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Economia mondiale in quarantena, il Pil rischia di crollare fino al 5 per cento


02/03/2020

di Artemisia


Le stime sull’impatto del Coronavirus sull’economia mondiale sono le più diverse. Ma tutte indicano un pesante segno meno che si ingigantisce con l’emergere di altri casi. Il primo morto negli Stati Uniti che ha indotto il presidente Donald Trump a far salire lo stato di allarme e a sconsigliare i viaggi in Italia, la diffusione del contagio in Francia, che fino a qualche giorno fa sembra essere stata solo sfiorata e l’incognita del numero dei malati in Iran, sono tutti fattori che fanno prevedere una recessione a livello globale. La paura inizialmente veniva dalla Cina ma ora i focolai si sono sviluppati ovunque e la risposta dei governi è stata di limitare gli scambi con i Paesi ritenuti a maggior rischio. Ma alzare barriere alle frontiere ha conseguenze economiche gravi sul commercio estero e sugli investimenti. Poi ci sono gli alti costi sanitari che i Paesi più colpiti devono affrontare, per la cura delle persone malate e per le misure di contenimento del contagio. Aumentare i dispositivi medico sanitari e incrementare gli straordinari del personale ospedaliero, rappresenta un esborso impegnativo per un bilancio già in deficit. A questo va aggiunto il blocco temporaneo dell’attività economica nelle zone colpite dal contagio, con la chiusura di negozi e scuole, aziende che marciano a ritmo ridotto anche per l’assenza di personale assente per le cure, e i servizi pubblici ridotti all’essenziale. 
C’è poi la paralisi di luoghi ad alta socialità come i ristoranti, i cinema e i teatri, gli eventi sportivi, considerati insieme ai trasporti pubblici come veicoli di contagio. 
Il turismo in particolare sta soffrendo. In Italia ci sono state oltre il 50% delle disdette e il settore già dà per persa la stagione estiva. Se inizialmente si temeva l’assenza dei cinesi, ora è l’Italia stessa che è stata “messa in quarantena”. 
Gli economisti in questi giorni stanno facendo delle simulazioni sugli effetti che tutti questi fattori possono avere sull’economia globale. Siccome la situazione è in evoluzione e ancora non è chiaro se il contagio sta regredendo o sti sta espandendo in altre aree del mondo, si sono presi a riferimento altri casi di epidemie, la “spagnola” del 1918-19, l’influenza asiatica del 1957 e quella di Hong Kong del 1968-69. Qualora l’epidemia fosse simile alla “Spagnola” e quindi più grave, potrebbe produrre effetti anche nell’ordine del 3-5 per cento annuo. Se fosse più soft, come l’asiatica o quella di Hong Kong, l’impatto sarebbe inferiore all’1% annuo. 
I danni maggiori posso venire se il virus è molto contagioso ma poco letale perché può mantenere sotto stress per lungo tempo consumatori e imprese. I paesi del Mediterraneo (soprattutto Italia, Spagna e Grecia) subirebbero un danno economico peggiore perché maggiormente dipendenti dal turismo. 
Per quanto riguarda l’Italia, secondo il Ref Ricerche il virus potrebbe portare a una diminuzione del Pil compresa tra -1% e -3% nel primo e secondo trimestre 2020. L'istituto quantizza poi la perdita di Pil tra i 9 ed i 27 miliardi anche perché Lombardia e Veneto, le regioni più interessate, contano per il 31% del Pil nazionale. 
E mentre per la crisi del 2008 c’era il paracadute della Bce e della Fed, ora le banche mondiali non possono far nulla. La politica dei bassi tassi è servita a rivitalizzare la domanda, ma nel caso del Coronavirus il problema sono le fabbriche ferme e quindi l’offerta.

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