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In viaggio fra le pieghe di rigide norme sociali in una cittadina a stelle e strisce bigotta e pettegola

Torna sui nostri scaffali il graffiante romanzo d’esordio di Gillian Flynn, l’autrice che con Gone Girl - L’amore bugiardo ha conquistato affezionati lettori in quaranta Paesi     


03/09/2018

di Valentina Zirpoli


Ha dodici anni ma non li dimostra per l’attualità dei suoi contenuti. E poi, a rinverdirne i fasti, è la serie televisiva (come diremo) che ha preso le mosse da questo romanzo - già proposto nel 2008 dalla Piemme, ma senza echi particolari - tornato ora sui nostri scaffali per i tipi della Rizzoli: ovvero Sharp Objects (pagg. 344, euro 19,00, traduzione di Barbara Murgia), uscito dalla penna speciale della scrittrice, critica televisiva e sceneggiatrice Gillian Flynn. Lavoro peraltro benedetto da quel geniaccio di Stephen King con queste parole: “È uno di quei libri in cui la paura arriva a singhiozzo, alternata da pagine più distensive. Qui il suo effetto è cumulativo: nelle ultime trenta pagine mi sono ritrovato a tremare, ma non potevo fermarmi”. 
In buona sostanza un sofisticato thriller psicologico dal ritmo incalzante, un’opera prima che indaga i risvolti oscuri delle relazioni tra sorelle, madri e figlie e mette in scena la sorprendente protagonista di “un viaggio indimenticabile”. 
Che altro? Una storia morbosa e cupa che si nutre - è stato detto - di dialoghi rivelatori, di indizi che si sfaldano, di passaggi che sconcertano e inquietano. Non a caso da questo canovaccio è stata tratta una serie prodotta dalla Hbo e diretta da Jean-Marc Vallée, già regista di Big Little Lies, con Amy Adams nel ruolo della giornalista Camille Preaker. Serie in otto puntate che è andata in onda a partire dallo scorso otto luglio negli Stati Uniti e che ora verrà trasmessa in Italia su Sky Atlantic a partire dal 17 settembre. 
Insomma, un lavoro anticipatore del successo ottenuto con Gone Girl - L’amore bugiardo, thriller che ha monopolizzato l’attenzione di mezzo mondo (è stato infatti tradotto in una quarantina di Paesi, ha venduto 15 milioni di copie e ha ispirato il capolavoro di David Fincher interpretato da Ben Affleck e Rosamund Pike) mettendo in scena due protagonisti, Nick e Amy, che raccontano a voci alterne il lato oscuro del loro matrimonio. Una unione che, a un certo punto, risulta inquinata dal sospetto e dalla paura, oltre che dalla forza dirompente della rivalsa, visto che “non vorresti mai che certe verità venissero a galla”. 
Ma veniamo alla trama di Sharp Object: otto anni dopo essere andata via da Wind Gap, la cittadina soffocante in cui è nata e cresciuta, la trentenne Camille Preaker lascia Chicago per tornare in quel minuscolo avamposto cattolico del Missouri battista, luogo sperso nel nulla, dove la gente si illude di sapere come stare al mondo. È il direttore del giornale per cui lavora (e al quale vuole bene come a un padre) a spedirla laggiù, in seguito alla scomparsa della piccola Natalie Keene. Caso che somiglia a quello di un’altra bambina svanita nel nulla poco tempo prima, ricomparsa il giorno dopo nel letto di un torrente, strangolata. Si chiamava Ann Nash e aveva nove anni. 
E lì la nostra giovane donna si troverà a confrontarsi con un passato difficile in abbinata a una serie di interrogativi: sua madre le voleva davvero bene? Che effetto le farà ritrovare la stanza nella quale giocava con la sorella, che ora non c’è più? E davvero potrà aiutarla un flirt con un uomo venuto da fuori? 
Ma veniamo al dunque. Quando il cadavere di Natalie viene rinvenuto su Main Street, la comunità di Wind Gap deve arrendersi all’evidenza: la mano che si è abbattuta con brutale meticolosità sulle due bambine è la stessa. A rivelarlo è un unico, macabro dettaglio. Con caparbietà, Camille porterà avanti la propria indagine sfidando le rigide norme sociali di una cittadina bigotta e pettegola, ma soprattutto, sarà costretta ad affrontare la madre, una donna fredda e manipolatrice, ammirata dai vicini e temuta dentro casa, da cui era fuggita quando era ancora una giovane ragazza. L’inchiesta diventerà ben presto un fiume in piena e Camille non sarà più in grado di tenere a freno i ricordi e il male che contengono. 
Gillian Flynn, si diceva. Bella, e questo non guasta, oltre che capace di raccontare storie come pochi altri. Lei che è nata il 24 febbraio 1971 a Kansas City, figlia di due professori e a sua volta laureata in Inglese e Giornalismo. La qual cosa l’avrebbe incanalata sulla strada della carta stampata, collaborando per dieci anni con Entertainment Weekly, testata dalla quale venne licenziata nel 2009. Forse perché troppo presa da altri interessi, come appunto l’uscita di Sharp Objects o il suo secondo lavoro di critico televisivo. 
Lei che attualmente risulta di stanza a Chicago, dove vive con il marito avvocato e i due figli; lei che assicura di portarsi al seguito un debole dichiarato per autori del calibro di Truman Capote e Patricia Highsmith; lei, caso per certi versi raro, capace di affondare il suo bisturi sul lato oscuro e violento delle donne. Una connotazione troppo spesso negata “quando invece - tiene a precisare - fa parte del nostro quotidiano; un quotidiano magari condito di gelosie, di prepotenze tra madri e figlie, di rivalità fra colleghe”. Fermo restando che “a noi donne piace regalare al nostro nuovo compagno una faccia diversa rispetto a quella che mostreremo in seguito”.

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