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Il Governo rinuncia ancora a tagliare le tasse


18/04/2017

di Artemisia


Metà stipendio degli italiani se ne va in tasse e contributi, eppure il Governo non fa nulla per capovolgere questa situazione. Anzi, il Def, il Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei Ministri prima di Pasqua, non contiene la promessa sforbiciata delle imposte.
Secondo l'Ocse, l'Italia è al quinto posto nella classifica relativa al peso delle tasse sui salari. Ed è una classifica nella quale il nostro Paese corre verso posizioni sempre più alte: siamo infatti sesti nel caso dei lavoratori “single”, mentre siamo passati dal quinto al terzo posto nel caso delle famiglie monoreddito.
Il cosiddetto cuneo fiscale in Italia per un single senza figli è complessivamente al 47,8%, contro una media europea al 36 per cento. È una media superiore di oltre dieci punti rispetto agli altri. I (pochi) casi di incidenza ancora maggiore sono il Belgio (54%), la Germania (49,4%), l'Ungheria e la Francia (48,1%). Ma ci sono situazioni familiari in cui le cose vanno ancora peggio: l'Italia è infatti al terzo posto per il cuneo fiscale nel caso di una famiglia monoreddito con due figli (38,6%). In questo caso seguiamo solo la Francia (40%) e la Finlandia (39,2%), e superiamo di 12 punti la media Ocse (26,6%).
Se si guarda il costo del lavoro medio per ogni singolo lavoratore, in Italia si arriva oltre 52 mila euro, sopra la media dell'area Ocse (oltre 47 mila euro), al diciassettesimo posto tra i Paesi più avanzati. Dal rapporto emerge che in Italia il salario medio lordo è di poco meno di 40 mila euro, al di sotto di quello medio Ocse, che supera i 40 mila euro. Inoltre, i salari lordi italiani sono tassati del 31,1% contro il 25,5% della media Ocse.
Il costo del lavoro in Italia nel 2016 si è attestato a 52.567 euro l'anno per ogni lavoratore single senza figli, considerando le tasse sul reddito e i contributi delle imprese e dei lavoratori. Si tratta del diciassettesimo costo del lavoro più alto tra i 34 Paesi dell'area Ocse. Inoltre, in Italia il peso maggiore del costo del lavoro è sulle spalle delle imprese, i cui contributi rappresentano il 24,2% del totale, mentre i contributi dei lavoratori pesano per il 7,2% e la tassazione sul reddito per il 16,4%.
Nel Def è annunciato il taglio del cuneo fiscale ma è rinviato quello dell'Irpef, che pure era una delle priorità del Governo. La riduzione delle aliquote era l'ultimo tassello del piano triennale di riduzione fiscale messo a punto dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e che prevedeva, nel 2018, proprio un intervento sugli scaglioni Irpef. Il Governo, inoltre, prevede anche un aumento della pressione fiscale a partire dal prossimo anno: dal 42,3% del 2017 al 42,8% per il biennio 2018-2019 (al netto del bonus di 80 euro, la pressione fiscale scende dal 42,3% nel 2016 al 41,8% nel 2017, per poi salire al 42,2% nel 2018 e al 42,3% nel 2019). Un incremento imputabile però unicamente all'innalzamento delle aliquote Iva previsto dalla clausola di salvaguardia attualmente ancora in vigore. Clausole che però il Governo si è impegnato a disinnescare con la prossima legge di bilancio.

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