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I Cinque Stelle tentano di bloccare la stella Salvini

E se il Governo in carica non "segna" il Pd fa peggio, puntando sulla sua arma segreta: il cambio di nome


03/09/2018

di Sandro Vacchi


Il governo gialloblù assomiglia a Cristiano Ronaldo: tanto atteso, ma non segna; in compenso, del campionissimo l'esecutivo non ha proprio un bel niente. La sinistra, però, personificata nel PD (Partito Demente), è ancora peggio, anche se pare antropologicamente impossibile: basti pensare che i suoi nuovi maestri di pensiero sono, sul fronte maschile, il barricadero barbuto Ivano Ciccarelli e, su quello femminile, la raffinata e coerente Asia Argento. 
Come sempre nei momenti peggiori, e quello attuale di certo lo è, i compagni pensano di sfoderare la solita arma segreta, vale a dire il cambio di nome. Ormai non si sa più quante volte gli impiegati dell'anagrafe abbiano dovuto sbianchettare il glorioso nome del Partito comunista italiano. Per vergogna, e per non essere scaraventati in discarica, la bellezza di due anni dopo l'abbattimento (loro si ostinano a definirlo caduta) del Muro di Berlino, tolsero l'impresentabile aggettivo “comunista” dalla carta d'identità. 
I compagni rimasero compagni, però, e continuarono a votare il PDS; poi cadde, come il Muro, la P di Partito; dopo, si pensò che DS fosse un equivoco: se esistevano i Democratici di Sinistra significava forse che c'erano anche quelli di Destra? Non sia mai detto! Ecco, dunque, riesumare il Partito, con tanto di Democratico: come se gli altri fossero antidemocratiche accolite di puzzoni fascisti e xenofobi. 
Fatto sta che la strategia piddina è sempre la stessa, ci pensano ancora una volta. Così, forse, Maurizio Martina seppellirà un partito con un nome diverso da quello con cui è nato. Sai la soddisfazione! 
Eppure sembra che la tendenza non passi di moda, al punto che la Lega di lotta e di governo, salviniana e ruspante nel senso della ruspa, starebbe facendosi un pensierino. Molto dipende dalla sentenza del Tribunale del riesame di Genova sul blocco totale dei conti correnti del Carroccio fino alla bellezza di 49 milioni, dopo la condanna di Umberto Bossi e del tesoriere Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato. Salvini assicura che Lega non uscirà dal logo, nonostante la spinta nazionale del partito: la sola nazionalizzazione accettata, anzi auspicata, dai leghisti, in questo ben lontani dai grillini. 
La strana coppia di governo è sempre meno unita ogni giorno che passa. 
Lasciate che mi appunti sul petto una modesta medaglietta per l'articolo della scorsa settimana titolato “La sinistra dei kamikaze sta creando il nuovo duce”. Scrivevo che i rapporti fra pentastellati e leghisti si sfilacciano a vista d'occhio, in poche parole perché i primi sono nazionalizzatori e i secondi nazionalisti. Da un lato dei pianificatori al cubo come nemmeno i vecchi comunisti, fautori dell'assistenzialismo a ogni costo in nome di un'eguaglianza becera fondata sul reddito comunque sia, alla faccia di un lavoro che non sarebbe invece obbligatorio. Dall'altro lato dei liberisti spinti, nordisti adoratori del lavoro, della proprietà privata e della libertà prima di tutto. 
Adesso l'agenzia di rating americana Fitch ci informa che i progetti di Luigi Di Maio e dei suoi potrebbero far saltare i conti italiani. 
Non ci degrada ancora, ma mette in guardia gli investitori internazionali, così i nostri titoli di Stato entrano in sofferenza e si dovranno pagare fior di interessi: un bel guaio per un Paese che ha debiti per 2.347 miliardi. «Il recente Decreto Dignità avrà un effetto limitato», prevede Fitch: il provvedimento è totalmente farina dei grillini. 
«Le marcate differenze ideologiche e politiche fra i Cinque Stelle e la Lega rischiano di sottoporre la tenuta della coalizione a crescenti tensioni», proseguono gli americani. E aggiungono: «Non ci aspettiamo che questo governo possa durare un intero mandato e vediamo una crescente possibilità di elezioni anticipate a partire dal 2019». Il povero scribacchino che state leggendo, la settimana scorsa scriveva: «Accetto scommesse. Entro un anno Matteo Salvini diventerà dittatore del Paese». 
Sì, perché la sinistra dei kamikaze è quella storica (si fa per dire) del PD, ma anche quella nuova della Piattaforma Rousseau di Casaleggio junior e soci: utopista, egualitarista, pauperista e per la decrescita felice. Sai quanto può andare d'accordo con i leghisti! 
E sai che salti di gioia farebbero i pensionati “d'oro”, concentrati al Nord, a vedersi taglieggiati per passare i loro quattrini a nuove aziende innovative. Si chiamano “start up”, ma a settanta e rotti anni ve la sentireste proprio di finanziarle? Di Maio ci pensa. Ma aggiunge che si faranno solamente le cose previste nel contratto di governo: allora c'è da pensare che il taglio sia solo dai 5 mila e non dai 4 mila euro mensili in su? Non lo sanno nemmeno loro. Dice Di Maio: «Questo governo è nato per portare il sorriso agli italiani…». Sai che ridere, vero? 
Comunque Giggino sembra rallentare la marcia da Robin Hood e dice che il Reddito di cittadinanza, cioè l'elemosina populista a chi non ha mai versato contributi previdenziali per farlo arrivare a 780 euro al mese, partirà entro l'anno prossimo. Campa cavallo, allora! In primavera ci saranno le elezioni europee e Salvini nei sondaggi ha già sorpassato i nuovi compagni, che alle politiche di marzo lo sopravanzavano di tredici punti. 
I grillini sono il vero bersaglio di Fitch e dei mercati, visto che sono loro i manovratori dell'economia italiana. Qualcuno ha tentato di spacciare come un successo il calo dello 0,4 per cento della disoccupazione in luglio, primo mese del Decreto di dignità. La realtà è diversa: sono 89 mila più di prima gli italiani che non lavorano né cercano più di farlo, ormai rassegnati… 
Gli imprenditori del Nord Est sono pronti a scendere in piazza, come una volta usava fare la classe operaia. Non si fidano degli annunci del governo sull'economia e lo invitano a lasciar perdere le nazionalizzazioni, oltre che a cambiare registro su tasse e lavoro. La loro speranza è il ministro dell'Economia Giovanni Tria, un tecnico che ha già cercato sponde in Cina e tranquillizza ogni giorno gli eurocrati di Bruxelles, i veri padroni dell'Italia. 
Salvini se la ride: «Lasciamo al PD le beghe interne. Faremo quello che serve agli italiani, cercando di rispettare le regole europee, ma senza impiccarci. Prima arriva il diritto al lavoro e quello alla pensione». Tradotto? Se si andasse a votare adesso vincerebbe Salvini, se ci si andasse l'anno prossimo stravincerebbe. La sua mano dura con migranti, clandestini, occupanti, mantenuti, zingari, si riempie di voti. E' di Maio che deve cedergli qualcosa. 
Stretto fra chi sterza a destra e chi spinge a sinistra, Giuseppe Conte ne ha le scatole piene. Conte? Chi era costui?

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