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Inps: in 15 anni spesi 776 milioni di euro per un sistema informatico che non funziona

Con il crash del sito e la fake news sull’attacco hacker viene servita l’ennesima beffa per i detentori di partite iva


06/04/2020

di Damiano Pignalosa


Il momento è delicato, tutte le attenzioni sono rivolte ai bollettini che giorno dopo giorno scandiscono le nostro tempo, con la speranza che questa emergenza possa finire il più presto possibile. Difficile immaginare una data per la riapertura ma le difficoltà di tutte quelle attività che hanno dovuto abbassare la serranda aumentano inesorabilmente. Il primo intervento che il governo ha deciso di attuare è quello legato ai famosi 600 euro da richiedere per via telematica all’Inps. Questo provvedimento si rivolge a tutte le partite iva e gli artigiani che, non avendo entrate da settimane, sono in seria difficoltà sentendosi ora più che mai abbandonati da parte di uno Stato che mediamente porta via il 60/65% dei loro introiti.
Armati di computer e smartphone l’esercito delle partite iva, che in Italia conta più di 5 milioni di utenti, il primo di Aprile ha provato a richiedere il bonus messo a disposizione dal governo direttamente sul sito dell’INPS, il risultato è stato agghiacciante, con il crash totale del portale che ha portato anche la diffusione di dati sensibili che apparivano senza nessun motivo sui monitori dei richiedenti. Un fallimento a dir poco colossale pensando poi al dato più importante, quello dei costi effettuati per gestire l’intero sistema. Negli ultimi 15 anni infatti l’Inps ha speso circa 776 milioni di euro per tutte le infrastrutture informatiche, quindi anche il sito, non riuscendo a gestire una richiesta che ad oggi si attesta sopra i 2 milioni di contribuenti.
Circa 50 milioni di euro all’anno volatilizzati in gare d’appalto volte all’ammodernamento delle infrastrutture informatiche che non hanno retto su una richiesta neanche troppo elevata. Piattaforme come Amazon, Google, Facebook, Alibaba ogni giorno gestiscono miliardi di utenti e nonostante le cifre mostruose messe in campo negli ultimi anni dal nostro istituto nazionale di previdenza sociale non riusciamo a gestire neanche un sito di pubblica utilità? La questione ha dell’incredibile, ma se proprio vogliamo entrare nel dettaglio, bisogna parlare della risposta che l’INPS ha dato incolpando del misfatto un misterioso attacco hacker che avrebbe fatto andare in panne il sistema. Anonymous, il famigerato gruppo di hacker, ha fatto sapere attraverso il suo account Twitter di non essere il responsabile, sostenendo che questa versione sarebbe una fake news e puntando il dito sui responsabili del sito Inps, tra l’altro non senza ironia. Insomma, una vera figuraccia che se da una parte non spiega come siano stati utilizzati i 776 milioni di euro in tutti questi anni, dall’altra lascia così tanto l’amaro in bocca da non sapere più cosa pensare.
Il caos creato da questo problema ha comunque spostato l’attenzione dall’argomento principale, cioè: nonostante tutte le imposte pagate dalle partite iva, che ripetiamo, mediamente si attestano al 60/65% del proprio fatturato, in un momento di crisi del genere e con una pandemia in atto, l’unica cosa che lo Stato fa è quella di intervenire una tantum con una cifra assolutamente inadeguata e quasi impossibile da richiedere? È doveroso ricordare che chiunque possegga una partita iva, a differenza di un lavoratore dipendente, non ha la possibilità di accedere alla cassa integrazione, non gli spettano giorni di malattia, le ferie non sono pagate, non esistono tredicesima e quattordicesima, deve versare cifre importanti alla propria cassa di riferimento e in via definitiva, se non lavora non mangia, facendolo passare senza dubbio alcuno come un lavoratore di serie B a cui non viene chiesto altro che pagare le tasse sul suo fatturato e continuare a fare i salti mortali per restare in piedi. Dopo aver cercato di tappare il buco con i 600 euro, senza riuscirci al primo colpo, il post coronavirus deve servire al governo per riformare il popolo delle partite iva cercando di venire in contro alle realtà che hanno deciso di creare lavoro assumendosi tutti i rischi che ne comporta. Ora et labora (prega e fai fatica) con la speranza di non essere lasciati soli…

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