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Elezioni europee: la Lega fa il pieno, crollano i Cinque stelle e Forza Italia, si "rialza" il Pd

E per quanto riguarda gli altri Paesi? Le formazioni populiste e sovraniste guadagnano consensi, ma non sfondano la linea Maginot. Exploit dei verdi. Popolari e socialisti perdono la maggioranza in Parlamento ma con En Marche del presidente francese Macron, liberali e ambientalisti ce la possono fare


27/05/2019

di Giambattista Pepi


Carte rivoltate in Italia dall’esito delle urne: la Lega si propone come il primo partito con il 34,3 per cento; il Partito democratico recupera dalle ultime politiche, attestandosi al 22,7 per cento; crolla invece al 17 per cento il Movimento Cinque Stelle. Anche Forza Italia, nonostante gli sforzi dell’ultimo momento di Berlusconi, ha raccattato soltanto l’8,7 per cento delle preferenze. Gongola per contro Fratelli d’Italia della Meloni, salito al 6,4 per cento. 
 “Chiedo un’accelerazione sul programma di governo. A livello nazionale non cambia nulla”: questo il primo commento a caldo del vicepremier Matteo Salvini per lo storico risultato raggiunto nell’ambito di un voto nel quale si combinavano la “ricetta” per guarire i mali di cui soffre l’Europa con il giudizio sull’operato del Governo un anno dopo la sua nascita. “Siamo il primo partito in Italia, adesso a Bruxelles si cambia”, ha avvertito il leader della Lega. E Luigi Di Maio? “Restiamo comunque l’ago della bilancia in questo Governo. Da qui in avanti presteremo più attenzione ai territori”. Ma la brutale sconfitta deve bruciargli parecchio, visto che è precipitato nei consensi ovunque, seppure sorretto da una certa tenuta al Sud. E ancora: “Siamo stati penalizzati dall’astensione, ma ora testa bassa e lavorare”. 
A sua volta c’è grande soddisfazione al Largo del Nazareno, sede del Pd, visto che il partito ha invertito la rotta dopo le batoste subite con le segreterie Renzi e Martina. Così ecco Nicola Zingaretti dichiarare: “Siamo molto soddisfatti per l’esito elettorale, la scelta della lista unitaria è stata vincente. Il bipolarismo è tornato a essere centrato sulla presenza del Pd”. Dal voto, ha inoltre tenuto a precisare, “Salvini è emerso come vero leader di un governo immobile e pericoloso. Noi vogliamo costruire una alternativa credibile in vista del voto politico. Di certo l’attuale Esecutivo esce ancora più fragile per le divisioni interne di fronte ai grandi appuntamenti che lo aspettano”. E dire “che tre anni ci davano per finiti, mentre ora rappresentiamo la forza sulla quale costruire l’alternativa”, ha fatto notare a sua volta Andrea Orlando, membro della direzione. 
Intanto nel resto dell’Europa i populisti avanzano ma non sfondano. Volano i verdi. Sulla base dei dati disponibili, popolari e socialisti perdono la maggioranza che finora ha retto gli equilibri in Europa, ma mantengono comunque ancora il controllo cooptando i liberali e il movimento En Marche del presidente francese Emmanuel Macron, e magari anche quello dei Verdi, vogliosi di far pesare in Europa i nuovi consensi conquistati. 
Un eventuale gruppone sovranista, se gli altri decidessero di mettere in atto un “cordone sanitario” nei loro confronti come avvenuto dopo le passate elezioni del 2014, potrebbe non riuscire a incidere negli equilibri post-elettorali che porteranno come primo effetto di peso la composizione della nuova Commissione europea. 
Anche sommando le forze eterogenee di conservatori Ecr, Enf (il gruppo della Lega di Salvini) e Efdd (il gruppo in cui confluisce il Movimento 5 Stelle) si arriverebbe a 171 eurodeputati su 751.  Certo bisognerà capire cosa vorrà fare il premier ungherese Victor Orban con la sua truppa di eurodeputati. Se alla fine decidesse di uscire dal Ppe (il Partito dei popolari europei) andrebbe a rafforzare i nazionalisti. Ma anche così non sembra possa reggersi in piedi un’ipotetica maggioranza del Ppe alleato con i sovranisti, che si fermerebbe a 344 seggi, sotto i 370 necessari per governare l’aula. 
Il dato che per ora sembra incontrovertibile è il boom dei Verdi, che sembrano ormai coagulare intorno alla proposta ambientalista, anche sull’onda dell’effetto Greta, il voto del dissenso giovanile e progressista, deluso dai socialisti, che pure segnano buoni risultati in diversi Paesi: in primis in Spagna e Olanda. 
La Germania in questo senso è emblematica della dinamica: nel Paese che elegge più eurodeputati, gli ecologisti raddoppiano i consensi e diventano il secondo partito mentre crolla la Spd (i socialdemocratici) e cala la Cdu del cancelliere Angela Merkel. 
Sorpresa anche in Francia, dove la lista Europe-Ecologie le Verts è il terzo partito con il 12,8% dei voti. I populisti alleati di Matteo Salvini in Europa segnano buoni risultati soprattutto in Francia, dove il Rassemblement National di Marine Le Pen è il primo partito con il 23,2 per cento. 
Per quanto riguarda più in generale l’affluenza al voto, non solo è stata la più alta negli ultimi venti anni, superiore al 50% nella media europea, ma segna anche un’inversione di tendenza rispetto al costante calo nella partecipazione che andava avanti dal 1979.

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