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Fra un'ingiustizia totale e un tempo per soffrire spunta El Diablo

Sugli scaffali l’un-due-tre nel segno del giallo per le collane nere di Fanucci. A firmarlo Scott Pratt, John Connolly e Mauro Baldrati


29/10/2018

di Catone Assori


L’editore romano Fanucci continua a scommettere nel… segno del giallo. Come peraltro confermato dalle collane Timecrime (cartonata e con sovraccoperta a colori) e Nero Italiano (in brossura), volte a valorizzare alcune seconde linee della narrativa di settore che, strada facendo, in Italia erano state trascurate a dispetto dei meriti. Sino a farle diventare autori di punta.  Una intelligente operazione che era stata alla base dell’iniziativa portata avanti anche da Marco Polillo quando, negli anni Novanta, aveva deciso di lasciare poltrone importanti in Rizzoli e Mondadori per dare voce a una casa editrice tutta sua. 
Ricordiamo, visto che qualcuno potrebbe non saperlo, che l’editrice della quale stiamo parlando era stata fondata nel 1971 all’ombra del Cupolone da Renato Fanucci (morto nel 1990 e quindi “rimpiazzato” dal figlio Sergio, che oggi si propone anche come pregevole autore), puntando sulla letteratura fantastica e diventando ben presto un punto di riferimento per la narrativa di genere, fantascienza, horror e fantasy. In altre parole pubblicando autori collaudati come H.P. Lovecraft, Isaac Asimov, Paul Anderson e Jack Vance, oltre a nuovi maestri, fra i quali ricordiamo Neil Gaiman, Andreas Eschbach, K.W. Jeter, Octavia Butler, Iain M. Banks e Doris Lessing, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2007. 
Al centro di questo panorama letterario si è posto indubbiamente Philip K. Dick, il cui successo è dimostrato anche dalle numerose trasposizioni cinematografiche ispirate ai suoi romanzi, da Blade Runner a Minority Report. E del quale Fanucci detiene i diritti in esclusiva. 
Il progetto di questa editrice - riportiamo - “ha sempre cercato di eliminare pregiudizi e confini, dimostrando con alcune collane come il genere avesse ormai contaminato il mainstream creando veri e propri ibridi letterari”. Nello stesso periodo la casa ha portato avanti una iniziativa fatta di nuove proposte, riscoperte o rilancio di autori classici, con l’obiettivo di soddisfare i lettori più attenti e di conquistarne di nuovi. Ma anche allargando la produzione a romanzi per ragazzi e teenager, puntando su autori come Beatrice Masini e Pierdomenico Baccalario. 
Chiusa la dovuta parentesi, torniamo al dunque. Proponendo ai lettori tre novità arrivate da poco sugli scaffali. Ovvero Un tempo per soffrire (pagg. 398, euro 17,00, traduzione di Tessa Bernardi), decimo appuntamento italiano con l’irlandese John Connolly; Ingiustizia totale (pagg. 248, euro 14,90, traduzione di Carlo Vincenzi), terzo capitolo della serie che vede protagonista il viceprocuratore distrettuale Joe Dillard (dopo Un cliente innocente e In buona fede, già editi da Fanucci), serie firmata dallo statunitense Scott Pratt; infine Io sono El Diablo (pagg. 279, euro 14,00), un accattivante lavoro uscito dalla istrionica inventiva del navigato Mauro Baldrati
E proprio da Mauro Baldrati iniziamo la nostra rassegna. Intanto precisando che è nato nel 1953 a Lugo di Romagna, anche se da tempo vive a Bologna. Lui che ha fatto parte della redazione della rivista Frigidaire a Roma, prima di trasferirsi a Milano dove per dieci anni ha lavorato come fotografo per diverse riviste. Lui che ha pubblicato, con altri autori, il saggio sulle controculture giovanili La rivolta dello stile, i romanzi Vita complicata del compagno Jimi Hendrix, La città nera e Professional Killer, oltre a racconti apparsi su antologie e riviste, nonché sul periodico Segretissimo e sui siti Nazione Indiana e Carmilla (una testata politico-letteraria dove figura come redattore). Nel 2012 ha inoltre curato l’antologia Love Out
Io sono El Diablo, per contro, rappresenta una specie di “prima volta” nella narrativa di settore, un noir a tinte forti sullo sfondo di una Bologna inedita, oscura e misteriosa. Come, appunto, oscura e misteriosa si propone la figura del protagonista. Un uomo sfuggente, in bilico fra il suo presente e il suo passato, in ogni caso avvolto nel mistero. Un inglese dall’enigmatico volto, sfigurato da un solco sghembo che gli attraversa l’occhio, o meglio, l’orbita vuota coperta da una benda di cuoio nero che “alle prime avvisaglie di primavera gli prude sempre”. 
Le sue giornate - per di più - seguono una disciplina ferrea. “Pur non essendo un clochard, dorme in un campo nomadi abusivo, si sveglia all’alba e cammina tutto il giorno (Il passo regolare e monotono lo rilassava, anziché stancarlo) per le strade di una città degradata e sconosciuta ai più, macinando chilometri senza una meta apparente. La sua vita scorre così, uguale da anni, finché una sera si imbatte in Violeta, una donna albanese in fuga da un passato pericoloso. È l’incontro tra due solitudini, due anime perse, oscure e affini. E per aiutare Violeta, l’inglese recupera il suo vecchio nome di battaglia, El Diablo appunto, e si immerge in un frenetico viavai tra Italia, Inghilterra e Albania, tra legami nocivi con la criminalità organizzata, anime corrotte, locali a luci rosse, traffici di merci e di esseri umani”. 
Sta di fatto che, “per portare a termine la sua complicata quanto rischiosa missione, El Diablo si troverà scaraventato in un abisso in fondo al quale pulsa il cuore nero del male”. Soltanto allora il lettore si renderà conto chi sia davvero l’inglese. 
Che dire: a parte qualche ingenuità narrativa, peccati veniali di poco conto, questo lavoro si rapporta a una scrittura leggibile quanto personale. In linea con una trama stesa al vento della fantasia. Un po’ come “la bandiera nera della sventura piantata in cima alla mansarda dove aveva la sua camera”. O meglio, in cima al suo container giallo. Una baracca che, come le altre, nei tempi andati era servita da ufficio o da deposito per gli attrezzi degli operai di un cantiere. Ecco, anche la descrizione dei luoghi e dei posti rappresenta un altro punto di forza del romanzo.

Secondo libro, seconda storia. Quella raccontata da John Connolly, nato a Dublino il 31 maggio1968. Una penna pronta a sbandierare un pedigree all’americana: ovvero lavori da barista e da inserviente tuttofare nei grandi magazzini Harrods, prima di approdare, da freelance, al The Irish Time, quotidiano per il quale continua a scrivere. Per contro la sua carriera autoriale sarebbe decollata con le avventure legate alle indagini di un ex detective della Polizia di New York, Charlie Parker, detto Bird (come il famoso sassofonista jazz), che si trasferisce nello stato del Maine per darsi da fare come investigatore privato in seguito alla tragica uccisione della moglie e della figlia. 
Fuori dal ciclo di Charlie Parker - che aveva debuttato per la prima volta in Tutto ciò che muore del 1999 per poi tenere la scena in altri quindici romanzi - Connolly ha pubblicato Nocturnes, un’antologia di racconti, poi un canovaccio ambientato nel Maine in cui Charlie Parker fa solo una rapida apparizione (Bad men) e Il libro delle cose perdute (The book of lost things), un lavoro psicologico nel quale affronta l’universo della psiche infantile e dei traumi legati alle tragedie familiari. Per non parlare dei suoi altri romanzi (in tutto una decina, un paio dei quali scritti a quattro mani). 
Ma di cosa si nutre Un tempo per soffrire, un lavoro del 2016 che ha subito incontrato i favori sia del pubblico che della critica e che, già dal titolo, lascia trasparire una realtà malsana, segnata da efferati delitti? Della storia raccontata a Charlie Parker, nei suoi ultimi giorni di vita, da Jerone Burnel. 
Ma chi è Jerone Burnel? Un vecchio eroe che nei tempi andati aveva salvato la vita a molte persone, destinate a morire in circostanze tragiche e violente. Paradossalmente questo suo altruismo gli sarebbe costato caro, in altre parole la perdizione, la condanna a una vita di privazioni e umiliazioni, di dolore e sofferenza. 
Disperato e “giunto al crepuscolo della propria esistenza, braccato da chi ne desidera la fine”, Jerome apre le porte del suo passato - come accennato - a Charlie Parker. E “gli racconta della ragazza sopravvissuta a coloro che l’avevano marchiata con il simbolo della morte, delle torture che aveva subìto e degli aguzzini che l’avevano tormentata. Gli racconta di quella comunità misteriosa, brutale, in cui in nome del Re Morto si compiono i delitti più raccapriccianti. Ed è appunto in questi anfratti oscuri che Charlie Parker dovrà muoversi per arrivare nel cuore più oscuro della verità”. 
Di fatto un lavoro carico di inquietante suspense, che richiama il nero bruciante della scrittura di Stephen King. Fra falchi sotto forma di uomini e un Uomo Grigio che non prende in considerazione la possibilità di essere catturato. Una figura minuta, pittoresca e molto amata da tutti. Ma capace di far sparire le persone, lasciando i loro cari a domandarsi quale fosse stato il loro destino. Lui che era rimasto vedovo a soli 35 anni ed era stata, in un certo senso, una benedizione. Perché aveva già cominciato a giocare la sua lunga partita e temeva che la moglie, tutt’altro che stupida e per di più alquanto curiosa, cominciasse a interessarsi delle sue attività. 
Insomma, poche parole che si rifanno alle prime pagine e la strada verso il baratro è già aperta. E dire che siamo soltanto alle battute iniziali…

Terzo romanzo sul piatto e terzo intrigante lavoro firmato da Scott Pratt, nato a South Haven, nel Michigan, nel 1956. Un lavoro - Ingiustizia totale - che si sviluppa all’insegna di una trama imparentata con quelle solitamente portate avanti - annota l’editore con una interessata punta di esagerazione - da John Grisham e Michael Connelly, Scott Turow e Steve Martini. Dove incontriamo il citato viceprocuratore Joe Dillard “alle prese con una complessa storia di avidità, tradimenti, abusi di potere e omicidi”. Una tragica realtà che “metterà in crisi la sua stessa idea di giustizia”. 
Di fatto un protagonista che si racconta in prima persona, ben tratteggiato in tutto il suo metro e novanta abbondante di altezza, peraltro inserito in un contesto credibile, dove fatti e misfatti della vita si incrociano e si scontrano. Un uomo di legge che, ogni volta che sta per prendere parte a un’udienza, “sente aleggiare come una nebbia un familiare senso di paura”. Forse perché l’aula è mal frequentata in quanto tutti hanno commesso trasgressivi peccati: truffatori, guidatori ubriachi, topi d’appartamento, spacciatori, stupratori, assassini. O forse perché si rende conto che “la giustizia è fragile, casuale come la caduta di un fulmine”. Una giustizia (come da titolo) che può essere interpretata e magari anche pilotata…  
Forte di una laurea in Giurisprudenza, conseguita presso l’Università del Tennessee (e in Tennessee vive con “l’adorata” moglie Kristy e quattro cani), deve essere risultato agevole a questo autore addentrarsi nel filone del legal thriller, tanto da beneficiare di consensi allargati a diversi Paesi, benedetti da oltre due milioni di copie vendute, oltre che dai complimenti di una scrittrice che se ne intende, la connazionale Alifair S. Burke (“Pratt sa  molto bene quello che sta facendo e lo dimostra”). 
Ma veniamo alla trama di Ingiustizia totale, un thriller sorretto da un robusto senso del ritmo e da una suspense che traspira da ogni pagina. 
“La notizia del suicidio di Ray Miller sconvolge il viceprocuratore Joe Dillard. La vista del corpo del suo amico fraterno, a sua volta avvocato, trovato impiccato a un albero scatena in lui una rabbia e un senso di rimorso tale da spingerlo a cercare a ogni costo la verità. Perché Ray si è tolto la vita? Chi c’è dietro quella morte inspiegabile?”. 
Nel frattempo Dillard è chiamato a indagare sulla misteriosa scomparsa di una giovane dipendente dell'ufficio del procuratore distrettuale, un caso più intricato di quanto le premesse facciano ipotizzare. Sta di fatto che le ricerche vanno avanti su due fronti, mentre “le piste tracciate convergono in un punto di fuga che Dillard non avrebbe mai immaginato”. Anche perché a essere coinvolti sono i suoi affetti più cari, persone che non avrebbe mai sospettato potessero macchiarsi di crimini tanto efferati. 
“Ormai a un passo dalla risoluzione del caso, Dillard sente di aver superato il limite oltre il quale la sete di giustizia rischia di travolgere l’esistenza di coloro che ama. Ma non ha scelta: la verità è dietro l’angolo, deve solo trovare il coraggio di guardarla negli occhi...”.

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