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In un vecchio baule i tanti ricordi di una famiglia davvero speciale

Un inatteso quanto intrigante memoir, quello scritto da Massimo Lopez con Sante Roperto, che ci regala uno spaccato di vita zeppo di aneddoti, avventure e sorrisi, ma anche di sacrifici e delusioni. Un viaggio nella memoria partendo da quando, ancora ragazzino, imitava suor Gabriella, la sua insegnante…


02/11/2020

di Valentina Zirpoli


Da alcuni anni, la maggior parte di coloro che sono stati baciati dal successo finisce per arrivare sugli scaffali delle librerie - complice ultimamente anche il sofferto far niente legato al lockdown da Cover-19 - con il racconto delle loro vite. Per spalancare al lettore, attraverso la scrittura, le finestre su un passato ricco di applausi, aneddoti, avventure, nostalgie e sorrisi, ma anche di sacrifici, disagi, privazioni e delusioni. 
Come nel caso di Massimo Lopez, nato ad Ascoli Piceno l’11 gennaio 1952 da genitori napoletani, attore, comico, imitatore e conduttore televisivo. Assurto alle luci della ribalta nella dozzina di anni trascorsi in scena in compagnia della rimpianta Anna Marchesini e di Tullio Solenghi (chi non ricorda questo divertente Trio fondato nel 1982, dopo che Lopez si era formato presso la Scuola del Teatro stabile di Genova?). Lui che tuttora continua, Coronavirus permettendo, la sua carriera artistica con spettacoli teatrali e televisivi, ferma restando la sua bravura nel doppiaggio. 
A fargli da spalla, narrativamente parlando, il quarantatreenne casertano Sante Roperto, docente universitario, scrittore e giornalista. “Un amico capace di addentrarsi nella profondità delle vicende umane, dei sentimenti e delle emozioni che hanno attraversato la mia vita. Con il quale mi ero messo all’opera due anni fa, condividendo alcuni contenuti dei diari di mia madre e, più di tutto, facendo suoi i miei ricordi. Così eccomi a ringraziarlo per la delicatezza con la quale ha maneggiato il materiale narrativo, ma anche per essere riuscito a raccontare i miei stati d’animo e le mie emozioni non come personaggio ma come persona”. 
Per la cronaca Roperto nel 2010 aveva scritto con Camillo Anzoini A 40 minuti dal paradiso, per poi pubblicare due anni dopo la biografia L’uomo dell’ultimo tiro, dedicata al campione di basket Nando Gentile, e quindi nel 2016 il suo primo romanzo intitolato La notte in cui gli animali parlano (storia delle stagioni dell’esistenza, degli affetti dell’infanzia e delle grandi passioni). 
Risultato di questo connubio a quattro mani? Stai attento alle nuvole. Un viaggio di vita e di famiglia (Solferino, pagg. 202, euro 17,00), in altre parole un memoir che attraversa i decenni della carriera e del privato di questo artista, “degno del suo talento profondo e poliedrico”. Un lavoro inatteso, on the road, “che scintilla della vita di una famiglia molto speciale e illustra le vie bizzarre del destino”. Un libro “interamente frutto dell’immaginazione. O meglio, è tutto vero ma ci siamo presi qualche necessaria licenza poetica con tempi, nomi e luoghi al servizio della più nobile delle cause: ricostruire lo spirito degli eventi”. 
Tutto inizia, in questa biografia che sa di romanzo, con il ritrovamento di un vecchio baule in una casa del caratteristico quartiere Coppedè di Roma. Un tesoretto di lettere e diari di sua madre Gigliola (una donna dallo sguardo dolce, che amava recitare, fiera che la sua vena artistica trovasse nei figli linfa vitale per perpetuarsi. “Lei che mi ha insegnato a vedere le cose sempre come se fosse la prima volta”) e di sua nonna Titina, ritrovato in una soffitta. 
State a sentire cosa succede all’inizio. “È disteso sul pavimento come uno scoglio, a metà strada tra il divano bianco e la finestra del salone. Vorrei aprirlo e mettere fine a questa attesa, ma rinuncio. Faccio un giro per casa, sistemo qualcosa, poi torno a guardarlo. Scruto la sua forma, osservo le disordinate venature, e mi allontano di nuovo. In realtà so cosa contiene questo vecchio baule ritrovato da mia cugina Susanna, ma non cosa c’è scritto in quei diari”. E così immaginazione e fantasia si mescolano. Perché i segreti hanno una forza magnetica… 
Un ritrovamento che si trasforma, per Massimo Lopez, in un vero e proprio viaggio, e non solo nella memoria. In effetti il nostro attore decide di ricostruire tappa per tappa il passato della sua famiglia vagabonda, che girava di città in città seguendo il lavoro del padre. 
Ma cosa è rimasto delle case che ricorda? La villa di Napoli conserva ancora le tracce del passaggio della ragazza che era sua nonna e del suo amore per un giovane nobile inquieto? Nell’appartamento di Milano - un agglomerato di case e strade nascoste nella nebbia compatta, ma anche la città del calore dell’infanzia e quella degli inizi, visto che aveva esordito a 24 anni ne Il fu Mattia Pascal al Manzoni - tendendo l’orecchio si possono sentire i gorgheggi di Gigliola che cantava sulle note di Paul Anka e Frank Sinatra, riordinando dopo l’ennesimo trasloco? Il palazzo di Roma in cui lui, da piccolo, si faceva invitare a pranzo da Walter Chiari sarà cambiato o è rimasto tutto come allora? 
E poi come non ricordare suor Gabriella, che invitava gli alunni a seguire il movimento delle sue labbra per facilitare la comprensione di ciò che spiegava durante le lezioni? “Furono infatti quelle parole, insieme alla sua gestualità, a spalancarmi un mondo nuovo. Così mi misi a imitarla davanti allo specchio di casa con un asciugamano in testa, provando a riprodurre anche il suono della sua voce. Dopo poche settimane la imitavo alla perfezione, gratificando in questo modo sia i miei genitori che i miei compagni di classe. Iniziai così a scoprire che avevo un talento innato per riprodurre i timbri di voce, sviluppando una imprevista sensibilità per quell’arte…”. 
Insomma, un viaggio ricco di curiosità e soddisfazioni, come quando arrivò una inaspettata telefonata di Mina (“Credevo di essere su Scherzi a parte, la trasmissione che in quegli anni imperversava sulle tracce dei vip e che l’anno successivo ne sarei stato anche il conduttore”). 
Il motivo? “Dirmi che le piaceva la mia voce e che voleva registrare una canzone insieme a me da inserire in un album di duetti che stava preparando. Sta di fatto che una settimana dopo arrivai a Milano dove, all’aeroporto, c’era ad attendermi un autista che mi avrebbe accompagnato a Lugano nel suo studio di registrazione. E poi, a pranzo, Mina mi spiegò che l’idea le era venuta sentendomi nella sigla finale del dissacrante sceneggiato dei Promessi Sposi che avevamo realizzato io, Anna e Tullio”. 
A conti fatti un lungo viaggio che non mancherà di deludere le aspettative dei lettori, gratificato dagli spaccati di privato che, a prima vista con studiata indifferenza, fanno capolino nella storia. Sì, perché quella di Massimo Lopez, a guardar bene, è stata - e lo è tuttora - la riproposta di tanti sogni nel cassetto, molti dei quali realizzati. A partire dal ricordo di sua madre che gli ripeteva che avrebbe dovuto cantare Sinatra e Mina. “Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei realizzato il suo sogno?”.     

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