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Italiani "degiovaniti"? Di certo sfiduciati e senza prospettive

Tra le pieghe della poco credibile radiografia del Censis, che nel suo ultimo rapporto...


04/12/2017

di Sandro Vacchi


Viviamo in una specie di paradiso terrestre, non ve ne eravate mai accorti?  Lo dice il Censis, o almeno tenta disperatamente di dirlo fra le righe del suo ultimo rapporto, scritto nel modo più politicamente corretto – e italianamente scorretto – possibile: un camuffamento senza pari, una fake new, se vogliamo impiegare un termine di moda. 
Alcune banche vi hanno piazzato titoli tossici? Papà Boschi è indagato anche per bancarotta e davanti alla commissione sui fallimenti degli istituti di credito ha parlato come se niente fosse il pubblico ministero di Arezzo, che indagava sulla Banca dell’Etruria, e poi fu consulente di Palazzo Chigi? Bankitalia è nel mirino del PD e Pierferdinando Casini, presidente della commissione sulle banche, fa di tutto per non mettere in difficoltà i renziani? In dieci anni la spesa dell’Inps per assistere gli immigrati è cresciuta di più di cinque volte? A ogni pie’ sospinto i “sinceri democratici” vi danno dei razzisti se osate sbuffare contro l’immigrazione selvaggia, ma zitti e mosca se uno dei loro, in Toscana, chiama “negri di m…” i poveretti che gli assicurano uno stipendio da ottomila euro al mese? A Brescia si scopre un rumeno che giocava alle slot machine mentre la giovane sposina faceva marchette lì nei pressi? Nessun reato: peccato che le due bimbe della coppia fossero chiuse in macchina imbottite di cocaina… 
Ecco, questo è il paradiso tricolore. E meno male che la nazionale non parteciperà ai mondiali di calcio in Russia: almeno non ci faremo ridere dietro più di così, siamo già la barzelletta del mondo, oceani compresi.
Che dire, infatti, di chi sfascia, sbraga, sfonda tutto, a cominciare dalla propria lingua? Dopo le boldriniane Sindaca, Presidenta, Assessora, abbiamo il “degiovanimento” al posto dell’invecchiamento, forse perché i vecchi non esistono più: muoiono sul posto di lavoro. Eppure il termine è nel rapporto Censis, che inventa parole nuove per nascondere la realtà dell’agonia di un Paese. 
Che cosa dire di un posto, definito una volta il più bello del mondo, miniera dei tre quarti del patrimonio artistico mondiale, dove l’84 per cento degli abitanti non ha più alcuna fiducia nei partiti, il 78 per cento non si fida del governo, il 76 per cento è schifato dal Parlamento? Ci meravigliamo, dopo il jobs act, la legge sugli “esodati” che oggi fa piangere perfino la sua ideatrice Elsa Fornero? Nessuno può stupirsi di essere morto dopo essersi suicidato. Perché, altrimenti, quasi il 90 per cento dei proletari italiani ritiene ormai impossibile salire nella classe sociale, e il 71 per cento dei benestanti la pensa allo stesso modo? Questa sembra l’Inghilterra ottocentesca di Dickens, visto che 1,6 milioni di famiglie, qualcosa come quasi cinque milioni di persone, vivono (si fa per dire) in condizioni di povertà assoluta. 
Dimenticavo. Il rapporto Censis è stato presentato da Giorgio De Rita, figlio del presidente e fondatore Giuseppe. Nepotismo? Macché, italianità: il ministro Giuliano Poletti non ha forse sistemato il rampollo Manuel al calduccio della sua ex Lega delle cooperative? 
I posti ci sono, in particolare per gli extracomunitari, che dieci anni fa erano un milione e mezzo e oggi mezzo milione in più quelli in attività. I pensionati, sempre extracomunitari, erano 28 mila e oggi 89 mila, con un aumento dall’1,8 al 4,1 per cento sul totale. Ma il bello sono gli assegni per l’assistenza, come disoccupazione, maternità, invalidità: dieci anni fa ventimila, oggi superano i 108 mila. 
L’assurdità è che l’assistenza, in un Paese civile, dovrebbe essere sostenuta dallo Stato, dagli enti locali, dalla Chiesa di Francesco, dalla Caritas, dai buoni e dai finti buoni, non certo da chi per decenni ha versato contributi per assicurarsi una vecchiaia dignitosa che invece si allontana ogni anno di più per mancanza di fondi in cassa, fondi versati dagli ex lavoratori italiani, oggi pensionati, e impiegati per l’assistenza a gente arrivata  a battaglioni a causa dell’accoglienza indiscriminata. Accoglienza che fa rima con assistenza e dà come risultato spese, sciupio, sottrazione di fondi ai legittimi proprietari, cioè i pensionati e pensionandi italiani, ai quali si suggerisce sempre più spesso di costruirsi una rendita integrativa. 
Davvero, signori con le natiche al caldo a Montecitorio? E, di grazia, con quali soldi ci si dovrebbe pagare la pensione integrativa, dopo aver versato all’assistenza Inps i fondi per quella che non ci sarà e visto che le retribuzioni sono miserabili e oltretutto aleatorie, oggi ci sono domani non si sa? In Censis dice, con tono di rimprovero, che noi poveri italianuzzi attaccati alle sottane di mamma abbiamo il mito del posto fisso. Ma vah, signor De Rita! Suo figlio ha il posto fisso o no? E quello di Poletti? E la figlia della Fornero? 
Di fisso ormai c’è il debito, il malessere, il rancore di cui si rende conto anche il Censis, e vorremmo vedere.  I figli di nessuno sono costretti a correre, a fare concorsi su concorsi, a trasferirsi da una città all’altra quando non a emigrare all’estero, perché ormai l’Italia è di chi non se la merita e l’ottiene in regalo. Avanti con lo Ius Soli, adesso. 

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