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I pazienti e il mondo interiore svelati da un neurologo

Ciriaco Scoppetta racconta - sulle orme di Oliver Sacks - tredici storie di neuroscienza che possono aiutarci a migliorare il nostro rapporto con i malati


25/02/2019

di Tancredi Re


Oliver Wolf Sacks è stato un medico, chimico e scrittore inglese. Ha insegnato in università inglesi ed americane. Nacque il 9 luglio 1933 a Londra in Inghilterra. Era il più giovane di quattro fratelli di una coppia di ebrei: il padre Samuel Sacks, morto nel giugno del 1990, era un dottore in medicina interna, mentre la madre Muriel Elsie Landau fu una tra i primi chirurghi donna in Inghilterra. Sachs era, insomma, un figlio d’arte. E fin qui niente da dire: perché i figli d’arte - in quanto tali - non fanno per forza notizia: ce ne sono innumerevoli e non sempre riescono bene. 
A modo suo, Sachs, come figlio d’arte, invece è stato un genio. E ha condiviso, con altri geni della sua epoca come del passato, lo stesso destino: non fu compreso. Anzi fu osteggiato e criticato. Sia durante la vita, sia dopo la morte (avvenuta nel 2015). 
Quale fu il suo più grande merito? Fece diventare “protagonisti” dei suoi libri di successo persone con disturbi neurologici. Il suo libro del 1973 Risvegli fu adattato in un film omonimo e il volume Musicofilia divenne l’oggetto di un episodio della serie Nova della Pbs. 
Sachs in quei libri aveva condensato l’esperienza diretta, sul campo si direbbe oggi, condotta a New York, dove visse e praticò neurologia dal 1965 nel Beth Abraham Hospital, nel Bronx. Fu qui che Sacks lavorò con un gruppo dei sopravvissuti all’encefalite letargica del 1920. 
L’encefalite letargica è una patologia infiammatoria dell’encefalo dovuta a un virus non ancora identificato, che ha infierito sotto forma di pandemia dal 1915 al 1920. Venne definita letargica dall’ipersonno che ne caratterizzava la sintomatologia. A questi pazienti Sachs somministrò una nuova sostanza, la L-Dopa, che ebbe come effetto (provvisorio) di ridestarli, risvegliargli, appunto, dal sonno.  
Il lavoro di Sacks non fu esente da aspre critiche da parte della comunità scientifica e non. Durante gli anni Settanta ed Ottanta il suo libro ed i suoi articoli riguardanti i pazienti di Risvegli vennero ignorati da una buona parte dell’establishment medico, poiché sostenevano che il suo lavoro non era portato avanti con un metodo quantitativo, ma con uno studio alla cieca. Makoto Yamaguchi, scienziato giapponese, mise in discussione le sue abilità con pazienti autistici sostenendo che le spiegazioni matematiche di Sacks fossero inesatte. Anche lo psichiatra americano Arthur K. Shapiro (esperto della sindrome di Tourette e definito “il padre della ricerca moderna sui tic”) criticò duramente l’operato di Sacks sostenendo che fosse molto meglio come scrittore che come clinico. 
Sebbene molti caratterizzino Sacks come uno scrittore e dottore “compassionevole” altri pensano che abbia sfruttato la sua materia tanto da essere chiamato “l’uomo che confuse i suoi pazienti con la carriera letteraria” da Tom Shakespeare, accademico britannico ed attivista per i diritti dei disabili, e da definire il suo lavoro come “uno show di un intellettuale fanatico”. 
La risposta di Sacks alle critiche non si fece attendere ed in un’intervista dichiarò: “Spero che una lettura di quanto ho scritto riveli rispetto e apprezzamento, non il desiderio di esporre o esibire solo per dare un brivido… ma è una faccenda delicata”. 
Per le attività di medico e neurologo e le numerose pubblicazioni di carattere scientifico e non, Sacks ha ricevuto premi, lauree honoris causa ed il suo nome è stato assegnato perfino ad un asteroide chiamato 84928 Oliversacks. 
A questo grande e controverso scienziato Ciriaco Scoppetta (medico e neurologo) si è ispirato nel dare alle stampe il libro Anime in riparazione. Racconto di neuroscienze sulle orme di Oliver Sachs (Armando, pagg. 96, euro 6,80). Un saggio nel quale sono state condensate tredici storie autentiche di persone afflitte da problemi neurologici che ha incontrato durante la sua attività professionale. 
“Racconto di una famiglia - dice l’autore nell’introduzione - che ottiene un mutuo molto favorevole in quanto la funzionaria della banca… Chiarisco il giallo di un motorino molto pericolosamente fermo col suo guidatore al centro di una via a scorrimento rapido di Roma. Narro una lunga distruttiva ossessione amorosa guarita in poche settimane con una cosiddetta terapia “direttiva”. E attacchi di panico che vengono rapidamente risolti col suggerimento di una facile strategia comportamentale. E altre storie. Poi tento anche di spiegare, in un linguaggio facile, perché questi problemi si sono verificati e se e come è stato possibile porvi rimedio”. 
Storie diverse, come si può facilmente capire, ma unite da un fil rouge, quello del cervello umano: una macchina meravigliosa e complessa ad un tempo. 
Presente negli animali vertebrati, ma che solo nell’uomo, come primate superiore, il cervello nel corso della sua evoluzione ha dato vita e consentito lo sviluppo di facoltà intellettive che ne hanno fatto il protagonista indiscusso tra tutte le forme di vita comparse sulla terra fin dalla sua creazione. 
Questo cervello, a volte, per le cause più diverse (malattie, traumi, fattori ereditari) può mal funzionare dando origine a disturbi, che si manifestano in comportamenti irregolari, disordinati, o, per meglio dire, non conformi alla “norma”. Per cui chi li osserva, li guarda con sospetto, o con timore, come persone “borderline”. Eppure ogni persona, per quanto possa sembrare o sia veramente ammalata, è, suo malgrado, protagonista inconsapevole di una storia che ci può aiutare a comprendere meglio la persona umana nel suo divenire nel tempo e nella storia del genere umano. 
“In questi anni - aggiunge Scoppetta nell’introduzione - ho capito il perché di molti comportamenti insoliti o sgradevoli o addirittura illegali ed ho capito che spesso non si può attribuire una vera “colpa” ai protagonisti”.  “Ho visto - riflette poi il neurologo - come a un primo approccio abbiamo delle impressioni e diamo dei giudizi che sembrano giustificati; e invece poi, conoscendo meglio personaggi e situazioni, scopriamo che giudizi ed impressioni erano superficiali, sbagliati e talora nocivi. Ho visto divenire arbitrari da caso a caso i confini fra normalità e malattia, fra generosità e malattia, fra cattiveria e malattia, fra intelligenza e stupidità, sforzandomi di non dimenticare mai, non soltanto in ospedale o in ambulatorio, ma anche nei posti di lavoro, nel traffico urbano, nelle riunioni condominiali e nella vita quotidiana, la labilità di tali confini. Ho visto delinquenti e bulli violenti che, allontanati dal branco, confessavano disarmati la loro solitudine e sofferenza e disperati chiedevano aiuto”. 
In sintesi: un libro, quello di Scoppetta, che ci aiuta nella nostra crescita umana e civile e può contribuire a migliorare il rapporto con il nostro prossimo e, in particolare, con le persone ammalate. 

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