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Italia "zerbino" d'Europa? Condizionata dai troppi sì del passato la strada è questa

Non bastasse, l’inesperienza del premier Conte ci ha messo del suo nel sottoscrivere un accordo monco, ricco di solidarietà ma povero di concretezza. Salvando la Merkel, lasciando ai singoli Stati le decisioni sui migranti e regalandoci una miseria per fronteggiare l’emergenza. Risultato? Mentre Salvini si lecca le ferite, le opposizioni gongolano


02/07/2018

di Mauro Castelli


A bocce ferme, non si può fare meno di entrare nel merito dell’accordo stipulato nei giorni scorsi a Bruxelles, inizialmente osannato dai giornalisti e dai nostri uomini di Governo: evidentemente non era soltanto “stanco” il presidente francese Macron, ai cui sproloqui - non certo degni di un capo di Stato - ci siamo abituati, ma anche Giuseppe Conte, il nostro premier, che ha pagato lo scotto della sua inesperienza politica internazionale. Un accordo ben presto valutato per quello che in realtà era: un mezzo fallimento per gli interessi italiani, condito di buone intenzioni e pochissima concretezza. 
Un’intesa che ha lasciato la porta aperta alla revisione del trattato di Dublino, che ha concesso discrezionalità ai singoli Paesi sull’accoglienza dei migranti, che ci ha concesso un regalino di 500 milioni di euro per fronteggiare le partenze dall’Africa quando già contribuiamo in maniera consistente ai tre miliardi che ogni anno l’Unione europea stanzia a favore della Turchia. Iniziativa volta a difendere in buona sostanza la Germania, guidata dalla cancelliera Merkel, dall’invasione di clandestini provenienti dall’Est. 
Merkel che, grazie al compromesso comunitario, ha salvato il cadreghino: in buona sostanza ha evitato di prendere posizione proprio su quei temi per i quali negli ultimi tempi aveva speso un sacco di buone parole nei nostri confronti. Ma la politica è la politica, e non ci si deve stupire di nulla. 
Come nel caso dei nostri parlamentari, un esercito di diseredati che, anziché spingere sull’acceleratore del bene comune, si dannano l’anima per condannare l’operato di un Governo che è in carica da una manciata di settimane e dal quale pretenderebbero la luna. Ma gli “altri” - qualcuno vuole chiederselo per favore? - cosa hanno fatto negli ultimi anni se non tirare a vivacchiare senza arte né parte? Ricordate le tre settimane chieste da Matteo Renzi per cambiare l’Italia, poi lievitate a tre mesi, infine a tre anni e poi abbiamo visto come è andata a finire? 
Mettiamo subito in chiaro che non facciamo parte dello schieramento sulla tolda di comando, composta dai barricadieri grillini e leghisti, ma nemmeno degli altri partiti all’opposizione, che stanno regalando al Paese un’immagine di vergognoso disinteresse nel risolvere i problemi. A chiacchiere, infatti, sono tutti bravi a proporsi come i primi della classe, anche se nella realtà bene e spesso lasciano a desiderare. Perché allora accanirsi contro il nuovo Esecutivo? Per screditarlo e metterlo alle corde prima ancora che abbia potuto cantierizzare una parte dei propri obiettivi? E non parliamo certo di quelli sbandierati in campagna elettorale con il contratto di programma. Perché quando i quattrini non ci sono i miracoli non li fanno nemmeno i santi. Da qui la necessità, e questo vale per tutti, di viaggiare con i piedi per terra. 
Detto questo, addentriamoci nelle mire ambiziose dei due leader che rappresentano le sponde decisionali del governo Conte. Ognuno dei due “vice” sta infatti, secondo logica, battendo strade personali per guadagnare consensi: così il buon Di Maio ha puntato sulla socrasanta eliminazione dei vitalizi, e non solo di quelli, ma senza tener conto delle conseguenze in termini di costituzionalità. Certo, si tratta di bazzecole (40 milioni all’anno risparmiati) se si raffrontano ai miliardi necessari - e qui allarghiamo il tiro - per il reddito di cittadinanza, l’abolizione della legge Fornero, l’entrata in vigore della cosiddetta Flat tax. Ma rappresentano pur sempre un passo apprezzato dal comune cittadino che deve lavorare una vita per beneficiare di un assegno di gran lunga inferiore. 
E Matteo Salvini? Ha giocato le sue carte sui mal di pancia della gente legati all’insicurezza generata dal proliferare dei migranti, i cui arrivi - rispetto al 2017 - hanno comunque subìto un drastico ridimensionamento dopo l’accordo stipulato con la Libia. Pur restando su numeri elevati. In tal modo guadagnandosi in maniera smisurata consensi, tanto da essere passato - secondo gli ultimi sondaggi - dal 17 a quasi il 30 per cento delle preferenze. Ma cosa ha fatto il leader della Lega? In pratica ha puntato sul respingimento delle navi umanitarie che, se vogliamo essere onesti, avevano iniziato a esagerare in discutibili salvataggi. Respingimenti che si sono peraltro tradotti nel beneficio di un mancato sbarco di appena alcune centinaia di migranti. Inezie rispetto al numero dei soccorsi in mare da parte delle nostre navi (sì, perché su 32 scafi in servizio nel Mediterraneo, soltanto due ci sono arrivati a supporto, nonostante i proclami, dall’Europa). 
Tornando al dunque, anche la prima guida leghista - nonché vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni - dall’accordo stipulato a Bruxelles non ne è uscito bene. Ha quindi dovuto fare buon viso a cattivo gioco, arrampicandosi sugli specchi. In altre parole diversificando. Come aveva fatto con la ventilata schedatura dei Rom e sull’azione, veramente impervia, del no alle vaccinazioni dei bambini. Una scivolata che gli sarebbe costata cara se avesse continuato a cavalcarla. Ma da politico più smaliziato rispetto al compagno di cordata Di Maio ha pensato bene di lasciar perdere. Insomma, quando si ha un ruolo, le parole pesano. E non è pensabile che si spendano a casaccio, sperando che in qualche modo colpiscano nel segno. 
Detto questo, un’ultima considerazione. Il Governo, lo abbiamo detto e lo ripetiamo, è in sella da troppo poco tempo per poter essere giudicato. Come tutte le compagini alla guida di un Paese c’è un periodo di rodaggio per “iniziare” a concretizzare i progetti. Vogliamo quindi, nel bene e nel male, consentire anche a questo Esecutivo di esprimersi al meglio? Poi, se vedremo che le decisioni non saranno quelle auspicate, via libera ai ferri corti. 
In ogni caso non sarà un percorso facile quello di Conte & C. in quanto la situazione economica ha iniziato a fare acqua da tutte le parti: la crescita sta rallentando, l’autunno porterà al capolinea il Quantitative Easing da parte della Banca centrale europea, i dazi americani e il rincaro esagerato delle quotazioni del greggio (complici le discutibili politiche del presidente Donald Trump) le stiamo già pagando un po’ tutti. In più, non bastasse, ci dobbiamo scontrare con l’ostilità dei nostri partner comunitari che - guarda caso - hanno fatto muro contro le alzate di scudi di Salvini, apprezzate ovviamente soltanto dagli italiani. 
Certo, le parole del leader della Lega hanno dato fastidio. Perché ormai tutti, a cominciare dalla Francia, si erano abituati a trattare l’Italia come lo zerbino d’Europa. Glissando sui costi esagerati che dobbiamo stanziare per l’accoglienza dei migranti e, soprattutto, sui cinque miliardi in più che ogni anno paghiamo alle casse comunitarie rispetto a    quello che ci viene reso attraverso il meccanismo dei rimborsi. E allora, cosa ne pensano i tanti Paesi (come Romania, Polonia & C) che beneficiano dei nostri sacrifici e che non vogliono darci nulla in cambio?

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