Share |

L'Orchestra Senzaspine, fenomeno modernissimo: oggi non si cerca più il lavoro, lo si crea

Un riuscito esempio di progettazione sociale tridimensionale: persone, comunità e territorio


23/07/2017

di Andrea di Furia

L’Orchestra Senzaspine è uno di quei sogni che diventano realtà. Incredibile ma vero, specialmente in questo difficile momento storico. Composta da circa 350 giovani under 35, si esibisce nella formazione sinfonica (90 musicisti) ma anche in ensemble o in formazione variabile essendo aperta a tutti i generi musicali.

I Senzaspine hanno già collezionato numerosi sold out sul palco dei teatri più prestigiosi, come il Duse e l’Auditorium Manzoni a Bologna. Le sezioni dell’Orchestra sono guidate da prime parti di altissimo livello, scelte rigorosamente tramite audizione, dirette da Tommaso Ussardi e Matteo Parmeggiani che si alternano alla bacchetta.


L’Orchestra Senzaspine ha già all’attivo più di 200 eventi musicali e vanta collaborazioni con solisti di fama internazionale, tra cui Enrico Dindo (violoncellista) e Dejan Bogdanovich (violino), Sofya Gulyak (pianoforte) e Laura Marzadori (primo violino del Teatro alla Scala).

Quello che sorprende è che tutto è nato dai giovani musicisti: nessun famoso mèntore giunto a fine carriera li ha coltivati e fatti crescere come accade a qualche orchestra di giovani nel Mondo.

Devono tutto solo alla loro passione, ma una passione con i piedi ben piantati per terra: tanto che oggi l’Orchestra è in grado di offrire occasioni di lavoro altamente professionali ai musicisti e, al contempo, promuove attività innovative di sensibilizzazione all’ascolto come i flash mob e il ‘Conduct us’.

Oltre ai concerti sinfonici e cameristici, l’attività dei Senzaspine, che include anche un Coro ed un Coro di voci bianche, spazia dalle audizioni alle performance, dai momenti di formazione, incontro e contaminazione tra le arti ai contest per i giovani talenti, fino ai progetti per le scuole.

Si può dire che di strada ne hanno fatta davvero tanta dal 2013 – anno della loro nascita giuridica – e continua in bellezza, in autunno, con un progetto clamoroso: la produzione del melodramma giocoso L’Elisir d’amore, capolavoro di Gaetano Donizetti. L’allestimento - con la regia di Ulduz Ashraf Gandomi e l’apporto creativo di partner come il Teatro Comunale di Bologna, la Scuola di Teatro di Bologna ‘Alessandra Galante Garrone’, l’Accademia Corale ‘Vittore Veneziani’ di Ferrara ed il collettivo L.a.c. Scatola – vedrà il debutto il 7 e l’8 novembre prossimo al Teatro Duse di Bologna.

Un’operazione che la dice tutta sul talento e la qualità artistica di quest’Orchestra Senzaspine, e che ci ha spinto ad approfondire con i due Direttori questo progetto sociale davvero tridimensionale: fatto di Persone, Comunità e Territorio.


Economia Italiana: Viviamo in un momento storico in cui la nostra Società non è più quella di una volta. Ha perso quella caratteristica solidità che aveva ai tempi in cui era vivo il canto gregoriano e fortissimo l’elemento culturale-religioso, come pure la caratteristica liquidità degli ultimi quattro secoli - potremmo dire da Bach a Mozart, Beethoven, Bruckner, Mahler, Stravinsky solo per fare alcuni nomi - in cui l’elemento artistico-politico era predominante. Oggi la Società che ci circonda a livello planetario ha acquisito definitivamente una caratteristica gassosa, come insegnano i moderni social network, in cui è fortissimo quell’elemento-scientifico-economico che la Musica ha colto ben prima della sociologia rendendolo percepibile nei suoi ultimi compositori, in tutti i variegati generi sorti nell’ultimo secolo, dove domina una certa disorientante mancanza di punti di riferimento. Vivendo in questo scenario aeriforme, per certi versi esplosivo, qual è la domanda cui vorreste rispondere ma nessuno vi ha fatto mai?”.

Tommaso Ussardi: Quella che ci facciamo spesso: “Siamo ancora socialmente utili?” Stiamo cercando di capirlo. Perché è questo l’interrogativo chiave per dei giovani musicisti che vogliono vivere concretamente il loro tempo, e che ci ha dato l’impulso da cui è nata l’Orchestra Senzaspine. Nell’ambito musicale c’è tantissima offerta e di qualità. Ma non c’è una domanda qualitativa corrispondente.
Basta osservare il record di presenze al concerto di Vasco a Modena e si vede sùbito come un solo settore della musica oggi risponde ad una domanda forte, tutti gli altri no. Per cui ci era evidente che o la relativa offerta musicale non è formulata correttamente, oppure la domanda non c’è.
Da parte nostra sia culturalmente, sia come musicisti, una domanda del pubblico a cui possiamo dare una risposta la stiamo di fatto intercettando.

Matteo Parmeggiani: D’altro canto se dopo tre anni siamo ancora pieni di energie da impiegare, diamo lavoro stabile a circa 200 giovani orchestrali e siamo arrivati ad avere una nostra sede stabile e gestita da noi qui al Mercato Sonato in via Tartini 3 a Bologna - che sta sempre più diventando un centro di aggregazione culturale per il quartiere, grazie a tante entità diverse con cui collaboriamo - questo è un segnale importante che può farci rispondere positivamente: “Sì: come musicisti siamo ancora socialmente utili”.

Economia Italiana: Escludendo per un momento l’Orchestra Senzaspine, che tante soddisfazioni sta assaporando a fronte di un impegno quantitativamente paragonabile a quello delle grandi e rinomate orchestre stabili mondiali, in generale qual è la vostra immagine del Mondo attuale? Cosa vedete di negativo e cosa di positivo?

Matteo Parmeggiani: Riguardo alla musica, manca l’istruzione di massa: alle elementari e alle medie. Eppure, con quest’Arte si approfondiscono tutte le altre, sia umanistiche sia scientifiche. La musica, se ci pensi, è continuamente attorno a noi. È quella che anche inavvertitamente più ci colpisce e influenza: direttamente o come sottofondo. Ascolti comunque sempre musica: dal bambino all’anziano.

Tommaso Ussardi: Un volta che sai contestualizzare la musica, da Mozart in poi ci si confronta col mondo che ci circonda. Quello che osservi oggi è la velocità estrema della comunicazione e la sintesi del gesto, del linguaggio. La fruizione con questi ritmi diventa inusuale e problematica. La cosa positiva sta nel come l’uomo riuscirà a riproporsi in questa realtà, che davvero ti rimbalza addosso da ogni parte. Per un verso questo mi mette in ansia, ma allo stesso tempo mi dà speranza.

Economia Italiana: In che momento vi siete accorti l’uno dell’altro? 4 anni separano Matteo da Tommaso: dove eravate, cosa facevate?

Tommaso: Era il 2010 e frequentavamo la stessa classe di direzione d’Orchestra. A pensarci bene la cosa buffa è che il nostro è un percorso fotocopia, dalla borsa di studio ai premi allo stesso Docente: Luciano Acocella. C’era un grande spirito di squadra tra tutti che si è cementato con le gite a casa di Matteo e ha contribuito a creare una rete di amicizie senza la quale oggi non saremmo arrivati fin qui. E se penso alla montagna che abbiamo scalato insieme, direi proprio che il contributo di Matteo è stato essenziale.

Matteo: Da ultimo arrivato, ero il più giovane, ascoltavo e stavo sulle mie. Ma poi il ghiaccio si è rotto, e quando si è trattato di rimboccarsi le mani non mi sono tirato indietro.

Economia Italiana: Dove guardavano i vostri pensieri nel momento in cui è nata l’idea dell’Orchestra Senzaspine?

Tommaso: Ci stavamo interrogando con l’amico Matteo Rubini sul nostro futuro di professionisti della musica e sull’apparente inutilità del nostro ruolo in questo momento storico. Tuttavia ci rispondemmo che non era vero: eravamo ancora utili. E sull’onda dell’entusiasmo gli promisi che avremmo realizzato il Primo concerto di Liszt, che era il suo sogno.
Difatti lo realizzammo in un museo di fronte a 200 persone. Lì mi resi conto che le risorse qualitative c’erano. Mancava solo la scintilla per creare una Band, così cominciai a spargere la voce per creare un’Orchestra. Ai gruppi più diversi, fuori anche dallo scenario classico.
C’era il potenziale di attrazione, c’erano esperienza e personalità qualificate. Il problema era semmai come farle lavorare e come acquisire esperienza. Nel riuscirci, è stato fondamentale Matteo. “Teo - gli ho detto - ho questa idea però ti avverto che sarà faticoso”.

Matteo: “Vabbé, ti aiuto”, ho risposto. E nel primo concerto… ho spostato il pianoforte. Poi il secondo concerto in Piazza Verdi è stato magico! Anche senza amplificazione la Quinta di Beethoven ha colpito sotto la cintura: una qualità altissima che ha domato tutti i presenti, non certo cultori della musica classica, e mi ha spronato a mettere in rete tutti i diciannovenni che avevano terminato il Conservatorio.
Col terzo concerto all’Auditorium Manzoni per i 90 anni del mio Liceo, il Righi, eravamo già in 100 musicisti. E ci esibivamo in un grande Teatro! Qui ci siamo resi conto che potevamo riappropriarci dei nostri spazi, e così il 4 luglio 2013 è nata l’Associazione Orchestra Senzaspine, che oltre a darci un’identità riconosciuta - e quindi la capacità di essere un soggetto economico autonomo - rimuove anche per i Conservatori un impedimento burocratico che impedisce loro di dare opportunità di lavoro ai propri allievi.
E da lì non ci si è mai fermati: Ferrara, Reggio Emilia, Cesena e naturalmente Bologna, dove da tre anni al Teatro Duse c’è il sold out per le nostre 4 serate di programmazione.

 


Economia Italiana: Che disponibilità di tempo e di presenza vi hanno offerto i singoli orchestrali?

Matteo: Il primo anno totale. Solo questo ci dato l’opportunità di continuare. Non garantivamo nulla in questa sfida, salvo che ciò che sarebbe arrivato l’avremmo diviso in maniera democratica. Davvero l’Orchestra Senzaspine è partita solo dai musicisti e dall’ideale che ci ha animato. Soprattutto la voglia di avere un posto tutto nostro per il dopo concerto, ma anche per le prove, ha trasformato un gruppo fondamentalmente di amici in una solida organizzazione con una forte missione culturale, che la rende coesa e con piedi ben piantati a terra.
Oggi la nostra sede ufficiale è il Mercato Sonato, nata sulle ceneri di un Mercato rionale dismesso, e la presenza lavorativa dei musicisti dipende dalla programmazione e dalla disponibilità dei singoli. C’è ancora, naturalmente, una parte di volontariato: nell’apertura per le prove, nella partecipazione per i piccoli lavori. Tuttavia la parte economica ci ha premiato e oggi sono pagate anche le ore di prova dove economicamente siamo quasi arrivati a ridosso del professionismo. Abbiamo diversi lavori, anche l’insegnamento, ma abbiamo capito che la strada intrapresa funziona.

Tommaso: Non abbiamo contratti, ma forme di rimborsi spese, PIVA, ritenuta d’acconto. In un anno solare facciamo 3, 4 produzioni al mese: da grande orchestra a piccoli gruppi. Il 30 luglio, ad esempio, partecipiamo al concerto tributo a Battisti che chiude gli eventi al Parco 2 Agosto in occasione della grande fiera estiva a San Lazzaro di Sàvena.
All’attivo abbiamo una media di 50 produzioni l’anno. Quanto ai concerti, rispetto all’anno scorso, da 50 siamo arrivati a 70. Impegno veramente notevole che ha aperto uno scenario nuovo che, per essere sostenibile, richiede l’accesso a strumenti come bandi e concorsi, oltre al ricorso a Sponsor e fundraising. Importanti biglietti da visita per queste attività sono stati i riconoscimenti del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo che ci ha riconosciuto il primato nella sezione nazionale riservata ai gruppi strumentali under 35, e dell’Ibc della Regione Emilia-Romagna.

Economia Italiana: Da Pierino il Lupo per le scuole all’Elisir d’Amore di Donizetti, dai flash mob al Conduct us, da filmusic a classxfactor. Che idea di attività culturale avete?

Tommaso: Cerchiamo di far conoscere a tutti i tesori della musica, sia i tesori che reggono ancora sia altri più moderni tutti da condividere. Qualcuno è più famoso degli altri e ci permette lezioni concerto, interazioni con registi, illustratori, attori. La voglia è quella di comunicarli a tutti.

Matteo: A nostro avviso sulla Musica c’è stato proprio un problema di comunicazione, con gli ascoltatori, da parte degli operatori culturali. Vogliamo andare oltre questo e la nostra vuol essere una proposta per far riscoprire al più vasto pubblico, ad esempio, il repertorio meraviglioso di tutti i concerti di Mozart. Anche per aprire un dialogo, senza paura di scontrarsi né di farsi apprezzare.

 


Economia Italiana: Nel Mercato sonato ci sono momenti autogestiti e momenti in collaborazione con l’Orchestra: quali caratteristiche deve avere un progetto per godere della vostra attenzione?

Matteo: Il Mercato Sonato lo vediamo come uno spazio polifunzionale, un luogo di cultura e sperimentazione aperto a tutti. Vogliamo che diventi una piazza, rappresentativa di tutto ciò che ha a che fare con la cultura. Cultura con i piedi per terra che attivi curiosità e fantasia per promuovere interazioni. In ogni cosa ci interessa la concretezza e la qualità. Con le nostre interazioni vogliamo far scattare il bisogno della musica vera, dal vivo, coinvolgendo il più vasto pubblico.

Tommaso: E vogliamo far percepire “il peso” della professionalità dando la possibilità al pubblico di assistere alle prove: solo così si può far capire che dietro ogni produzione, ogni evento, ci sono ore e ore di lavoro, di sacrificio e di vita. Ma vogliamo anche allargare il nostro apporto culturale. Stimolare qui, al Mercato Sonato, anche incontri - sul mondo del lavoro, sul ruolo della SIAE, sul ruolo dell'Associazione - che promuovano la consapevolezza e qualifichino la professionalità.

Economia Italiana: Inizialmente per conquistare il vostro spazio vi siete fatti largo nella Città, ma col Mercato Sonato avete portato la Città dentro di voi. Una coincidenza?

Tommaso: No. Lo spazio per noi, il nostro territorio, ci voleva assolutamente ma per un’iniziativa culturale come la nostra questo oggi non basta. C'è bisogno in più, oltre a territorio e all'idea culturale forte, anche di una comunità di sostenitori - musicofili, famiglie, ragazzi, non musicisti - che creda nel progetto e che può essere ricercata solo nel senso più ampio e meno unilaterale possibile. Perché poi cercare un pubblico solo, alla fine? Perché non educarlo ai processi artistici in genere. In realtà Senzaspine è un movimento culturale pensato per scardinare i binari in cui è stata incanalata l’Arte e restituirla al mondo. Un movimento pensato proprio perché tutta l’Arte, non solo la Musica, perdesse le sue spine.
L’Orchestra in realtà è stato solo il primo passo essenziale che ci ha permesso di veicolare l’interazione dei linguaggi e delle forme linguistiche. Abbiamo collaborato con John de Leo, Stefano Benni, Magda Klan con cui abbiamo fatto un concerto persino dentro il tendone di un Circo.

Matteo: Viviamo nel quartiere e diamo un palcoscenico all’Arte di Bologna, che è di livello alto, ma l’anima nostra è glocal e vogliamo portare qui artisti anche dall’estero. Siamo una vetrina per farti scoprire che l’Arte vera ce l’hai sotto casa e non lo sai. È importante far sapere che non devi per forza andare all’estero per fruirne.
Dar vita ad un’Orchestra contemporanea ci ha ridato una funzione sociale: è la prima volta che come musicisti ci conquistiamo uno spazio e ce lo autogestiamo. Il fatto che un’orchestra di giovani come la nostra possa non solo esistere, ma essere fonte di lavoro ne è un esempio.

 

(riproduzione riservata)