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Il "tappeto rosso" è stato arrotolato, ma ora Draghi saprà dimostrarsi Super?

Ombre grigie si profilano minacciose sul nuovo Governo, una ammucchiata che sembra purtroppo appartenere all'inizio di una barzelletta…


15/02/2021

di SANDRO VACCHI


Il tappeto rosso è stato arrotolato dopo la trionfale accoglienza a Super Mario Draghi e già si profilano minacciose ombre grigie. 
Le cose positive non mancano nel nuovo esecutivo che dovrebbe mettere in sicurezza l'Italia, come ha annunciato proprio Draghi. La principale è che è stato sbaraccato il peggior governo in assoluto nella storia della Repubblica, guidato da un signor Nessuno e formato da nullità umane, oltre che politiche, capaci come il Capo con pochette di migrare da destra a sinistra come se cambiassero bar dove fare colazione al mattino. L'importante era ed è conservare sempre il posto, dove ti retribuiscono come un super manager anche se hai un curriculum da perito elettrotecnico al primo impiego. 
Questa è la sostanza del grillismo che, come il Grillo parlante di Pinocchio, pretende di insegnare a tutti noi verità antitetiche con l'intelligenza umana, tradotte nei fatti in reddito di cittadinanza, monopattini, banchi a rotelle, opposizione al sistema industriale e a grandi opere, come la Tav, in nome di un ecologismo raffazzonato. Queste “personalità” sono talmente prive di personalità da affidarsi a una piattaforma elettronica situata nell'Empireo anche per decidere quando devono fare pipì. Poiché stiamo parlando della principale forza politica rappresentata in Parlamento – colpa di chi li ha votati – costoro governano in questo modo surreale un Paese che non è il Suriname, ma uno dei fondatori dell'Unione Europea. 
Lasciamo perdere le arrugginite benemerenze di una panoplia da tempo ridicolizzata dai fatti e soffermiamoci sulla delusione profusa dalla scelta dei ministri. E' come se, decisi a sgomberare tutte le cianfrusaglie inutili che abbiamo in cantina, la metà ce le tenessimo lì a ingombrare senza senso tutto il resto, e semmai a inquinarlo. 
La più inutile accozzaglia subumana sperimentata dall'Italia si sta sgretolando. Se ne scappa perfino Di Battista, che solamente da quelle parti può passare come un leader ideologico, invece di essere mandato a spazzare il mare, in fiduciosa attesa dell'estinzione e di un tuffo non dalla piattaforma Rousseau, ma da una piattaforma in una piscina vuota. Ogni italiano di buon senso sperava in una pulizia radicale da parte dell'osannato Draghi dal curriculum impeccabile. Invece SuperMario si è dimostrato poco Super fin dal primo passo da premier. Non sappiamo quanto obtorto collo ha costituito un dicastero formato per due terzi da politici, un quarto dei quali grillini. Fra loro anche l'ineffabile Luigi Di Maio, ministro degli esteri trentacinquenne che vendeva il chinotto allo stadio di Napoli, è convinto che Pinochet fosse venezuelano e in inglese sa dire solo “The book is on the table”: sempre meglio di quando si esprime in italiano. 
Al tavolo del potere siedono anche tre leghisti, tre berlusconiani e tre del PD. Sembra una di quelle barzellette... Ci sono un francese, un tedesco e un italiano.... O meglio: sapete cosa fanno una murena, un polpo e un'aragosta dentro un'unica nassa? Proprio niente, si guardano. Il polpo terrorizzato dalla murena, e questa paralizzata dall'aragosta che si aspetta di essere divorata dal polpo. La paralisi perfetta. 
La stessa che rischia di consumare il governo Draghi, un minestrone del giorno prima nel quale gli ingredienti rancidi della politica italiana abbondano. Che dire, infatti, dei piddini che, non ancora seduti sugli scranni del potere dove nessun italiano li insedia più da anni, si lamentano perché solamente un terzo dei ministri sono donne? Ma sicuro! Prima le quote rosa, poi le capacità reali. E i grillini? Anziché accendere ceri a tutti i santi da San Gennaro a San Crispino, e andare in pellegrinaggio a Fatima in ginocchio per ringraziare di essere ancora ai posti di comando, si fanno la fronda l'un l'altro, invocando nuove votazioni attraverso la loro piattaforma Cuccurucù sulla quale nessuno indaga. Che stracavolo è? E' costituzionale? 
E la Lega di Salvini? Dopo anni di reciproci cazzottoni in faccia con Cinque Stelle e Piddini, adesso ci governa insieme. Come la prenderanno le basi leghista e piddina, i bossiani e i compagni di cellula che hanno ancora il ritratto di Togliatti sul letto? Ci sono i ministri di Forza Italia, partito in via di estinzione come il suo immortale fondatore Berlusconi, oggi però tormentato dagli acciacchi come ogni ottantacinquenne che si rispetti. Sul punto di sparire dai radar, gli azzurri si ritrovano invece di nuovo al governo dopo dieci anni: allora c'erano andati con i voti degli italiani (ricordate quando si entrava in una cabina e si votava?), oggi per salvare la patria, si dice. Poi si va a cena con Zingaretti, Franceschini, Orlando, Crimi e Giggino Nostro Di Maio? Chi se ne frega! Tutti buoni amici, Draghi è tanto Super che riesce a mettere insieme il diavolo e l'acqua santa. 
Intanto si brontola. I meridionali di governo si lamentano perché i tre quarti dei ministri sono settentrionali. E allora? Dove sta scritto che si può governare solamente se si è nati da Roma in giù? Oppure se si indossa il reggiseno invece della cravatta? Il livello della discussione per ora è questo. Come l'irrisione di Renato Brunetta da parte dei raffinati pseudo-comici della sinistra salottiera che ridacchiano della sua bassa statura, loro giganti del pensiero. Il professor Brunetta è un economista di valore, oltre che figlio di un ambulante veneziano che vendeva gondole di plastica. Ma, essendo socialista e non comunista, allora è nano, puzza e va spernacchiato. Elegantissimo, vero? 
E Beppe Grillo, che se ne sta bellamente e indirettamente al governo con Berlusconi? Non voleva spedirlo in Libano oppure in galera per vent'anni? E gli imprenditori del Nord che hanno scongiurato il “loro” Salvini di ammorbidire le posizioni anti Bruxelles pur di ricevere gli aiuti europei, cosa penseranno del fatto che il ministro della Salute, Speranza, ha deciso subito un nuovo stop degli impianti sciistici? 
Conte, del quale nessuno sentirà la mancanza, a parte Rocco Casalino che lo piangeva come una vedova inconsolabile, governava a colpi di Decreti della presidenza del Consiglio dei ministri (Dcpm), ma questi qua non rischiano di “sgovernare” a colpi di veti incrociati? Poche donne? Pochi meridionali? Pochi concorrenti del Grande Fratello? Poche pupe e secchioni? Ma chi se ne frega! Draghi per primo ha ignorato il politicamente corretto in favore del politicamente serio. Ma esiste, in Italia? 
I grillini da mesi ingoiano ogni tipo di materia immonda, pur di non tornare a fare i disoccupati a vita. Proprio Draghi, il superburocrate, l'uomo di Bankitalia, della BCE, dell'Europa comunitaria, di Vito Crimi cosa se ne farebbe? Se avesse semplicemente bisogno di un cameriere in casa, assumerebbe Gigi Di Maio oppure una persona capace? 
Ci sono i tecnici, dobbiamo sperare in Marta Cartabia, in Enrico Giovannini e negli altri del Club. Ma siamo sicuri che non verranno inquinati dai cascami della politicuzza nostrana che governeranno con loro? 
Quanto a Draghi. Tanto di cappello e ci inchiniamo, ma il sovranismo antieuropeista di Salvini dov'è andato a finire? L'uomo che voleva usare la ruspa contro lo strapotere di Bruxelles sta facendo due conti elettorali? Il suo spostamento verso i moderati nessuno mi toglie dalla testa che abbia lo scopo di incamerare gli elettori berlusconiani quando sarà il momento, accettando anche un ridimensionamento nell'immediato: meglio l'uovo oggi e anche la gallina domani. Quale sarà il domani, però? Esiste un domani a governare con il Partito Democratico? Tanto democratico che fa di tutto e più di tutto per non mandare al voto gli italiani, i quali ogni volta lo prendono a pesci in faccia? Un partito passato imperterrito dall'odio verso il Conte Uno a componente leghista al governare nel Conte Due, a sperare fino all'ultimo in un Conte Tre e ora a rigovernare in un Draghi Uno è meno affidabile di una bagascia rumena che ti chiede un prestito giurando di restituirlo. O no? 
Tanto di cappello a Giorgia Meloni, invece. La donna più seria della politica italiana accoglie il governo delle grandi speranze, della rinascita, della ripartenza, del cambiamento, con un “Vedremo”. Senza abdicare ai propri principi, senza svendersi in cambio di mezze poltrone pur di entrare nella Grande ammucchiata. 
Qualcuno che sottolinei il fatto incontrovertibile che Draghi è e resterà in primo luogo un europeista senza macchia e senza paura e senza pentimenti? Che la Merkel e la sora Ursula battono le mani come quindicenni innamorate al successo del loro Mariuccio? Che i fondi europei arriveranno solo grazie al fatto che oggi l'Italia è governata dal più preparato, più serio e più convinto uomo dell'apparato dell'Unione? 
Se dovesse mai riuscire nella titanica impresa di tenere insieme il diavolo con l'acqua santa, smentendo Mussolini il quale sosteneva che, semplicemente, gli italiani non possono essere governati, Super Mario sarebbe probabilmente premiato con il Quirinale. La corsa è già cominciata e, per bruciarla ma per “rispetto” delle quote-rosa, i furbastri hanno iscritto anche la Cartabia. Attenti, però. Mandrake agisce nell'ombra. 
Chi ha provocato la crisi del governo Conte, pur disponendo di un pugno di voti, di un partitello da bar Sport e di due soli ministri, anzi ministre? Renzi, il Matteo furbo, non quello illuso di riconquistare la leadership del centrodestra. Con uno sgambetto molto, ma molto più furbo di quello che fece a Enrico Letta dopo averlo rassicurato: “Enrico, sta' sereno!”, il vero erede del su conterraneo Niccolò Machiavelli entrò in prima persona a Palazzo Chigi, e intanto portava il PD, di cui era segretario, a un inimmaginabile 40 per cento alle elezioni europee, roba da far schiantare di invidia perfino San Berlinguer, un altro Enrico come Letta, per inciso. Per questo nel PD lo detestano, perché è un vincente in una masnada di perdenti. 
Chi mandò nel 2015 Mattarella al Quirinale, dopo aver sgambettato Prodi, tanto per non perdere l'allenamento? Il medesimo Renzi. In vista della super-corrida che l'anno prossimo deciderà il successore del Siculo Muto, non escluderei affatto una manovra di accerchiamento del furbacchione a Draghi, fatta a colpi di do ut des, di giochi di poltrone ai quali Super Mario non è abituato, che con ogni probabilità detesta, per onestà intellettuale e preparazione acclarata, ma ai quali potrebbe rassegnarsi, pur di bruciare la concorrenza. In questo, nessuno in Italia è più abile di Mandrake Renzi. Anche se, fosse per me, mi fiderei di più della bagascia rumena di cui sopra.

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