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Il dito nella piaga della nostra economia: i 30 interrogativi che "assillano" la sinistra

Chi deve rispondere dell’aumento delle disuguaglianze, della povertà raddoppiata, del peggioramento del debito? Di chi la responsabilità di aver venduto la favola che tagliando pensioni e diritti si salvava l’Italia? Di chi la colpa dell’abbandono del Sud, affidato a cacicchi impresentabili?


18/06/2018

di Pietro De Sarlo


Con qualche sgomento osservo l’incapacità del ceto intellettuale della sinistra italiana di comprendere l’attualità di un Paese frustrato e avvilito e che ha paura del proprio futuro. Mi riferisco a quei giornalisti e intrattenitori (Zoro, Damilano, Floris e tanti altri) che da Rai3 sono passati a La7 e ai tanti che invece continuano a stazionare nei dintorni di viale Mazzini. 
Come prima cosa vorrei tranquillizzarli sul fatto che il popolo della sinistra, malgrado loro, resiste ed è vivo e vegeto; che questo popolo pesa circa il 40% della popolazione e che questo 40% ha votato per metà il Pd e LeU, ritenendoli a torto ancora partiti di sinistra, e che l’altra metà ha deciso di svernare in attesa di tempi migliori nel M5S. 
Vorrei anche tranquillizzarli sul fatto che questo popolo non è diventato inumano e insensibile alle ragioni dei migranti ma che, al loro contrario, è sempre stato altamente sensibile non solo alle ragioni dei migranti ma anche alle sorti del popolo greco, dei nostri giovani che emigrano a loro volta, del Sud, sempre più disperato e abbandonato. 
Mi permetto quindi di chiedere, non al loro narcisismo autoreferenziale e auto-assolutorio, ma alla loro coscienza profonda, dove erano quando da almeno 20 anni il Sud è stato abbandonato dai nostri governanti? Dove erano quando la sinistra ha affidato le sorti del Sud a dei cacicchi impresentabili? 
Dove erano quando la Grecia è stata ridotta in schiavitù dalla Troika? Come possono ritenere accettabile una Europa che non chiede scusa immediatamente ai greci? Come possono ritenere accettabile una Europa con così scarso senso dell’umanità? Dove erano quando nel corso degli ultimi vent’anni è stato abbattuto il welfare e sono stati tolti i diritti a intere generazioni? Dove erano quando è stato spacciato alla gente il fatto che la precarietà era diventata una condizione per la salvaguardia dei conti pubblici? Dove erano quando è stata venduta la favola che tagliando pensioni e diritti si salvasse l’economia italiana? 
Quanti articoli hanno scritto sull’ultimo rapporto Istat che dimostra inequivocabilmente che in Italia dal 2010 a oggi la sostenibilità del nostro debito è peggiorata? A chi hanno chiesto conto del fatto che dal 2010 a oggi gli indici di criminalità sono aumentati e che sono aumentate le disuguaglianze e la povertà è raddoppiata? Quando hanno scritto che la competizione sul costo del lavoro e la precarizzazione della società spingeva tutto il mondo del lavoro verso l’illegalità? Quando hanno avvertito che questa precarizzazione avrebbe messo in competizione gli strati più poveri della popolazione con i migranti? Quante volte hanno messo in discussione il dogma del catechismo neo liberista che ci sta facendo impoverire tutti e conseguentemente ci sta facendo diventare più cattivi e insensibili? In quale trasmissione hanno spiegato che il Fiscal Compact è stato bocciato dal Parlamento Europeo e che nonostante ciò, questo trattato è stato considerato vangelo e impegnativo per tutti? Dove e quando hanno spiegato che l’obiettivo di riduzione del debito al 60% del Pil contenuto nel Fiscal Compact non risponde a nessuna logica economica, ma solo al fanatismo rigorista dei liberal-rigoristi europei, tedeschi in testa, e che la ragione vera della fine dell’euro risiede in questo fanatismo? Quando hanno chiesto conto di quale percorso democratico ha portato alle scelte economiche dell’Europa? 
Quando hanno intervistato il premio nobel Stiglitz o Paolo Savona sulla moneta unica e quando hanno favorito il dibattito sul rapporto tra democrazia e moneta in Europa o tra i vantaggi e svantaggi nell’avere l’Euro? Quando hanno informato correttamente gli italiani sui trattati e sulle loro conseguenze? 
Quando hanno chiesto conto per il mancato utilizzo del nostro potere di veto in Europa e quando è stata l’ultima volta che si sono sentiti orgogliosi del fatto che l’Italia è stata tra gli stati costituenti d’Europa e quando hanno chiesto che gli obblighi morali derivanti da questa condizione fossero assolti per rendere l’unione europea effettiva nella civiltà e nel rispetto tra i popoli? Quando hanno subordinato la scelta lungimirante dell’Unione Europea all’asservimento a una teoria economica che è diventata un atto di fede incontestabile? 
In quante trasmissioni hanno contestato la scelta di Descalzi all’Eni come amministratore delegato? In quante inchieste hanno evidenziato il disastro tecnico e reputazionale compiuto da Scaroni e Descalzi e quante volte hanno evidenziato il disastro morale, economico e ambientale prodotto dai petrolieri in Lucania? Quando hanno stigmatizzato la scelta di Marchionne di portare la Fiat in Olanda, dopo che da 60 anni la Fiat ha drenato più risorse pubbliche dell’intero intervento nel Mezzogiorno? 
Quanti tra loro hanno sostenuto Macron come modello per la sinistra italiana, mentre respingeva migranti a Ventimiglia, Bardonecchia e Mentone? 
Quante inchieste sono state fatte sul mancato sviluppo del Porto di Taranto? Chi ha chiesto conto a Letta, Renzi, Gentiloni, Delrio e Calenda per la mancata attuazione dell’accordo tra Fabrizio Barca e i cinesi per lo sviluppo del porto di Taranto? A chi hanno chiesto conto per l’esclusione del nostro Sud dal colossale progetto cinese delle nuove vie della seta? Quando hanno contestato ai governi spagnoli e inglesi la scarsa umanità mostrata nei confronti dei migranti a Gibilterra e dintorni? Perché per anni hanno consentito a Fornero e Monti di fornire dati taroccati sul sistema pensionistico italiano e sulla sua sostenibilità e perché è stato consentito di mentire sugli effetti della riforma pensionistica della Fornero dicendo che era a favore dei giovani? Soprattutto perché, cari intellettuali, avete tradito il vostro popolo trasformandovi in spietati neoliberisti, ma continuando a definirvi di sinistra? 
Ora, tutti voi, non fate i furbi con me citando qualche vostro sperduto pezzo o qualche inchiesta di nicchia. La verità è che da anni avete acriticamente giustificato il mantra neo-liberista e avete espresso una incuranza tale nei confronti di princìpi elementari come la democrazia,  il confronto legittimo delle idee, il rispetto tra i popoli, l’incompatibilità con il concetto stesso di Europa Unita del predominio di una nazione sull’altra, tanto da arrivare al punto da avere trovato normale la giustificazione del nervosismo dei mercati come impedimento alla nomina a ministro di un signore dall’impeccabile curriculum. 
Voi avendo omesso tutto questo e avendo di fatto supportato le tragiche scelte fatte in economia da chi ci ha governato, tanto da spacciare nei fatti Soros, Calenda, Monti, Macron, Fornero eccetera come leader della sinistra, siete tra i responsabili della situazione attuale e del fatto che la sinistra non abbia più una rappresentanza compiuta. 
Salvatore Quasimodo giustificò il silenzio degli intellettuali di fronte all’orrore della guerra con una poesia: alle fronde dei salici. Ma voi che non avevate il piede straniero sopra il cuore, e non avevate i morti abbandonati nelle strade, perché avete taciuto e perché siete stati complici di questo degrado?

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