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I modi di dire: la genesi e il significato

Il fondatore di Libreriamo, Saro Trovato, ci conduce in un affascinante viaggio nel variegato mondo delle frasi idiomatiche


30/11/2020

di Tancredi Re


La spada di Damocle. Alle calende greche. Rispondere picche. Scherzo da prete. Combattere contro i mulini a vento. Sbarcare il lunario. Cavallo di battaglia. Fare il col­po gobbo.Restare al verde. Darsi all’ippica. Avere la coda di paglia. Pa­gare lo scotto. Prendere in ca­stagna. Andare in brodo di giuggiole. Sono alcuni degli innumerevoli modi di dire che usiamo da tempo quando parliamo o scriviamo, a volte senza accorgercene che hanno un significato ben preciso, anche se magari non ne conosciamo la genesi e la storia che ci sta dietro. 
Saro Trovato, con il libro Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani (Newton Compton, pagg. 288, euro 10,00), ci fa conduce in un affascinante viaggio nel variegato mondo dei modi di dire: un “dizionario” ritenuto indispensabile per un uso più consapevole del linguaggio, divertente da sfogliare e ricco di curiosità. 
Ma da dove derivano que­ste espressioni? I modi di dire fanno parte del nostro modo di parlare, di esprimerci e di essere parte di una comunità. Ogni famiglia ha il suo tradiziona­le “bagaglio di espressioni” e cia­scuno di noi ne usa abitualmente una propria personale selezione. Che siano derivate dalle lingue classiche, da episodi storici o da abitudini popolari, è affascinante scoprire come alcune delle fra­si che utilizziamo più spesso nel parlare quotidiano abbiano un significato ben preciso, a volte sorprendente, ben più calzante di quello che pensiamo. 
“I modi di dire trasformano le parole in immagini” spiega l’autore (sociologo ed esperto in comunicazioni di massa, creatore dello Story Engangement, una nuova metodologia della comunicazione utilizzata da prestigiose aziende e marchi internazionali nonché fondatore nel 2012 del media digitale Libreriamo per promuovere la lettura, la cultura e i libri, con oltre un milione di followers). “Per certi versi sono una rappresentazione visiva della lingua. Immortalano un momento rendendolo memorabile. Le singole parole non avrebbero nessun senso e la frase nel suo complesso sarebbe incomprensibile se non legata ad una data situazione”. 
I modi di dire in realtà sono perle di saggezza popolare nel parlare di ogni giorno, alcuni dialettali, altri di origine proverbiale, altri ancora tratti da aneddoti, e qualche volta un poco “saporiti”, come far la bocca a cul di pollo. Ma tutti in ogni caso rendono efficacemente quello che vogliono esprimere. 
Questi modi di dire, che altro non sono che idiomatismi, o idiotismi, o, ancora, frasi idiomatiche, fanno parte a pieno titolo del patrimonio linguistico nazionale e, quindi, anche per questa ragione secondo l’autore dovrebbero essere tutelati. Invece accade spesso - ed è un vero peccato - che vengano relegati nella soffitta della lingua, quasi fosse disdicevole, o sbagliato, farne uso nella lingua scritta e parlata. Al contrario, raccomanda Trovato, tutti dobbiamo impegnarci per conservare la nostra cultura di cui la lingua è una delle espressioni migliori per noi e per le generazioni future, trovando un punto di incontro tra le nuove tecnologie multimediali e la lingua del passato. 
Questa è in definitiva la sfida che ci attende nel XXI secolo e i libri dovranno essere il tessuto di congiunzione tra gli uomini del presente e le nostre radici. Perché, come insegnava la saggezza degli antichi Greci, “se un edificio non poggia sulle fondamenta del passato è come un colosso che ha i piedi d’argilla”.

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