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Hera sale al quattordicesimo posto a livello mondiale nel "Diversity & Inclusion Index"

Il Gruppo emiliano, migliorando ancora il proprio posizionamento rispetto al 2018, si conferma in assoluto come la prima multi-utility


17/09/2019

Il Gruppo Hera si conferma tra le aziende più interessanti, in Italia e nel mondo, per gli investitori che guardano con favore alle realtà impegnate nella tutela della diversità e dell’inclusione. Il risultato è stato decretato dall’edizione 2019 del “Diversity & Inclusion Index”, che ha preso in esame un campione composto da oltre 7.000 aziende quotate a livello globale. 
In questo ranking internazionale, Hera, con un punteggio di 75 punti, è risultata la terza azienda in Italia e la 14esima al mondo, migliorando ulteriormente la propria posizione (era 22esima nel 2018). Si conferma inoltre la prima multiutility a livello globale nella classifica. 
Il “Diversity & Inclusion Index” è un indice ideato e realizzato dal colosso internazionale dell’informazione finanziaria Refinitiv (nuova denominazione della divisione Financial and Risk di Thomson Reuters), che analizza le performance delle società sulla base di molteplici fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) e si focalizza principalmente sull’analisi di quattro aree: diversità, inclusione, sviluppo delle persone e controversie legate all’esposizione sui media. Grazie all’ausilio di 150 ricercatori, si tratta di una delle più grandi e puntuali attività a livello mondiale di raccolta dati e analisi relativa all’impegno delle aziende su questi temi, che nel Gruppo Hera trovano uno spazio importante. 
La multiutility continua, infatti, a puntare sullo sviluppo di percorsi di carriera interni e personalizzati, un indirizzo che ha consentito di raggiungere una percentuale di donne nei ruoli di responsabilità pari, nel 2018, al 32,3%, in aumento rispetto all’anno precedente. La quota di personale femminile, complessivamente in crescita, si conferma inoltre al di sopra della media nazionale del settore (24,7% contro il 15,9%). A questi dati va poi aggiunta una percentuale di impiegati con disabilità che tocca il 4,5% della popolazione aziendale, delineando un rilevante sostegno all’inclusione delle persone con bisogni speciali. 
Anche in termini di conciliazione vita lavoro, va segnalato come nel 2018 siano state accolte tutte le 71 richieste di part time pervenute. 
Importante il contributo che viene dalla formazione. Il 99,4% dei lavoratori è stato coinvolto nel 2018 in attività di formazione, con una media pro capite di circa 30 ore, anche in questo caso superiori alla media del settore. Tra le varie iniziative, si segnalano l’estensione dello smart working e i corsi di leadership, che favoriscono lo sviluppo delle risorse umane partendo dalle diverse caratteristiche di ciascuno (sesso, età, formazione, abilità, predisposizione e competenze). Senza dimenticare l’introduzione di innovative attività formative che utilizzano la metodologia della gamification, come il recente Diversity@work, pensate proprio per sensibilizzare tutta la popolazione aziendale alla cultura della diversità e dell’inclusione in azienda.

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