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Erdogan si conferma sultano della Turchia


25/06/2018

di Martina Rossi


Erdogan ce l’ha fatta. E’ stato riconfermato alla guida della Turchia. Dal 2003 il suo ruolo non è cambiato anche se all’epoca non ne era presidente ma primo ministro (incarico che nel frattempo è stato assorbito fra le competenze presidenziali). E difficilmente non avrebbe potuto, considerando la politica di intimidazione messa in atto nei confronti della stampa, controllata dal suo governo al 90%, delle minoranze curde, che stavolta sono riuscite a entrare in Parlamento grazie all’Hdp di Demirtas, e di alcune categorie della popolazione, soprattutto insegnanti e militari, che due anni fa hanno subito le conseguenze del fallito golpe di cui è ancora dubbia la paternità. In ogni caso il “sultano” Tayyp Erdogan è stato rieletto alla presidenza turca con il 53% delle preferenze che gli hanno garantito il ruolo fino al 2023. Il secondo posto nella classifica delle presidenziali è occupato da Muharrem Ince del Chp, il partito kemalista. I risultati delle parlamentari lasciano però trasparire l’indebolimento del partito di Erdogan, l’Akp, che ha ottenuto il 42% dei voti. Una flessione rispetto alla maggioranza assoluta alla quale era abituato, che Erdogan ha deciso di fronteggiare giocando di anticipo e andando a ritoccare la legge elettorale poco prima dell’ultimo appuntamento alle urne per introdurre il computo per coalizione. In questo modo l’alleanza stretta con il Mhp, votato dall’11% degli aventi diritto, ha permesso all’Akp di riappropriarsi della maggioranza dei seggi parlamentari, un tempo molto più solida. I repubblicani all’opposizione del Chp hanno convogliato il 33% dei voti mentre i curdi dell’Hdp guidato da Shalhattin Demirtas, in carcere da tre anni con l’accusa di terrorismo, hanno superato gli 11 punti percentuali, riuscendo a superare la soglia del 10% introdotta tre anni fa proprio per impedire quello che invece è successo. Erdogan quindi sarà di nuovo presidente fino al 2023, anno in cui, se rieletto, potrà conservare gli stessi poteri per un altro mandato di 5 anni fino al 2028. Gli scettici che lo davano traballante e ipotizzavano la necessità del ballottaggio sono rimasti delusi. Del resto, per evitare questa possibilità, Erdogan ha anche concesso frettolosamente la cittadinanza turca a ben 30.000 profughi siriani nella speranza che potessero utilizzare il loro diritto al voto in suo favore.

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