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In viaggio fra strani eventi e una inspiegabile scomparsa in mare

A farsi carico di una bordata di misteri alla Stephen King è l’inglese C.J. Tudor mentre Alessandra Carnevali ridà voce al commissario Adalgisa Calligaris, una poliziotta tosta dall’adorabile caratteraccio


02/09/2019

di Valentina Zirpoli


L’abbiamo conosciuta, e apprezzata, come autrice de L’uomo di gesso, un thriller tradotto in diversi Paesi e “ispirato alla miglior tradizione anglosassone”. Un romanzo infarcito di una tensione narrativa “progressiva e inesorabile” che non lascia scampo al lettore, costringendolo a fare le ore piccole per sapere come andrà a finire. Ma anche un thriller, per le sue variegate tematiche, accolto da contrastanti giudizi in Inghilterra (intrigante, inquietante e imprevedibile, oltre che sconcertante e improbabile). 
A nostro giudizio una robusta prova narrativa, quella dell’inglese C.J. Tudor, che ora trova conferma nel romanzo Chi ha rubato Annie Thorne (Rizzoli, pagg. 352, euro 20,00, traduzione di Sandro Ristori), un thriller alla Stephen King - che da generoso maestro non ha mancato di osannarla - in cui “l’infanzia si propone come lo sfondo ideale per mettere in scena una storia di paure mai risolte e di incubi ancestrali”. Una storia, della quale parliamo con colpevole ritardo (ma una buona lettura è sempre una buona lettura), in cui “le fantasie più nere si materializzano sul terreno della realtà”. 
C.J. Tudor, si diceva, nata a Salisbury e cresciuta a Nottingham, dove tuttora vive con Neil (che la sopporta “soffrendo in silenzio”) e una giovane figlia. Di fatto una protagonista fuori dagli schemi, ribelle, determinata e creativa quanto basta. Non a caso - ne abbiamo già parlato - a soli sedici anni aveva lasciato la scuola e, per tirare avanti, si era dedicata ai più diversi mestieri. Dandosi da fare come cameriera, commessa e dog-walking per poi proporsi, a fronte di una certa dose di improvvisazione, reporter, copywriter di agenzie pubblicitarie e doppiatrice, oltre che autrice radiofonica nonché presentatrice - negli anni Novanta - del programma televisivo Moviewatch. Nel corso del quale intervistava, in maniera decisamente provocatoria, divi dello star system hollywoodiano (fra gli altri Sigourney Weaver, Michael Douglas, Emma Thompson, Susan Sarandon, Robin Williams e Robert Downey Junior). 
Detto questo spazio alla sinossi di Chi ha rubato Annie Thorne?, un lavoro che si nutre - come ha annotato Francesca Mogavero - di “una bravata finita in tragedia, con un effetto domino devastante in una catena di eventi drammatici che sembra non aver fine, ma anzi riannodarsi al punto di partenza: è la storia che si ripete, un nastro su cui è stato registrato male un brutto film, che si inceppa e ricomincia da capo finché non si interviene con un gesto deciso”. 
Siamo nel 1992 nel piccolo villaggio inglese di Arnhill, dove tiene banco una miniera abbandonata segnata dalle sue ombre e dal suo fascinoso “freddo strisciante”. Un richiamo antico e maledetto che stuzzica la curiosità dei ragazzi della zona. Ed è infatti qui che una banda di quindicenni trova l’ingresso ai cunicoli e non manca di cercare di carpirne i segreti. 
Di fatto saranno in cinque a scendere nel sottosuolo in cerca di emozioni forti: Hurst, la mente; Fletch, il braccio; Chris, la bussola; Marie, l’affascinante fidanzatina di Hurst, e Joe Thorne (un bugiardo che crescerà troppo in fretta all’insegna del gioco, dell’alcol e del cinismo). 
Un eterogeneo gruppo che ben presto si imbatterà in un ossario di bambini, sepolti laggiù da chissà quanto tempo. Ma non sono soli. Annie, la sorellina di otto anni di Joe, li ha infatti seguiti fin lì. E quando un’altra presenza si manifesta, “vomitando milioni di scarafaggi dai teschi, dalle ossa e dai crepacci del terreno”, tutto precipita. Nella confusione della fuga, qualcuno sferra un colpo mortale alla testa di Annie. Nonostante gli altri lo abbiano abbandonato chiudendosi la botola alle spalle, Joe riesce a tornare a casa. Due giorni dopo torna anche Annie, ma non è più la stessa. E nessuno sa dove sia stata e cosa sia successo davvero. 
Oggi, venticinque anni dopo quel giorno e infrangendo la promessa che aveva fatto a se stesso, Joe ha deciso di rimettere piede a Arnhill. A convincerlo a intraprendere il viaggio è stata una mail anonima: “So cos’è successo a tua sorella, gli hanno scritto. Sta succedendo di nuovo”. 


Di tutt’altra farina risulta invece impastato il quarto romanzo firmato da Alessandra Carnevali (nata a Orvieto 59 anni fa e laureata in Lingue) interpretato da Adalgisa Calligaris, la poliziotta dura e intelligente di Rivorosso che aveva fatto debuttare nel libro vincitore del “Premio ilmioesordio 2016” (Uno strano caso per il commissario Calligaris) e poi riproposta ne Il giallo di Villa Ravelli e ne Il giallo di Palazzo Corsetti. Libri tutti pubblicati dalla Newton Compton, la casa editrice romana che ora si fa carico anche di Delitto in alto mare (pagg. 250, euro 9,90), dove ritroviamo la nostra protagonista sposata e invecchiata di dieci anni rispetto alla citata trilogia, ma sempre alle prese con il suo lavoro del quale non potrebbe fare a meno. 
“Mi è tuttavia piaciuto immaginare Adalgisa - tiene a precisare l’autrice - in un mondo che mi è particolarmente caro e che conosco bene: quello delle crociere”. Sta di fatto che questo lavoro “rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo di avventure della mia poliziotta umbra. Un ciclo che forse nelle mie iniziali intenzioni non doveva neppure esserci, ma che, dopo i buoni risultati raggiunti dai primi tre casi, non potevo non intraprendere”. 
Come da sinossi, Adalgisa Calligaris (una donna tosta quanto dura, tutto lavoro e giustizia, che cattura e intriga sia per la sua simpatia che per il suo adorabile caratteraccio) è reticente a festeggiare in grande stile le nozze di stagno con suo marito, il goffo quanto amabile magistrato Gualtiero Fontanella. Lei infatti preferisce di gran lunga la semplicità agli sfarzi. L’insistenza di Gualtiero, però, la convince ad accettare l’idea di partire con lui per una crociera in Giappone. 
Durante il volo da Roma a Tokyo, Adalgisa conosce Bianca, una karateka di quattordici anni che fa parte di una squadra di otto giovani atleti in viaggio premio. Per una simpatica coincidenza, saranno i loro compagni di viaggio durante la crociera. Proprio quando Adalgisa sta per ammettere che nonostante il suo scetticismo il viaggio è stato un’ottima idea, la compagna di cabina di Bianca, Ottavia, scompare misteriosamente nel nulla. La sua cruise card non è stata registrata in uscita: ma allora dov’è finita? È possibile che sia ancora a bordo della nave? Per risolvere il mistero, Adalgisa dovrà mettere da parte lo spirito vacanziero e tirare fuori il suo proverbiale fiuto investigativo. Anche perché la giovane vittima chiede giustizia. Ma i segreti e le bugie si sprecano, così come i buoni e i cattivi compagni di viaggio (ma chi sono i buoni e chi sono i cattivi?). 
Che dire: una buona prova narrativa, leggera anche se senza particolari acuti, venata da striature di ironia a fronte di una robusta capacità nella descrizione del mondo vacanziero. Fermi restando i personaggi, resi credibili dalla mano calda dell’autrice, capace di proporli in maniera accattivante sia sul piano caratteriale che fisico e psicologico. Il tutto a fronte di una specie di giallo deduttivo supportato da un finale che vede riuniti i sospetti in attesa di… giudizio (Hercule Poirot vi ricorda qualcosa?). 
A questo punto completiamo il profilo di Alessandra Carnevali ri-segnalando la sua partecipazione, in veste di autrice, al Festival di Sanremo 2002 con il brano All’infinito eseguito da Andrea Febo (per il quale ha scritto anche i testi dell’album di esordio Invece mio fratello lavora), Festival al quale nel 2007 era stata accreditata come prima blogger. Lei che, per restare in tema, ha curato anche il blog Festival, sulla musica italiana e Sanremo, per il network Blogosfere. Oltre a occuparsi di promozione web per eventi e artisti emergenti. 
Che altro? Iscritta alla Siae dal 1995, l’anno dopo si è diplomata autrice di testi presso il Cet di Mogol. In seguito ha collaborato con Mario Lavezzi al primo disco di Leda Battisti, mentre nel 2000 con Il gioco del silenzio ha vinto il premio della Stampa del festival “Inedito per Maria” diretto da Eugenio Bennato. Altre passioni dell’eclettica Carnevali la poesia (nel 2008 è stata finalista al Premio De André) e ovviamente la scrittura. Partendo dal racconto Ciao Anna, inserito nella raccolta Armonico edito da Aereostella nel 2010. 
In seguito avrebbe pubblicato con “ilmiolibro.it” il giallo La rosa e l’ortica nonché la raccolta di poesie Non chiamatemi poetessa. Mentre nel 2012 ha firmato il romanzo Come se fossi a casa tua (Qulture Edizioni). Quindi il citato approdo alla Newton Compton…

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