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Fra le pieghe dell'impero persiano e della grandezza dei nobili guerrieri spartani

Per la prima volta la genialità narrativa dell’inglese Conn Iggulden si addentra nella storia dell’antica Grecia. Quando il re Artaserse…


17/06/2019

di Valentina Zirpoli


In Italia, come nel resto del mondo, Conn Iggulden ha fatto strage di lettori. Raccontando la Storia come pochi altri, in altre parole facendola rivivere in maniera affascinante e arricchendola di passaggi inediti, frutto di un approfondito lavoro di ricerca e di documentazione. Lavoro che in parte regala al lettore nelle note finali, per far sì che si possa destreggiare nei vari passaggi che si rifanno a tempi lontani e magari poco “frequentati”, oltre a confrontarsi con la personalità di personaggi dei quali tratteggia con abilità il carattere, il ruolo e l’influenza rapportati al periodo. Senza nascondersi dietro le difficoltà di fare luce sui resoconti storici con una buona dose di attendibilità. Allargandone ovviamente i contenuti. Un esempio? “Senofonte descrive una schermaglia sulle montagne in tre righe, mentre io non l’ho potuto fare in meno di un capitolo”. 
Un appunto, quest’ultimo, che si rifà a Il Falco di Sparta (Piemme, pagg. 456, euro 20,00, traduzione di Paola Merla), il primo libro che questo maestro della narrativa epica ha voluto dedicare alle gesta dell’antico impero persiano, regalando credibilità alla leggendaria grandezza degli spartani. Raccontando di quell’esercito invincibile che era in grado di conquistare il mondo. Fermo restando che “la Storia è capace di ribaltare anche il destino più glorioso”. 
Per la cronaca Conn Iggulden - osannato da numeri del settore come Wilbur Smith e Bernard Cornwell nonché vincitore di importanti premi - è nato a Londra il primo gennaio 1971 da padre inglese e madre irlandese, ha studiato letteratura alla London University e ha insegnato per sette anni alla Haydon School prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, con puntate anche nel settore dei libri per ragazzi con la complicità del fratello Hal. Di fatto un personaggio fuori dalle righe, che attualmente vive con la famiglia (una moglie e quattro figli) a Hertfordshire, che sa prendere posizioni anche controcorrente. Come quando nell’agosto di quattro anni fa si propose fra i firmatari di una lettera al quotidiano Guardian con la quale duecento eminenti figure pubbliche si opponevano all’indipendenza scozzese. 
Lui che lo scorso aprile, complice il successo dei suoi romanzi nel nostro Paese (tutti editi dalla Piemme), è venuto per la prima volta in Italia, e più precisamente a Piove di Sacco (Padova), in occasione di Chronicae 2018, il Festival internazionale del romanzo storico organizzato “dalla gang di Sugarpulp” sotto la direzione artistica, geniale quanto fuori dalle righe, di Matteo Strukul. 
Come da copione, anche ne Il Falco di Sparta, Iggulden ripropone il passato condendolo di azione, avventure e intrighi, peraltro regalando al lettore un canovaccio ben orchestrato e di piacevolissima lettura ambientato nel 401 avanti Cristo. Quando Artaserse, re di Persia, era al timone di un impero che si estendeva dalle coste dell'Egeo all’India settentrionale. Il suo era un dominio assoluto e per cinquanta milioni di sudditi una sua parola poteva valere la vita o la morte. Ma, come sempre succede fra i meandri di un regno, qualche ombra si stava stagliando all’orizzonte. Ad esempio quella del fratello Ciro il Giovane, deciso a reclamare la corona in nome del loro defunto padre Dario II. 
E a supportarlo nell’impresa c’era un solo esercito: quello composto dai diecimila figli di Sparta i cui padri morirono alle Termopili o nelle guerre del Peloponneso, che adesso prestano il loro prezioso servizio come mercenari. I diecimila sono agguerriti, e Ciro è un generale generoso e intelligente. Al suo seguito gli spartani lottano con coraggio, finché Ciro compie un errore fatale: nel tentativo di ammazzare il fratello con le sue stesse mani è lui a rimetterci la vita. Sarà questo, per i suoi soldati, l'inizio di un calvario: soli nel cuore di un impero nemico, senza un comandante, dovranno trovare la via per il mare e quella della libertà. 
In questo difficile compito c’è un solo uomo in grado di condurli a destinazione nonostante i morsi velenosi dell’inverno: un ateniese, un uomo che non si riteneva, fino a quel momento, neanche un soldato. Il suo nome? Senofonte. Solo grazie a lui il mondo moderno conoscerà la straordinaria storia dei leggendari diecimila e del loro ritorno a casa. Uno dei momenti più epici dell’intera storia greca prende così vita tra le pagine di questo romanzo, tra ferocia, eroismo, crudeltà, violenza e nobiltà di intenti. 
Ricordiamo infine che, nel filone narrativo di Iggulden, primeggia quello legato allaGuerra delle due Rose”, ovvero Stormbird, Trinity, Bloodline e La battaglia di Ravenspur, per non parlare dei lavori iniziali dedicati alle imprese di Giulio Cesare (Le porte di Roma, Il soldato di Roma, Cesare padrone di Roma, La caduta dell'aquila e Il sangue degli dei) oppure di quelli incentrati sulla stirpe di Gengis Khan (Il figlio della steppa, Il volo dell'aquila, Il popolo d'argento, La città bianca, Il signore delle pianure). 
Mentre ne Il Falco di Sparta, del quale consigliamo la lettura, ha raccontato per la prima volta - come accennato - l’antica Grecia.

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