro gossip in versione Alfonso Signorini, altroché “Tutti gli uomini del presidente”, “Prima pagina” e il mito della stampa americana: “Il fatto quotidiano” di Marco Travaglio in confronto è “L'Osservatore Romano”. 
In compenso, nell'estrema periferia del mondo, vale a dire da noi in Italia, i cagnolini scodinzolanti di una pseudosinistra pariolina abituata alle sconfitte, sono accorsi a leccare le terga del vincitore come se avessero vinto loro le più contestate elezioni della storia. Per avere la controprova di quanto se li fuma Joe Biden, qualcuno gli domandi se ha mai sentito parlare di Nicola Zingaretti o di Paola De Micheli o di Sandra Zampa, che tengono in mano le chiavi dei nostri lockdown. 
Poiché Biden di solito si appisola, dicono sempre le iene americane, più fameliche di quelle africane, e poiché a 78 anni è il più anziano presidente degli States, alla faccia di icone adolescenti alla Greta Thunberg, gli specialisti del salto sul carro (del vincitore) hanno già eletto la loro nuova eroina: la vicepresidente (o si dirà vicepresidentessa? Troppo maschilista? Oppure vicepresidenta, boldrinianamente parlando?), la signora Kamala Harris. Donna, coloured, amica dei gay, si mangerà il povero Biden nelle considerazioni dell'opinione pubblica. Almeno di quella che i “media” considerano tale e tale rendono, se spinge a sinistra. 
Vent'anni meno del suo capo, belloccia e bellicosa, nel lasso di tempo in cui Leo Messi si infila in area e fulmina il portiere, è diventata la nuova, inattaccabile e intoccabile immagine sacra di star della musica pop, divi e divette di Hollywood, editorialisti dei giornali che contano, fotografi delle riviste di moda, signore dell'upper class di Boston e dintorni, politologi di Harvard. Un po' meno, molto meno, degli operai di Chicago e degli agricoltori del Mid West. Ma si sa: lei è democratica. In Europa (quella di Bruxelles) è già una gara a chi le invia il messaggio più sdolcinato e politicamente corretto. Da noi si fanno festicciole in suo onore sulle terrazze di Roma, alla faccia del Covid, che è roba da poveracci. 
La vice scuretta (si potrà dire?) ha già mandato in cantina il ricordo di Michelle Obama: lei almeno indossa completi misurati e non tende da circo Orfei. In compenso, mister Biden diventerà ogni giorno più ignoto col passare del tempo, a vantaggio di un altro scuretto: Barack Obama. Oppure qualcuno pensa davvero che cose come la politica mondiale, le risorse energetiche, la lotta al terrorismo islamico e la mitica valigetta con i codici atomici saranno lasciati liberamente fra le mani di Joe l'Addormentato, come è conosciuto da Washington a Los Angeles? 
E' che Trump “doveva” essere fatto sgombrare: troppo ingombrante, troppo fuori schema, troppo anti dem, troppo folk, troppo “berlusconiano”, se si possono usare canoni italiani per definirlo. Un intruso, insomma, per chi si sente chiamato a governare per diritto divino, come i nostri politicuzzi che si insediano anche se perdono le elezioni. Liberi di tapparci in casa chissà fino a quando, a seconda di come gli tira e, casomai, anche di chi hanno messo a commissario della Calabria: un ex carabiniere del tutto ignaro di ciò che avrebbe dovuto fare. Non glielo avevano detto e, si sa, l'Arma si muove solo su disposizioni precise. 
Che la premiata ditta Conte & C., specializzata in monopattini, banchi a rotelle, decreti che smentiscono altri decreti, redditi di cittadinanza, fallimenti di commercianti e lavoratori autonomi, strozzinaggio fiscale e cieca obbedienza a Bruxelles, sia in grado di fornire indicazioni esatte è fuori da ogni possibilità statistica. Andrebbe contro la sua “mission” di tirare a campare, salvare la scarana e fare la ruota di fronte agli italiani rovinati dichiarando: “Vi abbiamo salvati”. 
Meno male che adesso ci sarà Biden a farci divertire un po'. Sempre che Trump lo lasci campare: per ora è più incavolato di una biscia e quei ceffi armati di tutto punto che lo accompagnano ai comizi non assomigliano per niente alle Sardine. Vediamo se Obama (pardon: Biden) saprà farsi valere in un'America che – ça va sans dire – sarà più democratica, intelligente, tollerante, pulita, raffinata e fashion (non fascista) di quella di Trump. 
Barack il colpaccio del secolo lo farebbe prendendosi Melania, che molto trumpiana non è. 
Pensate: aitante lui, stupenda lei, orgoglio democratico alle stelle, l'apoteosi del bello e del politicamente corretto, del glamour tanto adorato dalle damazze e dal popolo cafone, ma portatore di tanti bei voti. Se poi Trump, per vendetta, facesse una telefonata a Michelle... Non voglio neppure pensarci. Avremmo di che scrivere per decenni: almeno fino alle prossime elezioni “vere” in Italia.

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