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Finalmente una buona notizia: l'autotutela rimedia all'errore del computer

Un ufficio di Roma annulla una richiesta sbagliata per evidente duplicazione di reddito


09/09/2019

di Salvina Morina e Tonino Morina


Gli errori del computer possono essere corretti dall’uomo. Ed è quello che è successo a un contribuente che, per una evidente duplicazione del reddito di lavoro dipendente, si è visto recapitare una richiesta di imposte non dovute, più sanzioni e interessi. Per fortuna, nonostante le difficoltà in cui versa l’agenzia delle Entrate a livello nazionale, esistono ancora delle persone disposte ad ascoltare i cittadini e rimediare alle sviste del computer. Ecco i fatti. 
La richiesta del Fisco - Un contribuente riceve una comunicazione di irregolarità, il cosiddetto avviso bonario, con richiesta di imposte, sanzioni e interessi per circa 5mila euro. La richiesta deriva dal fatto che nel modello Redditi persone fisiche inviato all’agenzia delle Entrate, al quadro RC, il reddito di lavoro dipendente è stato duplicato, così come le ritenute, le addizionali regionali e comunali. In pratica, i dati della certificazione unica ricevuta dal datore di lavoro sono stati ripetuti in due righi del quadro RC, comportando, di conseguenza, una differenza di imposte dovute. 
L’istanza di autotutela - Il contribuente, considerata l’errata duplicazione, ha perciò presentato un’istanza in carta semplice, di annullamento in autotutela all’ufficio di competenza, dell’agenzia delle Entrate di Roma. Nell’istanza, è stata chiesta l’applicazione delle norme in materia di autotutela, le quali prevedono, all’articolo 2, comma 1, del regolamento approvato con decreto del ministero delle finanze 11 febbraio 1997, n. 37, che “L’Amministrazione finanziaria può procedere, in tutto o in parte, all’annullamento o alla rinuncia all’imposizione in caso di auto accertamento, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, nei casi in cui sussista illegittimità dell’atto o dell’imposizione, quali tra l’altro: b) evidente errore logico o di calcolo; c) errore sul presupposto dell’imposta; d) doppia imposizione”. 
L’intervento dell’ufficio - A seguito dell’istanza, l’ufficio dell’agenzia delle Entrate di Roma, eseguiti i necessari riscontri e constatato l’errore commesso, frutto della duplicazione dei redditi e delle ritenute risultanti dalla certificazione unica rilasciata dal datore di lavoro, ha comunicato al contribuente di avere annullato la comunicazione di irregolarità e la conseguente richiesta di imposte, sanzioni ed interessi, per inesistenza del presupposto impositivo. 
L’autotutela “dimenticata” - L’intervento dell’ufficio è lodevole perché ha così evitato di aprire una lite inutile e dispendiosa per il cittadino e per l’amministrazione finanziaria, cioè per la collettività, anche perché, di questi tempi, altri uffici si sono “dimenticati” dell’autotutela. Va anche detto che, da qualche anno, la macchina fiscale è praticamente ferma. È quasi “scomparso” il controllo del territorio, che significa tentare di scovare i veri evasori. Per lo più, i controlli che si fanno sono quelli affidati alle banche dati a disposizione del Fisco. Il “blocco” della macchina fiscale è anche frutto della sentenza della Corte costituzionale, n. 37 del 17 marzo 2015, che ha “cancellato” i dirigenti nominati senza concorso. 
Dopo la sentenza, ormai di oltre quattro anni fa, l’agenzia delle Entrate, a fronte di circa 1.100 dirigenti necessari, ne dispone meno di 250, visto che 800, i cosiddetti “incaricati”, sono decaduti in quanto dichiarati illegittimi e altri 50 circa, dal 17 marzo 2015, sono andati in pensione. Per usare un parallelismo con il calcio, è come se una squadra di serie A si presentasse in campo con soli tre calciatori, quando, per regolamento, ne servono almeno sette. Così, la partita non può avere nemmeno inizio, e la squadra “incompleta” subisce la sconfitta a tavolino per 3 a 0. È questa, in pratica, la situazione degli uffici dell’agenzia delle Entrate. 
Il Fisco deve ripartire dall’autotutela - Si deve anche rilevare che dal 17 marzo 2015 si è fatto poco o nulla, all’interno degli uffici si è creato un clima di “tutti contro tutti” e i concorsi che si vanno facendo, per colmare la carenza dei dirigenti, vengono spesso bloccati o contestati. Si continua a parlare di Fisco “amico”, ma la realtà è profondamente diversa. Se è vero che il Fisco deve essere amico dei cittadini, innanzitutto si deve sistemare la macchina fiscale e poi si deve ripartire dall’autotutela. 
Per una vera autotutela, è però necessario che il Fisco sia obbligato a rispondere alle istanze dei cittadini. Perché l’autotutela, così com’è, senza obbligo di risposta in tempi certi, serve a poco o nulla. Così come, soprattutto in questi ultimi anni, sono pochi i funzionari degli uffici che si assumono la responsabilità di annullare gli atti sbagliati in tutto o in parte. 
La domanda che si fanno è sempre la stessa: “Chi me lo fa fare?”. Per fortuna, come si è detto, ci sono ancora persone dell’agenzia delle Entrate, anche se sono una rarità, che, nonostante tutto, si assumono la responsabilità di annullare gli atti sbagliati. In ogni caso, non si può fare affidamento solo nella fortuna di trovare quelle poche persone che ancora oggi, come i funzionari di Roma che, nonostante tutto e fieri di appartenere all’Agenzia delle entrate anche se non è più quella di qualche anno fa, compiono il loro dovere con onestà, serietà, professionalità e rispetto dei cittadini tutti. Senza distinzione alcuna.

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