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Elezioni: vincitori, vinti e una frittata davvero indigesta

All’insegna di tanti proclami e poca sostanza, si riuscirà a dare vita a un Governo che governi? Ci sia concesso dubitarne


05/03/2018

di Mauro Castelli


A bocce ancora calde - archiviata una delle più vergognose, inutili, assillanti e deprimenti campagne elettorali della storia della nostra Repubblica - il rimpianto dei tempi andati, quando onorevoli e senatori erano ancora dei professionisti della politica e non dei burattinai da palcoscenico, si è fatto pressante. Anche perché, con i risultati usciti dalle urne (grillini primo partito oltre le previsioni, centrodestra prima coalizione sotto le aspettative, pidiessini bastonati oltre il pensabile, così come bastonati sono stati i fuoriusciti dal partito capitanati da Aldo Grasso e Massimo D’Alema) c’è poco da stare allegri. In quanto arrivare a costituire un Governo che governi - nonostante i proclami di facciata - non sarà impresa facile. 
D’altra parte, cosa ci dobbiamo aspettare da una pletora di incapaci che non sa nemmeno controllare i nomi che li riguardano, tanto che in diversi seggi si sono dovute ristampare all’ultimo momento le schede elettorali, con relativi disagi al seguito? Come fidarsi di numeri uno che mettono di persona la scheda nelle urne come ha fatto Bersani, o che sbagliano addirittura seggio come nel caso di Di Battista? 
Di fatto, gli scenari che si propongono nel dopo-voto non sono certo portatori di note propositive e, sopratutto, positive. In quanto tutti, ma proprio tutti, continuano a millantare bugie; tutti, vincitori e vinti, continuano a dirsi pronti a sostenere soluzioni fantasiose quanto improbabili; tutti a dimenticarsi seduta stante - e in questo l’accordo è unanime - di quella marea di promesse che, se si volessero solo in parte concretizzare, manderebbero letteralmente in bancarotta l’Italia. Fortuna vuole che, fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare. 
Venendo al dunque: quante possibilità ci sono - vista l’indigesta frittata - di riuscire a dare vita a un Esecutivo che si renda disponibile, almeno sulla carta, a farsi carico dei reali problemi del Paese? Che, in altre parole, riesca a sintetizzare quelle poche ma coerenti linee direttive necessarie a far fronte alle esigenze dell’economia e, di riflesso, degli italiani? Premesso che la sfera di cristallo non l’abbiamo, di certo possiamo assicurare che non sarà impresa facile. Con il rischio (è brutto paventarlo a urne appena chiuse) di dover tornare a votare dopo aver messo mano a una nuova legge elettorale. 
Ma forse stiamo correndo troppo, in quanto i tempi tecnici per calcolare il numero esatto dei parlamentari eletti si propone relativamente lungo (diciamo, andando a spanne, un paio di settimane). Ci vorranno poi - come ha avuto modo di esemplificare l’economista Mario Deaglio in una intervista alla nostra testata - altri dieci o quindici giorni per arrivare alla prima convocazione delle Camere e all’elezione dei relativi organi istituzionali (presidenti e membri delle commissioni legislative). Quindi, realisticamente, “le consultazioni presidenziali potrebbero cominciare subito dopo la Pasqua. È in ogni caso possibile che, essendoci un Governo in carica, quello guidato da Paolo Gentiloni, il capo dello Stato, in presenza di una situazione senza maggioranza precostituita, sia pure dopo avere fatto un giro di consultazioni, si limiti a dare un mandato esplorativo e non direttamente un mandato a formare un nuovo Esecutivo. 
Al limite, in una situazione bloccata, il presidente Sergio Mattarella potrebbe chiedere a Gentiloni di presentarsi alle nuove Camere sia per chiedere la fiducia sulla base di un programma di scopo e di breve durata, sia per ottenere l’approvazione di questioni urgenti, specie di carattere europeo”. 
Un periodo di impasse, insomma, che potrebbe essere cavalcato dalla speculazione finanziaria, anche in relazione alle sparate di quel genio del presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che ogni tanto si dimentica di attivare il collegamento della lingua con il cervello. Fermo restando che fra la fine di aprile e i primi di maggio l’Italia dovrà inviare a Bruxelles il nuovo Documento di programmazione economica e finanziaria (il cosiddetto Def). Un adempimento che spetta al Governo e richiede una minuziosa preparazione, sicuramente già in corso da parte dei ministeri competenti. 
Insomma, fatti i debiti scongiuri, speriamo che si arrivi a una soluzione accettabile da parte delle componenti politiche, anche per evitare un non improbabile scenario di instabilità. Una problematica da non sottovalutare visto che gli italiani, chissà perché, sembrano dare fastidio sulla scena internazionale e, soprattutto, su quella europea. Anche se fra i contribuenti dell’Ue, lo ribadiamo ancora una volta, siamo fra i pochi a dare di più di quello che ci portiamo a casa. Ma, come si sa, a questo mondo - lo sosteneva Albert Einstein - due sono le cose infinite: l’universo e la stupidità umana. Fermo restando che solo della prima il grande scienziato non ne era sicuro.

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