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Il processo di digitalizzazione del denaro è ormai irreversibile

La prima moneta di Stato è in fase di sperimentazione in Cina e manderebbe in pensione definitivamente il contante   


13/07/2020

di Damiano Pignalosa


Il 2020 ha scoperchiato il vaso di Pandora e le enormi difficoltà che si stanno affrontando da sei mesi a questa parte nel mondo non investono solo l'aspetto sanitario ma anche e soprattutto quello economico. Le politiche intraprese in questo senso sono le più disparate e variano radicalmente da Asia, Europa e America, ma tutte hanno un filo comune che spinge senza dubbio alcuno ad un epocale cambiamento nella gestione dei flussi finanziari.  
L’argomento riguarda proprio le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currencies) in poche parole le Monete di Stato digitali che dovrebbero soppiantare il contante e il sistema attuale di circolazione del denaro.  
Un esempio è proprio la versione cinese di una valuta digitale sovrana, il cosiddetto Digital Currency Electronic Payment (DCEP), infatti, presto sarà utilizzata per simulare le attività bancarie quotidiane, inclusi pagamenti, depositi e prelievi da un portafoglio digitale. Il potenziale lancio cinese di una valuta digitale è inoltre in linea con la sua iniziativa politica di punta per internazionalizzare lo yuan e migliorare lo status di valuta di riserva se il sistema di pagamento. DCEP, infatti, prevede pagamenti transfrontalieri per l’uso nel commercio elettronico da parte di altri paesi. Rispetto ai contanti di carta, lo yuan digitale ridurrebbe i costi di transazione per imprese e residenti in altri paesi. Se in un primo momento si potrebbe pensare che questo sia un mero aggiornamento tecnologico della gestione dei flussi monetari così non è, perché tutto nasce dalla comparsa delle criptovalute come Bitcoin e dai progetti lanciati dai giganti del Tech come Facebook e Telegram.  
Questi ecosistemi sono stati visti subito come una minaccia ai poteri nazionali perché immettevano nel mercato delle forme di monete digitali sovranazionali che avrebbero potuto mettere in seria difficoltà il potere gestionale degli Stati e delle banche centrali. Le battaglie portate avanti per anni che puntavano il dito sull’utilizzo di queste monete per incentivare campagne terroristiche e azioni illegali hanno di fatto fallito, anche perché è bastato poco per capire che queste campagne di disinformazione non avevano nessuna base reale e si stava cercando soltanto di arginare questo fenomeno. Per limitare il tutto sono arrivati i blocchi da parte degli Stati proprio sullo sviluppo reale di monete complementari come quelle delle già citate Facebook e Telegram, ma questo ha comunque tracciato una via che porta senza alcun dubbio alla digitalizzazione completa del contante ma come protagonisti nazioni e banche centrali e non aziende private, anche se è lecito ricordare che le stesse banche centrali siano a tutti gli effetti degli enti privati che prestano il denaro agli Stati e quindi ai cittadini.  
A prima vista non sembra cambiare molto per l’utilizzatore finale che già è abituato a pagare con carte di debito, di credito o addirittura con il cellulare, ma il profondo cambiamento delle infrastrutture che gestiscono la creazione e la distribuzione del denaro digitale segna un’evoluzione epocale proprio per i detentori di questi diritti. Il deus ex machina che emette moneta ha la possibilità di avere di per certo il controllo di ogni singola transazione sia a livello nazionale che internazionale, abbassando notevolmente i costi dei trasferimenti che diventerebbero quasi istantanei, con la possibilità eventualmente di mettere in discussione ogni singola transazione o accredito dipendentemente dal suo volere. Può sembrare catastrofistico e in realtà lo è per davvero, perché se da un lato abbiamo la solita filastrocca che ci dice “tanto ormai siamo tutti tracciati”, e se nessuno ha nulla da nascondere è soprattutto un bene, dall'altro centralizzerebbe ancor di più il potere di controllo del denaro circolante che in caso di crisi improvvise o decisioni politiche impopolari potrebbe essere indirizzato in toto da una parte piuttosto che dall'altra limitando di fatto la gestione personale da parte dei cittadini. 
Con questo non si vuole accusare senza indugio l’alba di questo cambiamento storico ma più che altro vogliamo lanciare un monito ben preciso soprattutto agli Stati e ancor di più a quelli europei che solo 20 anni fa hanno deciso di rinunciare alla propria gestione monetaria per abbracciare la moneta unica. L'attivazione, lo sviluppo ma soprattutto la gestione del nuovo denaro digitale porta con sé responsabilità ancora più alte rispetto al passato e se da un lato siamo più che certi che questo cambiamento sia irreversibile dall’altro bisogna stare molto attenti nella distribuzione dei poteri di emissione e controllo proprio per salvaguardare contro ogni evenienza la nascita di dure campagne e ricatti monetari a discapito degli Stati più deboli e quindi dei cittadini.   

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