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Fra le pieghe della crisi economica con le "Opinioni di un altro clown"

Lorenzo Beccati, storico autore di Striscia la Notizia e di altri programmi vincenti della televisione, dà voce alla storia, pungente quanto dissacrante, di un uomo che non si vuole arrendere


06/11/2017

di Mauro Castelli


Il lavoro di approfondimento e di ricerca, in quanto “non bisogna mai dare nulla per scontato”, ben si addice a Lorenzo Beccati, un autore che sa raccontare per la televisione e il teatro, che sa dare voce a saggi e romanzi graffianti, che intriga con una sua rubrica sui libri (Tgevents, un format settimanale che va in onda su una settantina di piccole televisioni locali), che si propone addirittura come poeta (“Ma no ma no, più che poesie si tratta di parodie umoristiche con finale a sorpresa”). Parodie peraltro pubblicate in una raccolta dal titolo Niente monete nelle fontane
Un autore approdato sugli scaffali delle librerie, se abbiamo fatto bene i conti, con altri quattordici lavori che hanno spaziato “dal grottesco al comico, dal giallo alle trame storiche”, come nel caso della trilogia Il guaritore di maiali, tradotta anche all’estero. D’altra parte il romanzo storico appartiene alle sue corde in quanto, nel tempo, ha ad esempio portato avanti approfonditi studi sui comportamenti e i mestieri dei tempi andati. 
Fermo restando il suo ruolo vincente come responsabile degli autori di Striscia la Notizia - la irriverente trasmissione in onda su Canale 5 che ha influenzato la cronaca, il costume e il linguaggio del nostro Paese - peraltro proponendosi come voce del Gabibbo. “Una voce rubata - come ha avuto modo di raccontarci tempo addietro - a un ex ergastolano che aveva lavorato come aiuto-piastrellista a casa mia e del quale sarei diventato amico in quanto, una volta pagato il suo sbaglio, si era messo a condurre una vita irreprensibile. In effetti la sua era una voce decisamente curiosa, in quanto sapeva di fumo, di umidità e di periferia genovese, peraltro improntata a un misto di meraviglia e di stupore… Così quando nell’ottobre del 1988 Antonio Ricci si inventò il personaggio del Gabibbo, che in genovese vuol dire amico, la proposi e andò subito bene”. 
Insomma, un numero uno, Beccati, che sa destreggiarsi al meglio con le parole, qualsiasi sia l’argomento che intende trattare. Come nel caso del suo ultimo lavoro, Opinioni di un altro clown (Cairo, pagg. 154, euro 13,00), un romanzo cinico e dissacrante nato da un’idea, tiene a ricordare con ironia, “istillatami da Marco Garavaglia, un amico che in ogni caso intendo perdonare”. 
Che dire: una storia crudele e spietata, pungente quanto scorretta, che si rifà a un uomo di 52 anni - Tommasoni Egidio, con moglie e figlio sul groppone - il quale, a causa della crisi, da un giorno all’altro si ritrova senza un lavoro. E a nulla valgono le tante richieste e i colloqui fatti, tutti respinti al mittente. Da qui una discesa verso l’inferno dei reietti, sino a toccare il fondo. Sarà a questo punto che, costretto dalla necessità, si ritroverà a fare la coda, assieme a extracomunitari e barboni, per farsi dare qual cosa da mangiare. Così deciderà di guadagnarsi da vivere facendo il clown: una soluzione temporanea che però va avanti da tre anni. D’altra parte questo è l’unico lavoro pagato poco, se non pochissimo, che non teme la concorrenza degli extracomunitari. E in effetti le offerte non mancano. Così si trova - pur non avendone le qualità - ad allietare eroicamente feste di compleanno, a distribuire volantini per conto del Bingo, persino a partecipare a un funerale. “Osservando e chiamando per nome tutto ciò che fingiamo di non vedere di questo mondo del falso benessere”. 
Perché da dietro “il naso rosso tenuto su dall’elastico Tommasoni Egidio coltiva le sue idiosincrasie, osserva la sua città diventare giorno dopo giorno più cattiva, come lui del resto. Se il giovane clown di Böll sentiva gli odori attraverso il telefono, nulla sfugge alla sensibilità di Tommasoni Egidio, affilata dalle quotidiane ordalie. Ma nella valigia che si trascina sempre appresso, insieme agli arnesi del mestiere, lui custodisce un segreto, che forse è anche una via d’uscita...”. 
In sintesi: un lavoro - raccontato dal suo protagonista in prima persona (“Come disoccupato sei cancellato anche dalle più piccole considerazioni sociali: la mia porta è saltata persino dai bambini dolcetto e scherzetto”) - che non fa sconti al nostro quotidiano, che mette in scena un Paese alle prese con una crisi senza precedenti. Una crisi che forse ci fa comodo non vedere, ma che in realtà dovrebbe fare male anche solo a immaginarla. Una crisi che ci ha imbrigliato senza lasciarci una via d’uscita. Da qui un romanzo che, all’insegna del sorriso, induce alla riflessione. Con un paio di interrogativi al seguito: proseguendo di questo passo dove andremo a finire? E, inoltre, una via di uscita è ancora possibile? 
Detto questo, altre note su Lorenzo Beccati. Un uomo che - precoce in tutto - si era sposato ad appena vent’anni con una coetanea, Milena, dalla quale ha avuto una figlia. Un talento generoso, altruista, disponibile con le persone, ma anche facile alle arrabbiature in quanto, pretendendo molto da se stesso, di riflesso pretende molto dagli altri. Sia sul lavoro che nello sport. Non a caso si dà ancora da fare, compatibilmente con gli anni, sui campi da calcio e su quelli da tennis, peraltro regalandosi ampi spazi per la lettura. E visto che i libri lo affascinano, ecco confessare di possederne diverse migliaia. E non è da tutti. 
Tornando invece al suo percorso professionale, ricordiamo che Beccati ha contribuito al successo di un’altra storica trasmissione, Drive In, a sua volta ideata da Antonio Ricci e andata in onda dal 1983 al 1988. Un programma innovativo e di grande successo “che ci vedeva lavorare - come ha avuto modo di raccontarci e come peraltro già riportato su queste stesse colonne - più di venti ore al giorno per essere sicuri di inventarci le battute giuste per i giusti personaggi”. Un programma che avrebbe inciso sul modo di vedere le cose a livello nazionale, contribuendo a portare alla ribalta numerosi volti dello spettacolo, “magari con anni di gavetta alle spalle ma poco conosciuti”. Una specie di banda “accasata nel residence di piazza De Angeli a Milano in quanto era vicino agli studi televisivi”. Per non parlare della sua presenza autoriale in altri programmi di punta di casa Mediaset, come MegaSalviShow, Lupo solitario, Odiens, Paperissima, Paperissima Sprint, Estatissima
Lui che è nato a Genova il 24 febbraio 1955 nel popolare quartiere di Cornigliano e che all’inizio degli anni Ottanta era entrato nella rosa dei più stretti collaboratori (ma sarebbe meglio definirlo un complice) di Antonio Ricci, a fronte di un’amicizia di vecchia data. “Da ragazzini - ricorda infatti Beccati - andavamo in vacanza a Ormea, sulle montagne del Cuneese, sopra ad Albenga. Un paesino che ci ha peraltro gratificato della cittadinanza onoraria. Quindi iniziammo a fare cabaret al Teatro Instabile di Genova, luogo che avrebbe partorito grandi artisti, per poi proseguire su questa strada. Sta di fatto che ancora oggi facciamo insieme i pendolari con Cologno Monzese, visto che abitiamo a trecento metri di distanza in quel di Alassio”.

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