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Italia, terra di confino, di conquista e di buchi neri in un romanzo che è anche una sorta di diario del nostro Paese

Paolo Grugni ricostruisce alcuni tragici passaggi del nostro recente passato: dalle bombe alle stragi, dal terrorismo nero e rosso ai servizi deviati, fino all’ascesa della mafia per la prima volta vista da Nord


05/11/2018

di Tancredi Re


Le credenziali risultavano vincenti. A cominciare dai suoi laboriosi e intraprendenti imprenditori che ne facevano (e ne fanno) la città più industriosa d’Italia, protagonisti della rinascita economica dopo lo sfacelo della Seconda guerra mondiale. Una città che era il principale centro dell’editoria ed era ai vertici del circuito musicale mondiale grazie alla stagione lirica del Teatro alla Scala; un luogo dove il calcio la faceva da padrone grazie ai successi nazionali e internazionali dell’Inter e del Milan. Stiamo parlando, ovviamente, di Milano, ma di quella in essere nel 1965. 
Una città operosa dove si produce, si lavora e si vive bene. Dove, tuttavia, si sta creando una miscela esplosiva per via della presenza di agguerrite e spregiudicate formazioni politiche extraparlamentari sia di destra che di sinistra, oltre agli anarchici e al vivace e colorito movimento studentesco. Tutti protagonisti di una lunga stagione di violenza e di sangue che avrebbe dato vita agli scontri del Sessantotto e all’inizio della cosiddetta strategia della tensione (viene indicato così un periodo storico molto tormentato della nostra storia, in particolare quelli ricordati come gli anni di piombo. Quelli segnati da un disegno eversivo che tendeva alla destabilizzazione o al disfacimento degli equilibri precostituiti. A partire dalla strage di Piazza Fontana avvenuta all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura il 12 dicembre 1969, quando l’esplosione di un ordigno causò 17 vittime e 88 feriti. 
Una città abituata alla ligéra (una forma disarticolata e disomogenea di criminalità organizzata presente fino alla prima metà del XX secolo), ma del tutto impreparata a subire l’assalto della mafia proveniente dal Sud (cellule fedeli alle famiglie siciliane, alle ‘drine calabresi e ai clan camorristici) o di bande come quella di Pietro Cavallero, fortemente politicizzata e con simpatie anarchiche, che negli anni Sessanta commise una serie di clamorose rapine, con diverse vittime al seguito, prima di essere sgominata. 
È dentro questa cornice che Paolo Grugni inquadra le vicende di Pura razza bastarda 65-67 (Laurana, pagg. 601, euro 18,50). A fronte di un romanzo storico il cui protagonista apparente è Sergio Malfatti, poliziotto ed ex partigiano delle Brigate Garibaldi, anche se in realtà la protagonista vera è la storia d’Italia. O meglio, di un periodo complesso, intenso, drammatico che comincia proprio negli anni Sessanta per arrivare fino alle stragi di mafia del 1993 (con propaggini fino ai giorni nostri). 
Originario di Milano, l’autore vive e lavora a Berlino da tre anni. Ha pubblicato una serie di romanzi con Mondadori, Melville, Novecento, Alacràn e Laurana. Economia Italiana.it lo ha intervistato.

Come si inquadra il suo romanzo storico nell’Italia di oggi? 
È un lavoro che abbraccia un ventennio della storia d’Italia tra i più complessi. In questo primo volume ricostruisco tre anni: 1965-67, e l’ho fatto incrociando i dati relativi alla storia della mafia, quelli della stagione del terrorismo eversivo di destra, e la storia anche quotidiana dell’Italia: la vita sociale, economica, sportiva. Non mancano, ad esempio, i continui riferimenti allo sport, alla boxe, al calcio, alla disfida tra il Milan di Rivera, Amarildo, eccetera e l’Inter di Mazzola, Corso, Suarez, Facchetti.

Un romanzo, ma anche una sorta di diario del nostro Paese? 
È così. Questo romanzo inquadra la storia d’Italia nel suo divenire attraverso il tempo e gli avvenimenti e lo offre come contributo di riflessione agli italiani contemporanei perché conoscano meglio il Paese in cui vivono. Questo romanzo è la prima puntata di una lunga storia, densa di avvenimenti: bombe, stragi, terrorismo nero e rosso, golpe, Gladio, P2, servizi deviati e paralleli, corruzione a cui fa da collante la storia della mafia, la cui evoluzione criminale verrà vista per la prima volta da Nord. Cercheremo di capire il perché di certi avvenimenti.

Queste pagine ci aiuteranno allora a mettere meglio a fuoco la genesi e il suo divenire di certi fenomeni e le sue ragioni? 
Dimostrerò che non sono episodi isolati, ognuno con una sua scaturigine, bensì sono tutti intrecciati tra loro: la mafia, il terrorismo, l’eversione nera, i depistaggi, e così via. Ogni evento coinvolge la mafia, gli apparati dello Stato, esponenti dei servizi segreti deviati.

Per alcuni lustri si è sospettato che la criminalità organizzata, le organizzazioni politiche estremistiche, alcuni esponenti politici e rappresentanti infedeli dello Stato fossero in combutta tra loro per perseguire i loro obiettivi di potere o per fare loschi affari ai danni della collettività nazionale. Adesso si può fare piena luce su questi intrecci? 
Sì. Dal 1945 in poi, ad esempio, la Democrazia Cristiana era il riferimento politico della mafia in Parlamento. La DC e la mafia erano fortemente legati e questi soggetti, erano a loro volta, controllati dalla CIA, i servizi segreti degli Stati Uniti, i quali avevano grande influenza sulla politica italiana: sui governi, sul Parlamento e così via. E nel romanzo facci nomi e cognomi: e quindi si può sapere chi erano i politici della DC collusi con la mafia.

C’è una continuità storica di quegli eventi nel tempo che stiamo vivendo? 
Sì. C’è stata una continuità storica che ha portato chiaramente fino alle stragi del 1993 (quelle in cui furono uccisi i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte a Palermo – ndr), ci sono stati processi “aggiustati”, verità ancora taciute, documenti secretati, la mafia ha continuato ad imperversare, la corruzione anche, e così via. Le colpe storiche si sono trascinate fino ai giorni d’oggi. E forse l’Italia sta pagando ancora oggi le perversioni passate e la mancanza del coraggio nella classe dirigente di saper dire la verità al Paese su quanto accaduto nel passato e sui responsabili di allora senza infingimenti, censure, remore. Ecco perché in questo romanzo storico ho voluto ricostruire i passaggi cruciali di questa storia senza sconti per niente e nessuno. 

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