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Italia, viaggio nella storia alla ricerca delle cause della sua anormalità

Marco Ascione, nel suo ultimo lavoro, indaga con un approccio multidisciplinare l’origine delle divisioni, delle unificazioni e dell’attuale condizione degli abitanti della Penisola 


03/09/2018

di Giambattista Pepi


L’Italia è il Paese più corrotto dell’Unione Europea, assieme a Romania, Bulgaria e Grecia. È al 77° posto nel mondo per libertà di stampa. La sua classe politica costa cara come nessun’altra nell’Occidente ed è scarsamente produttiva. L’imprenditoria soffre per le dimensioni, la sottocapitalizzazione, la modestia degli investimenti in ricerca, sviluppo e nel capitale umano; l’economia cresce a ritmi assai contenuti, quando non ristagna, con una parte prospera (le regioni del Nord), e un’arretrata (le regioni meridionali); una parte crescente della popolazione, soprattutto giovanile, non lavora, non studia e non fa formazione; un’altra parte, sempre più consistente, vive in povertà o in gravi condizioni economiche. 
Che cosa è andato storto? Questi esiti infausti sono addebitabili unicamente alla recente crisi economica e finanziaria o ci sono altre cause molto più profonde ad averli determinati? E’ una questione di “mentalità”? E se lo è, da dove proviene la “mentalità”? Sono queste ed altre le domande che si pone Marco Ascione (dottore di ricerca esperto in dinamica della popolazione) e alle quali cerca di rispondere nel suo libro Italòs. Perché siamo arrivati a tanto? (Magenes, pagg. 244, euro 13,00) attraverso uno studio serio, ben documentato e con un apparato bibliografico nel quale compaiono libri e articoli di storici, politologi, sociologi, antropologi, ed altri eminenti studiosi di altre discipline sia italiani che stranieri. 
Rispetto al resto delle popolazioni occidentali, noi italiani sembriamo in media molto più insofferenti al rispetto delle regole, inoltre siamo più polemici, più aggressivi. Dall’altra parte, però, siamo anche più estroversi ed espressivi, più esuberanti, talora più accattivanti, ma anche più divisi tra noi. Al punto che dovremmo chiamare Italie il nostro Paese invece di Italia, tante sono le diversità non solo dal punto di vista antropologico-culturale, ma anche da quello socio-economico, che ci caratterizzano. Come mai esistono così tante differenze all’interno del nostro Paese? E come mai la storia del Paese, rispetto alle aree dell’Europa nordoccidentale, è stata contraddistinta dall’alternarsi di ascese e rovinose cadute: dalla potenza egemone dell’Antica Roma, all’impoverimento impotente dell’Alto Medioevo, dallo splendore del Rinascimento (quando in Europa si parlava l’italiano), alle rovinose colonizzazioni straniere, dalla secolare arretratezza preindustriale, all’appartenenza al G7? Quali sono le ragioni del divario Nord-Sud? E di ciò le sue antiche divisioni sono causa o effetto? Per rispondere a questi interrogativi, l’autore parte dall’attualità e viaggia a ritroso nel tempo. 
Ma, come sottolinea il giornalista e scrittore pugliese Lino Patruno nell’introduzione, il racconto della storia “parte da molto più lontano di quanto generalmente fatto finora. Indietro all’Impero romano, alla sua caduta, al Medioevo, al Rinascimento, a Cristoforo Colombo e a tutto ciò che ne è seguito, per una nazione che non era ancora Stato. E che avrebbe dovuto diventarlo nei modi nobili che questa sua millenaria storia imponeva, non in base a mediocri interessi del momento che sono stati il tradimento di tutto”. 
Secondo Marcello Musso (pubblico ministero piemontese, impegnato nella lotta ala mafia quando prestava servizio a Palermo: si devono a lui le condanne dei boss di Cosa Nostra, Totò Riina e Leoluca Bagarella) il libro offre al lettore “un’analisi originale, multiforme e complessa e capace di avvincere nella sua narrazione che, facendo uso di un linguaggio scorrevole, arricchito da cartine geografiche, appunti inseriti nel testo, rappresentazioni simboliche di dati e anche da efficaci vignette, offre al lettore le ragioni profonde, e anche inaspettate per la storiografia ufficiale, del tema cruciale cui è dedicato: le dinamiche storiche che nel tempo hanno generato divisioni, unificazioni e situazioni peculiari per la nostra Penisola, fino a sfociare nel presente, nelle condizioni e con i tratti propri dei suoi abitanti”.  

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