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Dopo la strage di Las Vegas l'America si interroga sul problema delle armi facili

Il peso sull'opinione pubblica dei 59 morti e i 529 feriti. Ma Trump fa orecchie da mercante


03/10/2017

Gli Stati Uniti ripiombano nell'incubo senza fine delle stragi di massa, quelle che nell'era Trump sembravano dimenticate. E', infatti, di 59 morti e 529 feriti il bilancio provvisorio della strage al concerto di musica country a Las Vegas.
Il killer è il 64enne Stephen Paddock, americano di razza bianca che, secondo alcune fonti, si sarebbe convertito all'Islam alcuni mesi fa, cambiando anche il nome in Samir al-Hajib. L'FBI, però, smentisce: finora, infatti, non sarebbe emerso nessun legame con il terrorismo e con le organizzazioni terroristiche internazionali. Si tratterebbe dunque di un lupo solitario, il cui movente resta ancora tutto da decifrare.
Poco ancora si sa sul passato dell'uomo, una persona dalla vita apparentemente tranquilla, suicidatosi prima dell'arrivo delle teste di cuoio nella camera d'albergo da cui ha sparato. Quel che invece è ormai certo è che il killer aveva nella sua automobile del nitrato di ammonio, un composto chimico utilizzato anche per produrre alcuni esplosivi, e 42 armi, parte nella camera d'albergo e parte nella sua casa.
Ad uccidere la folla accorsa al concerto è stata, per la prima volta nella storia dell’America, un'arma automatica. Stephen Paddock avrebbe, infatti, modificato un fucile d'assalto AK-47, uno di quelli usati in guerra, per esplodere colpi in più rapida successione possibile, solo tenendo premuto il grilletto e poggiando l'arma su di un cavalletto per prendere meglio la mira ed avere così un effetto ancor più letale. Il killer avrebbe sparato oltre dieci colpi al secondo, forse grazie a un grilletto a manovella facilmente acquistabile online e che permette di sparare 700 proiettili al minuto.
La prima scarica di colpi a ripetizione sarebbe durata nove interminabili secondi, cui avrebbero fatto seguito altre due raffiche. In tutto - si ipotizza - due o tre caricatori svuotati dal balcone di un hotel di Las Vegas sulla folla inerme (circa 20mila persone). Le forze speciali avrebbero, quindi, tentato di fare irruzione nell'hotel Mandalay, setacciando piano dopo piano, fino a trovare la stanza di Paddock al 32esimo. Il killer avrebbe sparato attraverso la porta della sua camera d'albergo agli agenti, ma quando la porta è stata sfondata l'uomo era già riverso a terra morto.
Quello di Las Vegas è certamente il massacro più sanguinoso della storia moderna d'America, più di Virginia Tech, più di Columbine e più ancora della carneficina nel night club di Orlando, che finora deteneva il triste primato di 49 morti. Si riaccende così il dibattito sulla incredibile diffusione delle armi da fuoco negli USA. Stephen Paddock aveva nella sua abitazione un vero e proprio arsenale da guerra tra semiautomatiche, fucili d'assalto, maxi-caricatori e munizioni.
Mentre montava la polemica su come sia stato possibile far entrare tutte quelle armi in un hotel, il presidente americano parlando alla nazione in diretta tv faceva orecchie da mercante, definendo quanto accaduto "un atto di pura malvagità". Nessun accenno a una possibile matrice legata al terrorismo islamico. Eppure l'Isis ha rivendicato il massacro.
Una cosa invece è certa: nella capitale mondiale del divertimento e del gioco d'azzardo nulla sarà più come prima.

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